«In politica a volte ci si dimentica che le persone rimangono persone»

Avanti con Ticino&Lavoro dopo la «scissione» con il partito socialista. A «La domenica del Corriere», la deputata racconta la sua esperienza affrontando anche i temi della stretta attualità politica cantonale.
È sempre molto attiva sui social. Sembra che per lei e per Avanti con Ticino&Lavoro la campagna elettorale sia iniziata da tempo o forse addirittura permanente.
«Io sono attiva sui social da tantissimi anni, ancora prima che cominciassi l’attività politica. Quindi le due questioni non hanno una relazione diretta».
Quindi è un caso?
«È una conseguenza, perché io da tempo mi occupo di economia anche attraverso i social».
Lasciamo perdere il suo passato nel PS perché ne abbiamo parlato già in tutte le salse. Ma c’è un aneddoto dell’era in cui era municipale a Torricella Taverne. Ricorda quando le assegnarono il solo «dicastero cimitero»? Se ci ripensa ora qual è la reazione spontanea?
«Fu un’ingiustizia. Penso che come tutti coloro che subiscono ingiustizie, anche chi legge queste frasi, ho sofferto, mi sono sentita ferita. Poi però ci si rialza e si lavora. In quel caso, feci quanto mi era richiesto dall’elezione. Nella vita vera si va avanti a fare quello che bisogna fare».
Quindi lei vive la vita vera e invece quelle persone vivono una vita magari astiose nei suoi confronti?
«In politica ogni tanto ci si dimentica che le persone rimangono persone. Quindi ci sono atti cattivi o che feriscono gli altri che non possono essere giustificati come attività politica. Secondo me questo è un grave errore. Le persone rimangono persone sempre, come nel mondo del lavoro, come nella vita di tutti i giorni e anche in politica».
Nel 2023 siete stati la novità, la sorpresa, forse il fatto politico dell’anno. Cosa le fa dire che avrete un futuro brillante?
«Facciamo un inciso: i movimenti di Avanti e Ticino&Lavoro anche alle prossime elezioni si presenteranno uniti. Questi tre anni e mezzo di lavoro insieme sono stati assolutamente positivi e per questa ragione abbiamo deciso di andare avanti a collaborare. Dobbiamo dire che comunque niente tre anni fa era scontato. Io ricordo che ci dicevano che non avremmo nemmeno presentato le liste. Ricordo i titoli dei giornali dopo quel famoso congresso che dicevano: “Mirante vale solo 38 voti”».
Ecco vede, cade sempre sul PS. Mai digerito tutto quanto?
«Io penso che nella vita dobbiamo ricordare sia le cose belle sia quelle meno gradevoli. Tutto questo ci fa diventare quello che siamo. Quindi anche quelle esperienze che ci fanno soffrire ci portano qualcosa di buono, in questo caso è nato Avanti. Alla fine, non ho assolutamente rimpianti».
Di Avanti in questo momento si sente più (co)fondatrice, più leader o magari più prigioniera del personaggio Amalia Mirante all’interno di questo movimento che sembra non avere un futuro senza di lei?
«Sicuramente la mia persona è legata ad Avanti perché Avanti è nato con Evaristo Roncelli tre anni e mezzo fa; poi ci siamo uniti col movimento di Giovanni Albertini. È chiaro che queste tre figure rappresentano una storia, nel nostro caso una storia molto recente. È un po’ la metafora di un bambino: Avanti ha tre anni e mezzo e credo che come fa la mamma che si assicura che il bambino impari bene a camminare da solo, che sia bello solido, anche io ci sono ancora. E spero di esserci ancora a lungo. Poi, come tutti i genitori, ci auguriamo l’indipendenza e anche in questo caso sicuramente noi vogliamo che Avanti sia qualcosa che duri nel tempo a prescindere da Amalia Mirante, da Evaristo Roncelli e immagino che anche il collega Albertini pensi la stessa cosa del suo movimento».
Interessante. Ma di solito i genitori accompagnano i figli fino alla gioventù, la maggiore età. Quindi ne ha ancora di strada da fare e portare Avanti fino ai 18 anni.
«Bisogna lavorare in maniera seria, rigorosa, metterci tanto impegno. Io sono ancora disposta a farlo e non vedo la ragione per cui non dovrei farlo».
Allora: ambiziosa? Sempre ambiziosa? O sempre più ambiziosa?
«Sempre ambiziosa. Io credo che le persone per raggiungere degli obiettivi debbano fare dei sacrifici per raggiungerli. E per farlo bisogna avere ambizioni. Non credo che l’ambizione sia qualcosa di negativo. Tutt’altro».
Immagini lo scacchiere politico cantonale. Dove si colloca? Nel centro, nell’area socialista delusa, nella frangia liberal sociale o nel populismo di fioretto e magari competente?
«I collocamenti piacciono perché piacciono le etichette. Ci piace mettere un pochino di ordine».
Per forza, in politica si danno etichette.
«L’etichetta di Avanti con Ticino&Lavoro è diversa, nel senso che io personalmente ho la mia storia: arrivo da una parte socialdemocratica, da un centrosinistra. Però quello che mi chiedono le persone non è: chi è Amalia Mirante, dove si colloca, si sente più o meno di sinistra. Le persone chiedono di risolvere i problemi e le soluzioni non stanno mai solamente da una parte. Quindi bisogna avere davvero quella capacità di cercare le soluzioni a prescindere dalla parte da cui arrivano».
Quindi anche il PS può dare delle soluzioni positive?
«Certamente, assolutamente. Noi abbiamo già sostenuto posizioni del PS, ci mancherebbe».
Ma il rosso stona con il fucsia, il suo colore prediletto.
«Io sono sempre stata fucsia, anche quando ero appartenente al PS. Con una visione più centrista se ci riferiamo al posizionamento. Io sono rimasta sempre dov’ero, poi magari qualcun altro si è spostato».
Qual è l’obiettivo per il 2027?
«L’obiettivo è partecipare veramente al governo di questo Paese. Quindi per noi l’obiettivo verso il quale tendiamo da quando siamo nati e tenderemo nel 2027, 2031 e 2035 è quello di esserci e contribuire a governare».
Dia un limite: entro quando volete entrare nel Governo cantonale?
«Perché darci un limite? Noi abbiamo detto che ci proviamo già nel 2027. Con il sistema attuale, che è forse uno dei limiti più grandi che ha la nostra politica cantonale, sappiamo che è molto difficile, però se possono ambire altri al governo perché non noi?».
Norman Gobbi e Claudio Zali sono due politici ormai di lungo corso, due personalità forti. Con quale ha maggiori affinità politiche?
«Guardi, direi proprio con nessuno dei due. Se posso decidere tra i cinque in Governo, uno lo posso trovare».
Mi vuole fare il nome di Marina Carobbio, giusto?
«No, non è Marina Carobbio, ma è Christian Vitta. Sì, con lui ho sicuramente più affinità anche di metodo. È una persona che approfondisce i temi, che non si lascia andare a sparate per ottenere i titoli di giornale, è rigoroso. In questo senso, secondo me, l’affinità, se devo scegliere, è con lui».
Sul tema delle casse malati si è fatta una lunga discussione, ci sono proposte sul tavolo, il dibattito è diventato praticamente esplosivo. Cosa proponete voi?
«La considerazione da cui noi siamo partiti è che purtroppo le iniziative hanno dato una falsa illusione, una falsa speranza ai cittadini e hanno sfruttato un problema enorme a cui va trovata una soluzione, ma una soluzione che sia seria. Conosciamo i limiti del tema, nel senso che una buona fetta della discussione si svolge a Berna, non in Ticino. D’altra parte, crediamo anche che sia necessario aiutare le famiglie e le persone singole, perché non ci sono solo famiglie che hanno difficoltà con i premi casse malati. Ma non si possono promettere regali di Natale senza veramente andare a fondo».
Perequazione intercantonale abbiamo assistito a un duello, un braccio di ferro tra il Ticino e Berna. Ha fatto bene il Consiglio di Stato a picchiare i pugni sul tavolo?
«Sono convinta che si possano e si debbano picchiare i pugni sul tavolo quando però si hanno delle carte da giocare serie. Torno a noi ma semplicemente perché uno dei nostri primi atti appena entrati in carica è stato quello di chiedere di fare uno studio indipendente, un’analisi della perequazione finanziaria intercantonale proprio per poter avere un dossier solido».
Riforma del Lago d’Orta bis: come ridisegnerebbe i Dipartimenti?
«Io partirei dal sistema con il quale eleggiamo i rappresentanti del Governo, i Dipartimenti arrivano dopo. Alla fine, qui si stanno ripartendo la torta un po’ in funzione di quello che ad ognuno piacerebbe governare nell’immediato futuro. Quindi sì, possono mettersi a giocare, a scambiarsi i pezzettini, però la domanda è: questo risolve i problemi del Paese? Io dico: assolutamente no».
Il maggioritario li risolve?
«Secondo me sì, il maggioritario contribuisce enormemente perché a quel punto la persona eletta deve rendere conto direttamente al popolo. Non c’è più nessuno che ti salva, non c’è un partito che grazie ai voti ottiene comunque un seggio e quindi il partito sceglie chi metterci. No, quello è un rapporto diretto tra cittadini e coloro che governano. È tutto più sano».
Sul tavolo ora c’è una sua iniziativa parlamentare. S’impegna a raccogliere le firme per fare votare i cittadini?
«Sì, me la sento di prometterlo perché con il nostro gruppo di Avanti con Ticino&Lavoro, i nostri sostenitori, le persone che ruotano attorno a noi, che fanno politica con noi, abbiamo già preso questa decisione. Sarà dopo le cantonali del prossimo anno».
L’arrocchino è stato un capriccio leghista di Norman Gobbi e Claudio Zali o è stato un errore istituzionale del Governo che lo ha avallato?
«Un po’ una farsa per garantirsi o rimettere un po’ più al sicuro l’elezione dell’anno prossimo. Da parte di entrambi».
Mirante, lei è ancora capace di sognare come si faceva da bambini?
«Sì. Penso proprio di sì. Anzi, certamente, sono capace di sognare. Politicamente sogno un po’ più di serenità per questo cantone, che se la merita, e sogno davvero che il tema del lavoro torni a essere un tema prioritario, perché le persone che non hanno lavoro, e ce ne sono tante in Ticino, effettivamente sono in una situazione di disagio enorme, di grandissima difficoltà».
