Invecchiare bene dopo i 65 anni: così Avanti ripensa l’anzianità

Diciannove misure, raccolte in altrettanti atti parlamentari, con l’obiettivo di creare le condizioni (sociali ed economiche) affinché gli over 65 possano rimanere autonomi, sicuri e pienamente inseriti nella vita della comunità il più a lungo possibile. È questo il cuore del pacchetto di proposte «Ticino 65plus», presentato da Avanti con Ticino&Lavoro. Eloquente il sottotitolo: «Per un Ticino in cui valga la pena invecchiare».
«Vogliamo porre al centro del dibattito politico cantonale la questione dell’invecchiamento della popolazione», ha dichiarato in apertura Amalia Mirante. «Un ticinese su quattro ha già superato i 65 anni di età e questa quota continuerà a crescere. Di fronte a un cambiamento di questa portata, l’atteggiamento peggiore sarebbe di restare a guardare».
Di qui l’idea di proporre un insieme di misure che «non vanno lette come una collezione di aiuti isolati, ma come le tessere di un’unica strategia». Secondo Mirante, occorre infatti guardare al fenomeno dell’invecchiamento con una «visione d’insieme», perché solo così si può governare una realtà che «è già presente». I numeri, del resto, non lasciano spazio a dubbi: «Non si tratta di una previsione, ma di una trasformazione già in corso e destinata ad accentuarsi».
Cinque pilastri
Le 19 proposte, «che seguono una logica preventiva», sono organizzate in cinque ambiti o pilastri, ciascuno dedicato a una dimensione fondamentale della vita dell’anziano: l’abitare, la fiscalità, la mobilità, il lavoro e, infine, la vita pubblica e sociale.
«Vivere meglio, muoversi meglio, non essere penalizzati fiscalmente per una ricchezza che non è liquida, poter continuare a contribuire alla vita collettiva, partecipare alla cultura e mantenere relazioni sociali. Vogliamo agire in questi ambiti con una serie di misure concrete, alcune più ambiziose – da approfondire con dati solidi e progetti pilota –, altre di più facile implementazione», ha argomentato la deputata in Gran Consiglio. «Per questo motivo, proponiamo un’implementazione a tappe, dando priorità alle misure meno onerose e di più faciale attuazione», ha spiegato Mirante. Per lo stesso motivo, gli atti parlamentari che compongono il programma verranno depositati in maniera scaglionata, ha aggiunto dal canto suo il deputato Evaristo Roncelli. «Nei prossimi giorni invieremo le proposte alle associazioni che si occupano di anziani sul territorio. Dopodiché, inizieremo a depositare gli atti parlamentari, per grado di complessità e priorità». Entro la fine dell’estate, l’intero pacchetto sarà comunque sui tavoli della politica cantonale, ha rassicurato Mirante che ha messo immediatamente l’accento sul costo complessivo delle proposte: «Un pacchetto di questa ampiezza deve essere anche credibile sul piano finanziario. Per questo motivo ogni misura è accompagnata da una stima dei costi con tre scenari, prudente, base, espansivo». Complessivamente l’impatto annuo a regime è stato stimato in una forchetta tra 22 e 63 milioni di franchi, con uno scenario mediano di 40 milioni.
Il peso di una casa
Per quanto riguarda il primo ambito di intervento, legato alla casa, l’idea di fondo è di permettere ai proprietari di continuare a vivere nella propria abitazione il più a lungo possibile. «Molti anziani possiedono un’abitazione, ma con il passaggio alla pensione non dispongono più della liquidità necessaria per adattarla alle nuove esigenze», ha spiegato il granconsigliere Giovanni Albertini.
Tra le proposte figura quindi l’introduzione del «bonus abitazione sicura» per finanziare piccoli interventi di adeguamento, con un contributo fino a 3 mila franchi per le persone sole e fino a 6 mila franchi per le coppie. «Si tratta di un bonus plafonato e non rivolto a tutta la popolazione, così da evitare che si trasformi in una misura a innaffiatoio».
È inoltre previsto un fondo destinato agli adattamenti più importanti, rivolto soprattutto al ceto medio: quei pensionati troppo «benestanti» per accedere agli aiuti sociali esistenti, ma che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere autonomamente i costi di un bagno accessibile o dell’installazione di un montascale.
Il pacchetto comprende anche un incentivo edilizio: chi costruisce o ristruttura realizzando alloggi realmente accessibili potrebbe beneficiare di un aumento della superficie edificabile, pari al 5%, sul modello degli incentivi già previsti per gli edifici a basso consumo energetico. Infine, si propone la creazione di uno sportello unico, «Abitare 65 Plus», dove le persone anziane possano trovare informazioni, consulenza e un accompagnamento pratico per adattare la propria abitazione.
Il paradosso
Il secondo pilastro riguarda la fiscalità e affronta quello che Avanti definisce «un paradosso»: molte persone anziane possiedono una casa o un capitale previdenziale, ma dispongono di poca liquidità reale. Il pilastro corregge alcuni trattamenti fiscali e sociali troppo rigidi, che rischiano di penalizzare proprio chi ha risparmiato o investito nella propria abitazione. «In questo caso non si vuole introdurre un privilegio generalizzato per tutti gli over 65, né favorire i grandi patrimoni», ha precisato Roncelli.
In questo pilastro troviamo tre misure. La prima prevede una deduzione mirata dall’imponibile della sostanza netta per i beneficiari di rendita AVS, pari a 125.000 franchi per le persone sole e 250.000 per i coniugi o partner registrati. Si tratta della misura più onerosa, stimata attorno a 22 milioni di franchi. La seconda è rivolta a chi ha deciso di donare la propria abitazione, magari ai figli. «In questo caso le persone vengono penalizzate sotto il profilo degli aiuti sociali, in quanto la donazione rimane registrata a livello fiscale per un lungo periodo di tempo. Questo sistema va rivisto», ha detto Roncelli. Da ultimo, è previsto «un bonus energia selettivo», da attuare solo in caso di forti aumenti dei costi energetici.
Mobilità ma non solo
I restanti pilastri intervengono invece sui temi della mobilità, del lavoro e della vita sociale. Sul fronte della mobilità, il pacchetto prevede tre misure. La prima consiste in un contributo cantonale per ridurre il costo dell’abbonamento ai trasporti pubblici per i beneficiari di una rendita AVS. La seconda propone una diminuzione fino al 30% dell’imposta di circolazione per gli anziani in età AVS. La terza si rivolge invece alle situazioni in cui né il trasporto pubblico né l’automobile rappresentano una soluzione adeguata: «L’obiettivo è rafforzare i servizi di trasporto e di accompagnamento nelle regioni periferiche, così da garantire anche agli anziani che vivono nelle aree più discoste la possibilità di spostarsi e mantenere una vita sociale attiva».
Alla vita sociale si rivolgono anche le restanti misure, che propongono la creazione di una «banca delle competenze», partendo dal presupposto che «il pensionamento non cancella di colpo le competenze di una vita». Senza dimenticare che l’isolamento è uno dei rischi più silenziosi della vecchiaia, si propone inoltre di offrire un sostegno finanziario per la partecipazione ad attività culturali e sportive, così come per l’alfabetizzazione digitale e la prevenzione delle cadute.
