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Iran, «Forse più di 30mila i morti in 48 ore di repressione»

Le autorità stanno anche perlustrando le rovine per escludere la presenza di persone intrappolate nell'incendio. Non si hanno notizie sulla possibile causa. – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Iran, «Forse più di 30mila i morti in 48 ore di repressione»
Red. Online
25.01.2026 10:32
23:08
23:08
Netanyahu: «Accettiamo la riapertura di Rafah con pieno controllo di Israele»

TEL AVIV, 26 GEN - L'ufficio del primo ministro israeliano rende noto che "nell'ambito del piano in 20 punti del presidente Trump, Israele ha accettato di aprire il valico di Rafah con un'apertura limitata al solo transito di persone, sotto un meccanismo di pieno controllo israeliano". "L'apertura del valico è stata subordinata al ritorno di tutti gli ostaggi vivi e all'impegno del 100% da parte di Hamas nella restituzione di tutti gli ostaggi vivi e morti. In queste ore, l'Idf sta conducendo un'operazione per riportare in Israele il rapito deceduto, Ran Gvily. Al termine dell'operazione, Israele aprirà il valico di Rafah".

22:33
22:33
Il governo israeliano amplia il divieto di trasmissione per al Jazeera e al Mayadeen

Il governo israeliano ha approvato l'ordine di bloccare per 90 giorni l'accesso ai siti web e ai canali YouTube di Al Jazeera, con sede in Qatar, e delle reti libanesi Al Mayadeen. Le misure ampliano le restrizioni introdotte più di due anni fa con l'emanazione della cosiddetta legge Al Jazeera, che vieta le trasmissioni televisive delle reti in Israele. Il ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi ha dichiarato in una nota che avrebbe «continuato a rimuovere i nemici di Israele dal Paese».

Il mese scorso, la Knesset ha approvato un emendamento che consente al ministro delle comunicazioni di chiudere i canali stranieri indipendentemente dal fatto che sia stato dichiarato o meno lo stato di emergenza. In base alla legge, se il primo ministro è convinto, sulla base di valutazioni di sicurezza professionale, che un'emittente straniera stia mettendo a repentaglio la sicurezza dello Stato, il ministro delle Comunicazioni può ordinare diverse misure in attesa dell'approvazione del Consiglio dei ministri. Tra queste, l'interruzione delle trasmissioni dell'emittente, la chiusura dei suoi uffici, il sequestro delle sue apparecchiature e la disattivazione del suo sito web

22:27
22:27
Conclusa la riunione, si va verso la riapertura del valico di Rafah

Si è conclusa la riunione del gabinetto politico-di sicurezza israeliano durante il quale si è discusso in particolare dell'apertura del valico di Rafah, tra Gaza e l'Egitto. Lo riporta Ynet. Secondo una fonte politica, la decisione prevede che una volta giunti alla conclusione «le organizzazioni terroristiche di Gaza hanno compiuto il 100% degli sforzi per restituire il defunto Ran Gvili (l'ultimo ostaggio rimasto nella Striscia)», il valico di Rafah verrà aperto al passaggio di persone, non di merci.

18:42
18:42
Hamas: «Fornite ai mediatori informazioni per recuperare l'ultimo corpo»

Un portavoce dell'ala militare di Hamas a Gaza ha affermato in una dichiarazione video che Israele sta conducendo ricerche per recuperare il corpo dell'ultimo ostaggio rimasto a Gaza, il sergente capo della polizia Ran Gvili, sulla base delle informazioni fornite dall'organizzazione terroristica ai mediatori.

«Affermiamo di aver trasmesso ai mediatori tutti i dettagli e le informazioni in nostro possesso in merito al luogo in cui è stato ritrovato il corpo del prigioniero», ha detto il portavoce. «Ciò che lo conferma è che il nemico sta attualmente effettuando delle ricerche in uno dei luoghi in base alle informazioni fornite ai mediatori dalle Brigate Qassam», ha aggiunto, senza specificare dove.

L'informazione è stata confermata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu che questa sera ha dichiarato «l'Idf sta conducendo un'operazione per individuare il soldato caduto e ancora in ostaggio a Gaza, sergente maggiore Ran Gvili».

«L'operazione si svolge in un cimitero nel nord della Striscia di Gaza e comprende ampie attività di perlustrazione, basate sull'esauriente utilizzo di tutte le informazioni di intelligence in nostro possesso. Questo sforzo continuerà per tutto il tempo necessario. Lo Stato di Israele è determinato a riportare Ran Gvili a una sepoltura in Israele. La sua famiglia viene costantemente aggiornata ed è a conoscenza dei dettagli dell'operazione», ha aggiunto.

Secondo l'Idf ci sono diverse indicazioni di intelligence sulla sua posizione e i militari stanno attualmente operando in una delle aree sul lato israeliano della Linea Gialla. Altri anche oltre la Linea Gialla.

La mossa è legata al gabinetto di sicurezza che si tiene questa sera in Israele e che dovrà decidere se riaprire il valico di Rafah tra Gaza e l'Egitto. Nella riunione di governo di questa mattina i ministri di ultradestra si sono opposti, fino a che i resti di Gvili non torneranno in Israele.

18:16
18:16
Al Sisi concede la grazia a 2.520 prigionieri

Il ministro dell'Interno egiziano, su iniziativa del presidente Abdel Fattah Al Sisi, ha approvato il rilascio di 2.520 prigionieri dai centri di correzione e riabilitazione, in occasione del 74° anniversario della Polizia Nazionale.

Il rilascio fa seguito a un decreto presidenziale che concede la grazia per il resto della pena ad alcuni detenuti che soddisfacevano i criteri di ammissibilità. Apposite commissioni erano state istituite in tutto il Paese per esaminare i fascicoli dei detenuti e determinare la loro ammissibilità alla grazia. «Questa iniziativa dimostra l'impegno del ministero dell'Interno nell'attuazione di una politica penale moderna, garantendo un supporto completo ai detenuti e facilitando il reinserimento sociale dei detenuti riabilitati», afferma una nota del ministero.

La Giornata della Polizia celebra la battaglia di Ismailia del 1952 in cui le forze egiziane respinsero le truppe britanniche.

16:07
16:07
Khamenei avrebbe ordinato «nessuna pietà» verso i manifestanti

La Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, avrebbe dato ordine alle forze di sicurezza di «schiacciare» le proteste «con ogni mezzo necessario» e di «non avere pietà» verso i manifestanti: è quanto pubblica il quotidiano statunitense The New York Times citando fonti governative di Teheran.

Secondo le cifre fornite da alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani il bilancio delle vittime della repressione relative all'8 e al 9 gennaio sarebbe di oltre 30mila morti.

Il governo iraniano aveva reso noto mercoledì il primo bilancio ufficiale delle vittime, con 3'117 morti di cui 2'427 civili e membri delle forze di sicurezza e il restante «terroristi».

12:40
12:40
Iran, «Almeno 36.500 le persone uccise in Iran»

Potrebbero essere almeno 36.500 i morti nella repressione delle proteste in Iran: lo scrive Iran International, citando due fonti informate del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica.

In due recenti rapporti dell'intelligence dei Pasdaran- scrive il media di opposizione - datati 22 e 24 gennaio, il numero dei morti era indicato rispettivamente come superiore a 33.000 e a 36.500. I rapporti del Ministero dell'Interno affermano che le forze di sicurezza hanno affrontato i manifestanti in più di 400 città e paesi, con oltre 4.000 scontri segnalati in tutto il Paese. In precedenza, Time aveva riferito di oltre 30mila uccisi solo nelle proteste dell'8 e 9 gennaio citando fonti del ministero della Salute iraniano.

10:44
10:44
Iran, «Forse più di 30mila i morti in 48 ore di repressione»

Solo nell'arco delle due giornate dell'8 e 9 gennaio "potrebbero essere state uccise nelle strade dell'Iran oltre 30.000 persone": lo scrive la rivista Time, citando due alti funzionari del Ministero della Salute iraniano coperti da anonimato.

Le fonti hanno riferito che in quei due giorni, un giovedì e un venerdì, le scorte di sacchi per cadaveri sono esaurite e le ambulanze sono state sostituite da autoarticolati a diciotto ruote. La stima di 30.304 morti, scrive Time, non tiene poi conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente, o delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci.

Secondo quanto ricostruito da Time nel corso delle ultime settimane, i testimoni riferiscono che milioni di persone erano in strada quando le autorità hanno bloccato Internet e tutte le altre comunicazioni con il mondo esterno. I testimoni oculari e filmati girati con i cellulari, mostrano cecchini appostati sui tetti e camion muniti di mitragliatrici pesanti che hanno aperto il fuoco. Venerdì 9 gennaio, un funzionario dei Pasdaran aveva avvertito sulla tv di Stato chiunque si fosse avventurato in strada che "se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi".

Le giornate di protesta dell'8 e del 9 hanno visto una impennata delle manifestazioni, anche a seguito della presa di posizione del presidente Usa Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva minacciato il regime iraniano di intervenire militarmente se avesse continuato nella repressione.

Time paragona la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kiev, il 29 e 30 settembre 1941, quando trucidarono 33.000 ebrei ucraini a Babyn Yar.

10:33
10:33
Brucia a Gerusalemme la sede dell'Unrwa demolita da Israele

Un incendio è scoppiato nella sede centrale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (Unrwa) a Gerusalemme Est, recentemente demolita da Israele.

Lo riporta il Times of Israel riprendendo una nota del Servizio antincendio e di soccorso.

Nella nota si legge che le squadre sono state chiamate in seguito alla segnalazione di un incendio divampato nel sito raso al suolo e stanno lavorando per contenerlo e spegnerlo. Le autorità stanno anche perlustrando le rovine per escludere la presenza di persone intrappolate nell'incendio. Non si hanno notizie sulla possibile causa.

10:30
10:30
Il punto alle 10:30

Cresce la tensione tra Usa-Iran. «Ali Khamenei si nasconde in un rifugio sotterraneo a Teheran», scrivono diverse testate, quasi tutte citando il sito web Iran International, indicato come vicinissimo all'opposizione iraniana. Le cose stanno davvero così? Non è dato saperlo. Il console iraniano a Mumbai respinge questa idea: sostiene che Khamenei abbia «personale di sicurezza a proteggerlo» ma che non si debba «pensare che sia nascosto in un bunker o in un rifugio».

Le tensioni tra Usa e Iran restano però altissime. E l'ipotesi che l'Ayatollah Khamenei si fosse nascosto in un bunker blindato era emersa già lo scorso giugno, in un altro momento di grandissima tensione: durante la «guerra dei 12 giorni» e i raid delle forze israeliane e americane sui siti nucleari iraniani.

Il presidente americano Donald Trump continua a flettere i muscoli. Ma lo fa con le sue consuete giravolte diplomatiche. Da un lato, pare allentare le minacce di un imminente attacco contro l'Iran, sostenendo che il regime avrebbe fermato le esecuzioni di «oltre 830 persone» dopo le proteste scoppiate a dicembre e che la polizia è accusata di aver represso con la più brutale violenza (secondo l'ong per la difesa dei diritti umani Hrana, i morti sono stati almeno 5.002, tra cui 4.716 manifestanti).

Ma dall'altro lato tuona, e afferma che Washington sta «tenendo d'occhio l'Iran» e che «una grande flotta si sta dirigendo in quella direzione». «Vedremo cosa succederà», ha dichiarato pochi giorni fa l'inquilino della Casa Bianca.

Secondo due funzionari Usa interpellati dal New York Times, oltre alla portaerei Lincoln, il Pentagono avrebbe ordinato la scorsa settimana di inviare in Medio Oriente anche tre cacciatorpedinieri lanciamissili e una dozzina di caccia F-15. Dura la replica di Teheran: tratteremo qualsiasi attacco «come una guerra totale contro di noi», dichiara un alto funzionario iraniano citato dal sito web della Reuters.

«Speriamo - afferma ancora - che questo rafforzamento militare non sia finalizzato a un vero scontro ma il nostro esercito è pronto per lo scenario peggiore». Ed è sempre la Reuters a far sapere che diverse compagnie aeree hanno cancellato o cambiato la rotta di diversi voli in tutto il Medio Oriente.

I media israeliani sostengono intanto che il capo del Comando centrale degli Stati Uniti, l'ammiraglio Brad Cooper, sia giunto in Israele per un incontro coi vertici militari locali. E sempre in Israele - annuncia Washington - sono arrivati il genero di Trump, Jared Kushner, e il suo inviato, Steve Witkoff, per fare il punto della situazione e parlare col premier Benyamin Netanyahu di Iran e della situazione nella martoriata Striscia di Gaza.