L’iniziativa

In bicicletta fino a Sidney per solidarietà

Due ragazzi ticinesi stanno pedalando verso l’Australia Noi vi racconteremo il loro incredibile viaggio
Prisca Dindo
23.08.2026 15:45

Quando gli chiediamo dove si trova, Marvin Tajana risponde con un nome impronunciabile che recupera da Google Maps. «Scusami, ma la lingua uzbeka non è il nostro forte», dice sorridendo. Sono tra Bukhara e Samarcanda. Il sudore che si intravede nella videochiamata non risparmia neppure un angolo del suo viso. In Uzbekistan oggi il termometro segna quarantatré gradi e pedalare sotto la sferza del sole diventa proibitivo, anche per due giovani allenati come lui e il suo compagno di viaggio Nicola Ritter. Il primo, di Bellinzona, ha 26 anni, il secondo, di Lugano, 25. Il Tajo e il Nic, per chi li conosce. Insieme, stanno realizzando dallo scorso 11 aprile un sogno che potrebbe sembrare un azzardo: raggiungere in bici l’Australia. Venticinquemila chilometri al ritmo lento della pedalata, passando attraverso una ventina di Stati. Un itinerario studiato nei minimi particolari durante i loro studi al politecnico di Zurigo, che i due ticinesi racconteranno in esclusiva a «Weekend» ogni mese fino al loro arrivo, previsto nella primavera 2027.

Il cuoco e il cartografo

Tre mesi fa hanno salutato i loro cari e sono partiti. Coscienti che ogni grammo in più si paga, hanno selezionato con la massima attenzione ciò che si sarebbero portati appresso. Le loro sono bicilette da cicloturismo, con il telaio in acciaio e gomme normali, oltre alle borse agganciate ai portapacchi. Mezzi essenziali, che si riparano ovunque. Nel bagaglio, il minimo stimato per attraversare un continente.

« Abbiamo infilato nello zaino tutto ciò che ci sembrava necessario, ma a dire il vero molte cose non sono sopravvissute al primo mese di viaggio. Ora teniamo soltanto ciò che è davvero utile, ossia poco o nulla » spiega Marvin.

Dei due, lui era quello meno vicino al mondo della bicicletta. «Invece come lo metti in sella, pedala. Sembra nato sulle due ruote!» ride Nicola. «Marvin - aggiunge - è partito senza sapere come cambiare una camera d’aria, fiducioso che avrebbe imparato strada facendo. Così è stato, anche perché non c’era molta scelta. Nonostante ora le cambi in un batter di ciglia, continua a contare su di me per i lavori meccanici. Ci aiutiamo a vicenda. Oltre a fornire il supporto tecnico, io sono il cartografo, lui il cuoco». Ruoli che si sono divisi senza deciderlo davvero, e che rispecchiano bene l’armonia che regna tra loro.

Solidarietà su due ruote

Marvin e Nic si sono conosciuti per caso. Si definiscono due tipi avventurosi, essendosi incontrati per la prima volta facendo tuffi. L’anno che si sono presi dopo la laurea è il loro modo di godersi gli spazi aperti in totale libertà, prima di entrare nel mondo del lavoro. Tuttavia, la loro pedalata non sarà fine a se stessa: i due ragazzi hanno scelto di trasformare ogni chilometro percorso in qualcosa di utile. Hanno lanciato una raccolta di fondi in favore di Seed of Light. Si tratta di un’associazione di volontariato fondata dallo stesso Nicola insieme ad altri due giovani ticinesi, che finanzia iniziative di solidarietà e sviluppo sostenibile nelle aree rurali del pianeta. Un lavoro umanitario attualmente in corso nelle zone più discoste del Nepal già raccontato lo scorso anno dagli stessi protagonisti sul palco di TEDx Bellinzona. « Ci siamo detti: perché non sfruttare la nostra avventura per dare una mano a chi vive senza elettricità, oppure senza scuole? Così abbiamo abbinato la pedalata alla solidarietà, e sta funzionando».

Vivere alla giornata

In tre mesi sono passati attraverso paesaggi variegati rendendosi conto che era inutile attenersi all’itinerario che avevano elaborato: le tappe studiate a tavolino sulla carta venivano puntualmente stravolte dagli imprevisti, spesso dettati dalla meteorologia. Meglio vivere alla giornata, rispettando più o meno le tempistiche. Qualche appuntamento fisso però resta. Come quello in Cappadocia, la regione semi-arida della Turchia centrale che hanno voluto visitare in modo approfondito. Inoltre tra una settimana dovranno essere a Samarcanda, perché Nicola rientrerà brevemente in Svizzera per festeggiare la nascita di un suo nipotino, mentre Marvin incontrerà la mamma e la sorella, che lo verranno a trovare proprio lì, nella città del Tamerlano, sulla via della seta. Dopo la comprensibile apprensione iniziale, ora le famiglie dei due ragazzi li sostengono con orgoglio. «Anzi, mio padre è subito stato entusiasta, fin da quando gli ho illustrato il progetto» racconta Marvin.

Sul camion con una mucca

Il momento in cui tutto ha rischiato di finire è arrivato in Kazakistan. Un’infiammazione al ginocchio dovuta ad una tappa troppo lunga, e Marvin non riusciva più a spingere sui pedali. «Quando il fisico cede, il morale va a terra», dice. Per lasciare a riposo la gamba, ha puntato sull’autostop. La sua bici sul rimorchio, accanto ad una mucca in trasferta.

Mentre lui recuperava, Nicola proseguiva lungo il deserto kazako. Si sono ritrovati al confine con l’Uzbekistan. L’infiammazione era passata da sola e Marvin è potuto tornare in sella. Da allora il ginocchio non si è fatto più sentire.

Il fattore umano

In tre mesi hanno incontrato decine di sconosciuti, eppure non hanno mai avuto un attimo di paura. Semmai è il contrario, perché non passa giorno senza che un gesto di generosità li sorprenda.

Per farsi capire, si affidano al traduttore vocale, anche se a volte è frustrante appoggiarsi alla tecnologia, così fredda e senza empatia. Malgrado ciò, basta che arrivino in bici all’ingresso di un villaggio per farsi attorniare da capannelli di adulti e bambini che li tempestano di domande. La presenza dei due ticinesi crea curiosità e spesso gli abitanti fanno a gara per ospitarli in casa.

«Ieri sera - racconta Marvin - cercavamo una doccia. Abbiamo trovato una canna dell’acqua che fuoriusciva da un ristorantino. Quando i proprietari hanno visto che utilizzavamo la loro acqua per lavarci, invece di scacciarci ci hanno invitato a cena e alla fine ci hanno offerto pure l’alloggio. Non sappiamo mai dove dormiamo, o dove e con chi mangiamo. Dipendiamo da ciò che il destino ci mette sulla strada. Ogni giorno è un’incredibile, emozionante sorpresa che continua ad ammaliarci».

Seed of Light, dove andranno i fondi

Tommaso Fava, Nicola Ritter e Francesco Balestrero hanno raggiunto una valle remota nel distretto di Sankhuwasabha, lontana dai circuiti turistici, ignorata dal governo, abitata da oltre mille persone che vivevano ancora senza luce elettrica. Il progetto si chiamava «Light for Makalu Valley». Optarono per un piccolo impianto idroelettrico. Un bacino artificiale alimentato da una sorgente locale, una turbina, un generatore, e poi cavi e pali fino all’ultima abitazione. Trentadue tonnellate di materiale trasportate a spalla dagli stessi abitanti per sette chilometri e mille metri di dislivello. Alla fine, mille abitanti di otto villaggi hanno illuminato le loro case con la luce elettrica.

Da quell’esperienza è nata l’associazione Seed of Light, in favore della quale Nicola e Marvin hanno deciso di pedalare fino in Australia. La filosofia di Seed of Light è chiara: soluzioni energetiche sostenibili, rispetto per gli equilibri locali, e soprattutto coinvolgimento diretto delle comunità.

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