«In Ticino ci sono sicuramente i margini per ridurre i costi»

Dall’inizio di febbraio, Mirjam Bamberger ha assunto la guida operativa del Gruppo assicurativo CSS. Ha sostituito Philomena Colatrella, in carica dal 2016. La nuova CEO, 51 anni, di nazionalità svizzera e tedesca, ha lavorato in precedenza per il Gruppo AXA. La CSS, con sede a Lucerna, assicura circa 1,7 milioni di persone e, con un volume di premi di 7,8 miliardi di franchi, è una delle maggiori compagnie nell’ambito delle assicurazioni contro le malattie e i danni alle cose. In Ticino, gli assicurati per l’assicurazione di base sono più di 73 mila.
Signora Bamberger, quali sono i suoi obiettivi per il settore dell’assicurazione di base contro le malattie?
«L’assistenza sanitaria deve rimanere accessibile per tutti. Come casse malati, diamo il nostro contributo controllando minuziosamente le fatture. Così evitiamo spese ingiustificate e riduciamo i costi per tutti gli assicurati. Un’altra leva sono le reti sanitarie integrate, come quella che abbiamo lanciato in Ticino lo scorso anno con il gruppo ospedaliero Moncucco. Questo migliora la qualità delle cure e contribuisce a contenere i costi. Non dimentichiamo poi la digitalizzazione: è uno strumento sempre più importante sia nei nostri processi interni sia nello sviluppo di offerte sanitarie digitali, ad esempio nella prevenzione».
Come ha vissuto personalmente gli aumenti dei premi che si sono susseguiti in questi anni?
«Mi preoccupa il fatto che i premi sono diventati un peso molto sentito per molte persone, soprattutto le famiglie. Dietro l’aumento dei premi si nasconde l’aumento galoppante dei costi sanitari. Questi crescono perché vengono richieste più prestazioni, i medicamenti diventano più costosi e a causa del progresso medico e tecnologico».
Il sistema è ancora riformabile?
«Sì, ne sono assolutamente convinta. Con il finanziamento uniforme EFAS (ndr è l’acronimo tedesco del finanziamento uniforme delle prestazioni ambulatoriali e stazionarie, approvato in votazione popolare nel mese di novembre del 2024) e il nuovo tariffario medico ambulatoriale (TARDOC) sono state poste le basi per le riforme. Ora è fondamentale che vengano attuate in modo coerente, affinché possano dispiegare tutto il loro potenziale».
Il finanziamento uniforme e il nuvo tariffario Tardoc dovrebbero portare a un contenimento della crescita dei costi, e quindi dei premi. Secondo lei, a quali condizioni sarà possibile mantenere queste promesse?
«L’EFAS crea le basi affinché sempre più trattamenti possano essere effettuati in regime ambulatoriale. Ora la palla è nel campo degli ospedali e dei medici, degli assicuratori e dei Cantoni. Questi ultimi devono, ad esempio, avvalersi maggiormente della loro pianificazione ospedaliera per promuovere le cure ambulatoriali, fissando obiettivi per un maggior numero di trattamenti. Ciò riduce i costi delle cure, ma anche la durata del trattamento. Al contempo, occorrono condizioni quadro affinché questo cambiamento sia vantaggioso anche per gli ospedali: con le attuali tariffe ci scontriamo con dei limiti».
È realistico attendersi una riduzione dei premi? Avete delle stime in merito?
«Al momento non è prevedibile una riduzione dei premi. Negli ultimi anni i costi dell’assicurazione di base sono aumentati in tutta la Svizzera dal 4% al 6% e non si intravede un’inversione di tendenza. Riforme come l’EFAS contribuiranno però a frenare la crescita dei costi nel medio termine».
Cosa si aspetta dalla politica?
«Serve coraggio per coordinare maggiormente le cure ed eliminare falsi incentivi e doppioni. Come assicuratori ne vediamo ancora troppi ogni giorno».

Fra gli assicuratori c’è ancora concorrenza nell’assicurazione di base o è ormai una pseudo-concorrenza?
«La concorrenza mostra la sua importanza proprio in autunno. Negli ultimi anni è aumentata molto la percentuale di assicurati che cambiano la propria assicurazione di base. Non è solo un tema di costi dei premi, ma anche di qualità del servizio clienti e delle offerte innovative. Mi rende particolarmente felice che spesso ex clienti di CSS tornino da noi. La lealtà dei nostri assicurati è alta».
A quanto ammontano i costi amministrativi dell’assicurazione di base e quanti costi sono stati evitati con il controllo delle fatture?
«Sono bassi: per il funzionamento interno ammontano solo a 3,5 centesimi per ogni franco di premio. Questo ci colloca tra i grandi assicuratori malattia più efficienti della Svizzera. Siamo ai vertici anche nel controllo delle fatture: lo scorso anno ne abbiamo verificate circa 25 milioni, evitando il pagamento di 872 milioni di franchi di spese ingiustificate. Questi risparmi vanno a vantaggio di tutti i nostri assicurati».
Psicoterapia, familiari curanti, farmaci dimagranti: il catalogo delle prestazioni è stato ampliato negli ultimi anni. Andrebbe rivisto?
«Un ampio catalogo delle prestazioni è sinonimo di più costi, ma consente trattamenti migliori e più qualità di vita – anche perché oggi è possibile curare malattie che fino a pochi anni fa erano difficilmente curabili. Dobbiamo discutere su come aggiornare il catalogo delle prestazioni in futuro. Credo che il razionamento sia la strada sbagliata. Occorre mettere in discussione con più coerenza e sostituire i trattamenti obsoleti o meno efficaci. Ce ne sono ancora troppi: non abbiamo bisogno di un ampliamento, ma di un rinnovamento del catalogo delle prestazioni».
Quanti sono gli assicurati ticinesi presso CSS e in quali ambiti di spesa si registrano gli scostamenti più marcati rispetto alla media nazionale?
«Al 1° gennaio 2026, erano assicurate con la CSS per l’assicurazione di base circa 73.500 persone residenti in Ticino, il che ci colloca tra i principali assicuratori del Cantone. Per quanto riguarda l’andamento dei costi, osserviamo le maggiori deviazioni nelle cure a domicilio (+110%), nella fisioterapia e nell’ergoterapia (+ 4%) e nelle case di cura (+50%»).
Il Ticino è il cantone con il costo pro capite più elevato a livello nazionale: nel 2025 la spesa media ha superato i 6.000 franchi. Come valuta questo dato?
«Il Ticino si colloca al primo posto, davanti a Ginevra e Basilea Città. Secondo i dati della CSS, le spese sanitarie della popolazione ticinese sono superiori di circa il 23% rispetto al resto della Svizzera. Questo deve far riflettere tutti gli attori».
Tra le spiegazioni più comuni figurano l’alta densità di fornitori di prestazioni, il volume delle prestazioni erogate e la struttura demografica. Come valuta questi fattori?
«La percentuale di persone anziane è relativamente alta in Ticino. Ma la struttura demografica non può spiegare da sola le maggiori spese sanitarie, tanto più che il Canton Grigioni presenta una struttura demografica simile, ma registra costi addirittura inferiori alla media svizzera. Rispetto al resto del Paese, in Ticino si nota un numero di medici superiore alla media, un’alta densità di ospedali e la più alta densità di farmacie. Secondo uno studio del CSS Institut für empirische Gesundheitsökonomie, circa il 40% delle differenze regionali nei costi è attribuibile a fattori quali la densità dei medici o l’accessibilità. In questo contesto in Ticino ci sono sicuramente dei margini di manovra politici. Ma, concentrarsi solo sull’offerta non basta: impattano sui costi anche le preferenze e le aspettative in materia di assistenza sanitaria».
Ha l’impressione che, negli ultimi decenni, la politica cantonale abbia gestito l’evoluzione del sistema sanitario in modo troppo permissivo?
«I Cantoni svolgono un ruolo centrale nell’assistenza sanitaria. Le cause dell’aumento dei costi sono però complesse; sarebbe troppo facile attribuire la responsabilità solo alla politica. Ma è vero che un Cantone con circa 360 mila abitanti e un’alta densità di ospedali è costoso. Sappiamo però quanto la popolazione reagisca in modo sensibile, ad esempio, alla chiusura di ospedali, il che complica l’adozione di misure da parte della politica».
Come giudica la pianificazione ospedaliera ticinese approvata dal Gran Consiglio nel dicembre 2024, definita dagli stessi deputati una soluzione “di transizione”? Si sarebbe potuto fare di più?
«In effetti non rappresenta un grande passo avanti come riforma, ma di una soluzione diciamo… transitoria. Sarà fondamentale che la prossima pianificazione ospedaliera sia seguita da riforme più ampie, per aumentare l’efficienza del sistema e ridurre le sovraccapacità».
Si afferma spesso che, in materia di pianificazione, i margini di manovra della politica siano limitati. È davvero così? Quale sarebbe, a suo avviso, il vero cambio di passo necessario nella pianificazione sanitaria?
«Ci sono limiti chiari a ciò che un cantone può gestire da solo, anche perché la LAMal e il rimborso delle prestazioni sono regolati a livello nazionale. Ma i Cantoni hanno un margine di manovra: possono promuovere nuovi modelli di cura, come l’assistenza integrata, e sviluppare il panorama ospedaliero in modo più mirato, ad esempio attraverso una più chiara ripartizione dei compiti tra centri e assistenza regionale. Questi cambiamenti sono politicamente impegnativi, ma non possono essere evitati se vogliamo cambiare qualcosa».
Alcune organizzazioni private di cure a domicilio si sono specializzate esclusivamente nel ricorso a familiari che prestano assistenza. Come valuta la CSS questo nuovo modello commerciale, che è sì utile, ma fa lievitare i costi?
«Il sostegno ai familiari che prestano cure riveste grande importanza per la società e per l’assistenza sanitaria, soprattutto di fronte alla carenza di personale qualificato e dell’evoluzione demografica. Ma constatiamo che in questo settore i costi stanno aumentando notevolmente e che vi è un rischio di abusi. Occorrono regole più chiare: è urgente rendere più trasparente la prassi di fatturazione per evitare margini di profitto eccessivi, che alla fine ricadono su di noi assicurati. La necessità di intervenire in questo ambito è alta e urgente: sia la Confederazione che i Cantoni sono chiamati ad agire».
Esistono dati relativi al Ticino?
«In Ticino, lo scorso anno abbiamo speso 224 mila franchi per i familiari che prestano cure. A titolo di confronto: a livello nazionale, i costi sostenuti dalla CSS ammontavano a quasi 25 milioni di franchi».

