Intelligenza artificiale: «A Lugano c'è potenziale»

«Lugano ha un punto di forza preciso: qui l’intelligenza artificiale ha radici scientifiche che precedono di molto l’attenzione degli ultimi anni». Dopo essersi speso nell’istruzione e nella ricerca scientifica pubblica - dall’Istituto Dalle Molle che ha diretto al ruolo di Prorettore per l’innovazione e le relazioni aziendali dell’Università della Svizzera italiana (USI), solo per citare due dei tanti suoi incarichi - dallo scorso novembre Luca Maria Gambardella è diventato Chief Executive Officer (CEO) di Artificialy, azienda creata 5 anni fa a Lugano per sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale «che aiutano le imprese a migliorare il proprio funzionamento e a creare innovazione». Per esperienze e competenze, Gambardella è insomma un interlocutore non comune per capire dove e come può svilupparsi l’intelligenza artificiale. Non soltanto nella società attuale e futura. Ma anche in riva al Ceresio. Perché è da Lugano che la «sua» azienda, composta oggi da un team di 40 specialisti, opera insieme alle aziende «per «ottimizzarne i processi interni, automatizzarne l’attività e aumentarne la produttività con soluzioni mirate».
Tutto questo partendo da una convinzione. «Per noi, l’utilità dell’AI deve andare di pari passo con la sicurezza e la sovranità dei dati: consideriamo questa l’unica strada sostenibile nel lungo periodo – spiega -. Investire fin dall’inizio nella protezione delle informazioni e nel controllo dei sistemi significa costruire basi solide per far evolvere le soluzioni e affrontare le esigenze future». Anche se non è la Silicon Valley, Lugano, si diceva all’inizio, può dire la sua nel campo dell’AI. «USI, SUPSI e IDSIA, insieme alla presenza del CSCS, costituiscono una base importante di competenze, formazione e infrastrutture - precisa a questo proposito Gambardella -. Per un’azienda come Artificialy, questo significa operare in un territorio dove esistono interlocutori con cui sviluppare idee e affrontare sfide tecnologiche complesse». Detto ciò, lo scienziato non ha dubbi. «Credo che ci sia ancora molto spazio per crescere. La possibilità più interessante è far incontrare questo patrimonio scientifico con le competenze delle imprese: nell’industria, nella finanza e in molti altri settori ci sono conoscenze specialistiche dalle quali possono nascere nuove applicazioni, prodotti e servizi. Lugano può sviluppare una propria forza proprio in questa capacità di trasformare la ricerca in innovazione concreta».
Per fare ciò, oltre a condizioni quadro che permettano di «collaborare con università e centri di ricerca e accedere alle infrastrutture di calcolo e ai finanziamenti necessari per sperimentare e sviluppare nuove soluzioni», servirebbe «un ecosistema in cui competenze, risorse e problemi concreti possano incontrarsi». Ma non solo. «Contano inoltre la stabilità del contesto economico e normativo, la tutela della proprietà intellettuale e procedure amministrative efficienti. Per chi investe nello sviluppo di nuove soluzioni – continua - è importante poter pianificare nel lungo periodo. Infine, servono collegamenti con clienti, partner e investitori, anche oltre il territorio locale: sono questi rapporti che permettono alle competenze scientifiche di tradursi in crescita economica». Un’altra sfida è rappresentata dai cosiddetti «talenti». Formare persone eccellenti «è fondamentale; altrettanto importante è offrire loro motivi per restare.La crescita di più imprese innovative renderebbe il territorio ancora più attrattivo, creando opportunità professionali che si rafforzano a vicenda». Gambardella è convinto. «Lugano deve coltivare la propria apertura. Per crescere da qui bisogna poter attrarre competenze, capitali e clienti anche dall’esterno e sviluppare soluzioni che abbiano rilevanza oltre il mercato locale. È così che vedo il suo potenziale: una piazza capace di generare innovazione per mercati internazionali, mantenendo sul territorio competenze, occupazione qualificata e valore economico».
