Inflazione a livelli record ma la BCE non cambia il passo

Nonostante l’accelerata a sorpresa dell’inflazione nell’Eurozona in dicembre (5%) e in gennaio (al 5,1% invece del 4,4% atteso), la BCE non cambia la rotta e non vuole parlare di rialzi dei tassi. Ma si rifiuta pure di escluderli, come invece fatto ancora lo scorso dicembre dalla presidente Christine Lagarde. I mercati prezzano già due aumenti entro la fine dell’anno. E nel pomeriggio, dopo le parole di Lagarde si è registrata un’ondata di vendite di bond governativi (il cui prezzo scende se i tassi salgono ). Il rendimento delle obbligazioni decennali tedesche è salito al massimo di tre anni allo 0,14%. L’Italia ha visto invece il decennale salire all’1,64%, ai massimi dal maggio 2020. Lo stesso è successo sul mercato britannico, col decennale salito all’1,37%, e negli Stati Uniti (1,83%).
«L’economia ha continuato sul percorso della ripresa, anche se rallentata, con l’output produttivo che alla fine del 2021 ha raggiunto i livelli prepandemici» ha detto ieri Lagarde a Francoforte al termine della riunione di valutazione della politica monetaria. «Gli effetti della pandemia sono meno forti per l’economia. Ma i rischi sulle previsioni d’inflazione sono orientati al rialzo e la corsa dei prezzi sta cominciando a intaccare i consumi e gli investimenti». La crescita dell’area euro sarà quindi «sotto tono» nel primo trimestre.
L’inflazione, ha ribadito Lagarde, è provocata al 50% dallo shock dei prezzi energetici, nonché dalle tensioni sul lato dell’offerta. I prezzi alti stanno cominciando a trasferirsi sui beni di consumo, «un peso per i cittadini europei che preoccupa molto in consiglio direttivo». D’altra parte il mercato del lavoro, per quanto in buona forma con un basso tasso di disoccupazione e una forte partecipazione, non dà ancora segno di rialzi dei salari. «Ci aspettiamo che nonostante i rischi al rialzo, l’inflazione inverta la sua rotta verso la fine del 2022», ha proseguito Lagarde. La situazione sarà rivalutata a marzo alla luce dei nuovi dati congiunturali, ha aggiunto.
Aspettando marzo
Intanto la politica monetaria della BCE procede invariata. Il tasso principale rimane a zero, il tasso sui depositi a -0,50% e il tasso sui prestiti marginali a 0,25%. Inoltre il programma di acquisto titoli pandemico (PEPP) da 1.850 miliardi di euro terminerà a fine marzo; inoltre, come già annunciato, il programma di acquisto titolo APP sarà aumentato a 40 miliardi di euro al mese prima di rallentare a 20 miliardi entro ottobre. «Per i rialzi dei tassi c’è una forward guidance da seguire e non ci sono ancora i presupposti, ha continuato Lagarde. Le stime della BCE sul carovita per il 2023 e 2024 sono all’1,8%, sotto l’obiettivo del 2%. «Lasciatemi dire che ci stiamo avvicinando molto al target della BCE - ha ammesso Lagarde -. Ma non alzeremo i tassi finché continueranno gli acquisti netti di obbligazioni. Né vogliamo agitare le acque, ci muoviamo con gradualità, anche se la situazione effettivamente è cambiata».
In netto ritardo
Secondo l’economista di abrdn Pietro Baffico, la BCE «come previsto ha confermato l’intenzione di mettere in atto una normalizzazione graduale delle politiche monetarie. Al contempo l’approccio di aspettare e valutare è in contrasto con le aspettative del mercato, che ha già prezzato il rialzo dei tassi di interesse per quest’anno. Questo probabilmente amplierà la divergenza con gli investitori che vedono la BCE in ritardo, aggiungendo rischio per le obbligazioni».
«Le banche centrali si sono sbagliate sull’inflazione e ora devono giocare a rimpiattino», ha sottolineato Mark Dowding, CIO di BlueBay Asset Management. «E ai mercati finanziari non piace quello che stanno sentendo». Ancora più esplicite le critiche tedesche: il settore bancario ha accusato la BCE di aver perso l’opportunità di cambiare rotta più rapidamente, come fatto da tempo da Fed e Bank of England. Per l’associazione federale delle banche cooperative tedesche (BVR) «la BCE è rimasta indietro con i tempi ed esita con i preparativi necessari per una svolta dei tassi d’interesse». Christian Ossig, direttore generale dell’associazione dei banchieri tedeschi (BdB), vede un rischio crescente «che la BCE debba cambiare bruscamente rotta quest’anno». L’economista della ZEW Friedrich Heinemann ha criticato: «La politica dei tassi d’interesse della BCE e gli acquisti di titoli sono ormai anacronistici».
