Iniziative, spacchettamento vicino, il PS: «Siamo indignati e arrabbiati»

Il nodo delle iniziative di cassa malati si fa sempre più intricato. Ieri mattina, in una riunione della Commissione gestione e finanze a tratti piuttosto tesa, il piatto forte era la proposta fatta settimana scorsa dal presidente del Centro Fiorenzo Dadò. «Spacchettare» il messaggio del Governo – che comprende il finanziamento e il piano di attuazione in due tappe di entrambe le iniziative – in due parti. Separare, quindi, l’iniziativa leghista da quella socialista procedendo su binari paralleli. L’idea aveva subito provocato le ire dei socialisti, che hanno parlato di un tentativo di far correre su una strada privilegiata gli sgravi fiscali e di mettere in un cassetto i sussidi. Uno scontento che, alla luce di quanto emerso al termine della riunione, non si è attenuato.
I relatori ci sono già
Una maggioranza di centrodestra della Commissione si è infatti detta d’accordo di procedere con lo «spacchettamento», tanto che sulla parte di messaggio che riguarda la proposta leghista ci sono già due relatori (lo stesso Dadò e la liberale radicale Natalia Ferrara). Resta da capire che cosa faranno PS e Verdi riguardo all’altra parte. Un dato, in questa fase confusa di trattative, è però certo: il piano del Governo è sepolto. «Abbiamo visto tutti l’accoglienza riservata al messaggio del Consiglio di Stato», fa notare Dadò. «Il pacchetto proposto non piace a nessuno». Ma, come sottolinea ancora il presidente del Centro, non è rimanendo immobili che le iniziative entreranno in vigore. Di qui, l’idea di separare il messaggio, a condizione che si proceda con gli stessi tempi. «Tutte e due le iniziative andranno in aula a giugno per il voto», taglia corto Dadò. Quella leghista, come visto, ha già i relatori. «Attendiamo di sapere la settimana prossima chi farà il rapporto sull’altra iniziativa. La sinistra deve darsi da fare, proporre il suo rapporto, spiegare alla Commissione come intende finanziare l’iniziativa e poi andare in aula». Tenendo presente, aggiunge Dadò, che secondo il Governo ha un costo di circa 130 milioni mentre seguendo il testo dell’iniziativa si arriva a 300 milioni.
Invito rispedito al mittente
Che fare, dunque? Dal PS arriva un chiaro no all’«invito» di Dadò. «La maggioranza della Commissione è intenzionata a portare in aula l’iniziativa della Lega», riassume il capogruppo socialista Ivo Durisch. «Dal nostro punto di vista questo è un comportamento irresponsabile di fronte ai cittadini». Ecco perché, per Durisch, non bisogna cedere. «Se rimarremo soli, la nostra proposta sarà un rapporto unico che in qualche modo porti in Parlamento entrambe le iniziative». Un’altra via percorribile potrebbe essere quella di non presentare alcun rapporto: del resto, la responsabilità di far entrare in vigore l’iniziativa, come osserva Durisch, rimane del Governo.
Sia come sia, i socialisti sono, per usare un eufemismo, arrabbiati della piega presa dagli eventi. «Come prima firmataria sono assolutamente indignata di fronte a questo modo di procedere», dice non a caso Laura Riget. «Lo stesso sentimento che hanno le 65 mila persone che in settembre hanno detto sì alla nostra iniziativa. Mettere su una corsia preferenziale il testo leghista, che va a beneficio dei più benestanti, e trattare come iniziativa di serie B quella che sostiene il ceto medio, è una presa in giro della volontà popolare espressa», prosegue la co-presidente socialista. «Le iniziative vanno trattate in contemporanea. Spacchettare è una chiara volontà politica. Per fortuna l’ultima parola spetterà al Parlamento e non alla Gestione».
L’apertura leghista
Maggiore apertura alla proposta di «spacchettare» il messaggio arriva invece dal capogruppo leghista Boris Bignasca, il quale fa subito una premessa. «A mio modo di vedere, le due iniziative sono due treni diversi che sono arrivati al capolinea. Manca, infatti, solo la promulgazione del Governo». Per Bignasca, infatti, la volontà popolare è stata chiara: il Consiglio di Stato deve solo rispettarla e farle entrare in vigore. «Così funziona la democrazia diretta». Di conseguenza, di principio «sulla nostra iniziativa elaborata non si tratta», proprio perché il popolo l’ha già accolta. Tuttavia, «se si vogliono fare delle proposte alternative che vanno nella stessa direzione, non posso oppormi a priori». Ciò che conta, per la Lega, è che «quanto deciso dal popolo non venga toccato» e che «le due iniziative siano trattate in maniera diversa». Sul resto, come il finanziamento, c’è invece apertura al dialogo e alle trattative.
Il possibile compromesso
Un sì alla proposta di Dadò c’è anche dal fronte PLR. Il capogruppo Matteo Quadranti, infatti, spiega che si tratta «di un’ipotesi che possiamo considerare, anche se significa forzare la mano al Governo». Il Parlamento, nota il deputato, avrà però la responsabilità di trovare le risorse finanziarie necessarie per implementare entrambe le iniziative. «L’idea è di portarle avanti separatamente ma contemporaneamente», aggiunge Quadranti, che lancia altresì una proposta di compromesso al PS. «Abbiamo bisogno che i socialisti accettino di lavorare sul parametro di calcolo che riduce il costo per lo Stato da 300 milioni a circa 130 milioni». Solo in quel caso si potrà eventualmente entrare in materia su possibili aumenti di imposta, ad esempio derivanti dall’aumento dell’aliquota sulla sostanza oppure dalle stime immobiliari. Sarebbe irrealistico, ammette Quadranti, pensare di mettere a regime le iniziative agendo solamente sul fronte delle uscite.
Insomma, come visto, nonostante l’approvazione di massima dello spacchettamento delle due iniziative, la situazione in Gestione rimane ancora decisamente complessa. Tanto più che sullo sfondo, in prospettiva, non si può certo escludere il ritorno alle urne sulle misure di finanziamento delle due iniziative di cassa malati.
