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Israele e Libano rinnovano il cessate il fuoco e l'istituzione di zone di sicurezza libanesi

Lo si legge in una dichiarazione diffusa al termine del secondo giorno di colloqui tra gli ambasciatori dei due Paesi ospitati dal Dipartimento di Stato americano – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Israele e Libano rinnovano il cessate il fuoco e l'istituzione di zone di sicurezza libanesi
Red. Online
04.06.2026 06:58
23:57
23:57
Trump: «Se dovessimo trovare l'accordo, incontrerei la Guida Suprema dell'Iran»

Donald Trump si sentirebbe «onorato» di incontrare la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Mojtaba Khamenei. Il presidente americano ha affermato che lo farebbe qualora venisse raggiunto un accordo per porre fine alla guerra tra Usa e Iran, che si protrae ormai da quattro mesi. «Se dovessimo raggiungere un accordo, è possibile che io lo incontri», ha detto. «Per me andrebbe bene», ha detto il tycoon rispondendo alle domande dei giornalisti nello Studio Ovale.

Mojtaba Khamenei è stato nominato Guida Suprema dell'Iran dopo che suo padre, l'ayatollah Ali Khamenei, è rimasto ucciso nel primo giorno di combattimenti. Trump ha affermato che, nonostante gli attacchi congiunti Usa-Israele abbiano causato la morte del padre e di altri membri della sua famiglia, si aspetta che quest'ultimo si dimostri un «professionista», quanto all'ipotesi di incontro. «In certi ambienti, a dire il vero, gode di un'ottima reputazione», ha osservato Trump.

18:07
18:07
Il premier libanese: «I negoziati erano l'opzione migliore e più rapida»

«I negoziati» con Israele «non erano l'unica opzione a nostra disposizione ma erano la migliore». Lo ha detto il premier libanese Nawaf Salam, difendendo la decisione di negoziare con Israele e definendola «la via più rapida e meno costosa per il Libano e il popolo libanese, così come per il sud e i suoi abitanti».

Salam, citato dal quotidiano libanese «L'Orient Le Jour», ha riconosciuto che «i negoziati non sono stati facili» e che la delegazione libanese ha dovuto affrontare «l'intransigenza israeliana».

E ha ribadito le richieste di Beirut: «il completo ritiro di Israele dal nostro territorio» e «il ritorno dei nostri cittadini alle loro case e ai loro villaggi, con dignità e sicurezza».

17:16
17:16
Il premier libanese: «L'esercito inizierà a schierarsi in zone pilota sud»

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato che l'esercito inizierà a schierarsi nelle «zone pilota» nel sud del paese, il giorno dopo l'accordo raggiunto a Washington tra Israele e Libano per attuare un cessate il fuoco.

«Il prossimo passo è pratico e tangibile: lo schieramento dell'esercito libanese nelle zone pilota come prima fase», ha affermato Salam, secondo quanto riportato dal ministro dell'Informazione Paul Morcos dopo una riunione di gabinetto, aggiungendo che «ciò non pregiudica il nostro diritto a un ritiro (israeliano) completo, ma ci avvicina ad esso».

Secondo una dichiarazione congiunta rilasciata dopo i colloqui di Washington, respinti da Hezbollah, Israele e Libano hanno concordato di creare «zone pilota» nel sud del paese dove le forze dell'esercito libanese «assumeranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali».

15:14
15:14
Leader Hezbollah: «L'accordo è una capitolazione e una sconfitta»

L'accordo di Washington tra Libano e Israele è «una capitolazione e una sconfitta»: lo afferma il leader di Hezbollah Naim Qassem invitando il Paese di cedri a «porre fine alla farsa e all'umiliazione dei negoziati» con lo Stato ebraico.

«L'esito di questi negoziati diretti, assurdi, umilianti e vergognosi per il Libano viene respinto senza riserve da gran parte della popolazione libanese», ha dichiarato il capo del partito-milizia che ha descritto, come riporta il quotidiano «L'Orient Le Jour», l'accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele come «una dichiarazione d'intenti volta a sabotare il Libano, destabilizzarlo e fomentare la discordia tra i libanesi».

«La dichiarazione di Washington definisce i principi fondamentali che gli Stati Uniti e Israele prevedono per la sottomissione del Libano al progetto del Grande Israele. Fare del disarmo della resistenza (di Hezbollah) il punto di partenza di qualsiasi accordo equivale a distruggere il potere del Libano e costituisce una minaccia esistenziale per il popolo che resiste», ha aggiunto Qassem ribadendo che serve un cessate il fuoco globale e il ritiro di Israele dal Libano.

12:14
12:14
Libano: Hezbollah respinge un accordo tra Beirut e Israele

Hezbollah ha respinto il nuovo accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti. Il movimento sciita filo-iraniano ha dichiarato in una nota di aver "ufficialmente informato il presidente libanese Joseph Aoun della propria opposizione all'intesa, sostenendo che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il completo ritiro delle forze israeliane da tutto il territorio libanese".

Hezbollah ha inoltre indicato come condizioni imprescindibili il ritorno degli sfollati, la ricostruzione delle aree colpite dal conflitto e il rilascio dei prigionieri libanesi detenuti da Israele.

Il rifiuto arriva dopo che Stati Uniti, Libano e Israele hanno annunciato, al termine di un incontro trilaterale ad alto livello a Washington, un'intesa per l'attuazione di un cessate il fuoco.

L'accordo prevede la completa cessazione degli attacchi di Hezbollah contro Israele e l'allontanamento delle sue forze dalle aree a sud del fiume Litani, oltre alla creazione di zone sotto il controllo esclusivo delle Forze armate libanesi.

11:17
11:17
Khamenei: «USA e Israele hanno subito una bruciante sconfitta»

Il leader supremo Mojtaba Khamenei, in un messaggio scritto ha dichiarato che «il nemico malvagio», gli Stati Uniti e Israele hanno subito una «bruciante sconfitta» nella guerra scatenata contro l'Iran. Ora, aggiunge, «il loro strumento principale» per indebolire l'Iran «è seminare i semi del dubbio, della disperazione, della paura, della sfiducia e della divisione», ha affermato.

10:56
10:56
Unifil: «Un casco blu ucciso e due feriti nel sud del Libano»

Un casco blu è stato ucciso nel sud del Libano. Lo scrive Unifil su X confermando un'informazione in tal senso fornita da una fonte della sicurezza all'agenzia Afp.

È morto «questa mattina presto a causa di ferite gravi riportate quando colpi di mortaio hanno colpito la sua posizione vicino Marjayoun nel Libano sudorientale. Due altri caschi blu, che hanno riportato anch'essi ferite, stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base Unifil».

L'Unifil afferma che l'attacco con colpi di mortaio, che ha provocato un morto e due feriti, è avvenuto nella tarda serata di ieri contro la base a Ibl al-Saqi, aggiunge una fonte di sicurezza a Afp.

Il militare deceduto era stato trasferito d'urgenza in elicottero in un ospedale di Beirut ma è morto per le ferite riportate.

La missione ha annunciato l'apertura di un'indagine per chiarire le circostanze dell'accaduto, sottolineando di aver registrato negli ultimi tempi un numero crescente di attacchi.

«La violenza deve cessare», sostiene Unifil in una nota in cui si invitano tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e a garantire la sicurezza del personale e delle strutture delle Nazioni Unite.

09:57
09:57
Katz: «Il cessate il fuoco può portare ad un accordo di pace con il Libano»

Il ministro della Difesa Israel Katz plaude al cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti in Libano, dichiarando che «è l'espressione della realtà che abbiamo creato finora in Libano. Una realtà che può portare a un accordo di pace con lo Stato libanese. Abbiamo promesso sicurezza agli abitanti del nord e abbiamo mantenuto la promessa», ha affermato. Il ministro ha aggiunto che «l'opposizione dovrebbero scusarsi e riconoscere questo grande risultato in Libano, sia sul campo che a livello diplomatico».

«La dichiarazione include un'affermazione inequivocabile sul disarmo di Hezbollah, sull'allontanamento dei terroristi di Hezbollah dall'area a sud del fiume Litani, sulla continua presenza delle Forze di difesa israeliane (Idf) nell'area di sicurezza e sulla libertà d'azione per Israele», ha detto Katz.

Nella dichiarazione congiunta israelo-libanese diffusa ieri sera, si afferma che la tregua è «subordinata» al cessate il fuoco e al ritiro di Hezbollah a nord del Litani. Dopo la dichiarazione, l'Idf ha comunicato un «obiettivo aereo sospetto» vicino al confine con il Libano, e i media libanesi hanno riportato attacchi di droni israeliani nel sud del Paese.

07:10
07:10
«Un drone israeliano colpisce un'auto nel sud del Libano»

Un drone israeliano ha colpito un'auto tra le città di Kfar Kila e Zefta, nel sud del Libano. Lo afferma Al-Jazeera Arabic.

06:59
06:59
Il punto alle 7.00

Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l'istituzione di zone di sicurezza libanesi che invece escluderanno Hezbollah. Lo si legge in una dichiarazione diffusa al termine del secondo giorno di colloqui tra gli ambasciatori dei due Paesi ospitati dal Dipartimento di Stato statunitense. Israele e Libano hanno anche concordato di partecipare a un nuovo ciclo di colloqui nella settimana del 22 giugno con l'obiettivo di raggiungere un «accordo globale», aggiunge la dichiarazione. Le delegazioni israeliane e libanesi si sono incontrate a Washington martedì e mercoledì. «A seguito di negoziati condotti sotto l'egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco», che sarà subordinato alla «cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all'evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Litani meridionale», secondo una dichiarazione congiunta delle tre parti coinvolte nei negoziati. «Entrambe le parti hanno concordato di accelerare l'istituzione di zone pilota in cui le Forze Armate libanesi eserciteranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali», ha affermato la stessa fonte. Queste misure sono intese a «progredire verso un accordo globale di pace e sicurezza». «Tutti i Paesi hanno riaffermato che il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo da parte di qualsiasi Stato o attore non statale di tenere in ostaggio il futuro del Libano», un riferimento implicito all'Iran, accusato di sostenere Hezbollah, gruppo filo-iraniano.

«Ciò che ribadisce il risultato di oggi è che Israele e Libano vogliono che l'Iran esca dalla nostra regione. Insieme, lavoreremo per garantire che l'Iran e i suoi delegati terroristici non continuino a devastare le nostre vite in nome del terrore e della distruzione». Lo scrive su X l'ambasciatore israeliano negli USA Yechiel Leiter. «I colloqui di oggi rappresentano un altro passo importante nel processo volto a facilitare la pace tra Israele e Libano. Ma attenzione: se Hezbollah pensa che questo risultato dia loro l'immunità, si sbaglia. Questo cessate il fuoco dipende interamente dalla cessazione completa del fuoco contro Israele e dal completo smantellamento di Hezbollah e delle sue infrastrutture terroristiche».

In un post su X, intanto, Mohammed Alfrah, membro dell'Ufficio Politico degli Houthi, ha affermato che Israele «deve rendersi conto che qualsiasi violazione» del cessate il fuoco col Libano «comporterà una risposta e che i suoi soldati nel sud rimarranno vulnerabili alle uccisioni quotidiane fino al ritiro». La notizia è riportata dal Jerusalem Post.

Dal canto suo, un importante funzionario di Hezbollah ha minacciato Israele affermando che, se l'Idf riprendesse gli attacchi a Beirut, l'organizzazione terroristica lancerebbe un fuoco di rappresaglia contro città del centro di Israele come Haifa e Tel Aviv. Lo scrive il Jerusalem Post. In un'intervista al quotidiano qatariano Al Araby, il vice capo del consiglio politico di Hezbollah, Mahmoud Kamati, ha dichiarato: «L'equiparazione di Dahiyeh agli insediamenti del nord non può essere accettata in alcun modo. Non è possibile che i bombardamenti verso nord cessino in cambio della cessazione degli attacchi a Dahiyeh», ha aggiunto. «Fin dall'inizio, la campagna è in pieno svolgimento e l'orizzonte è aperto». Kamati ha quindi minacciato che l'«equiparazione» sarebbe tra Dahiyeh e Beirut da una parte, e Haifa e Tel Aviv dall'altra.

Il presidente statunitense Donald Trump ha dal canto suo riferito in via riservata ai suoi più stretti collaboratori che valuterebbe la possibilità di porre fine al cessate il fuoco con l'Iran qualora venissero uccise truppe americane, malgrado il susseguirsi di schermaglie che a suo dire non sono sufficienti a far saltare la tregua. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui il tycoon potrebbe essere disposto a tollerare focolai di tensione di minore entità pur di evitare un conflitto su vasta scala. I ripetuti attacchi da parte di Teheran hanno accresciuto la pressione su Trump e sollevato dubbi sulla tenuta a lungo termine della tregua.

«Bibi Netanyahu è stato un partner straordinario. Per altri, forse, non altrettanto. Il motivo per cui siamo stati così efficaci è che loro avevano bisogno di noi. Non potevano farcela senza di noi». Donald Trump, rispondendo ai media alla Casa Bianca, ha detto che «non avrebbero potuto nemmeno avvicinarsi, legalmente parlando. Avevano bisogno di noi, li abbiamo aiutati su un problema reale», l'Iran. Un problema «di portata globale. Non si sarebbero fermati a Israele. Avrebbero fatto esplodere l'intero Medio Oriente. Lo abbiamo visto con i razzi che avrebbero continuato a piovere. Ho posto fine a tutto questo. Ne vado molto fiero».

Nel frattempo, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, un duro colpo politico per il presidente Donald Trump, che ha dato inizio al conflitto a febbraio. La risoluzione, adottata con quattro membri del Partito Repubblicano di Trump che si sono uniti ai Democratici, è in gran parte simbolica, poiché il presidente degli Stati Uniti può porre il veto sul provvedimento se questo ottiene l'approvazione del Senato. La risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, adottata grazie all'appoggio di quattro repubblicani che hanno votato con i democratici, ha un carattere prevalentemente simbolico. «Questo è un messaggio forte e inequivocabile a Donald Trump, a nome del popolo americano: è giunto il momento di porre fine alla sua guerra di scelta in Iran, profondamente impopolare e illegale», hanno scritto su X i membri democratici della commissione esteri della Camera. Una risoluzione analoga aveva superato una fase procedurale cruciale al Senato alla fine di maggio.

Un incontro tra Hamas e i mediatori per la tregua a Gaza in Egitto è intanto stato rinviato a domenica, secondo una fonte vicina al movimento, che chiede a Israele di fermare gli attacchi in corso nel territorio palestinese. L'incontro era originariamente previsto per ieri nella città di El-Alamein e avrebbe dovuto includere una delegazione di Hamas guidata dal capo negoziatore Khalil al-Hayya, insieme a fazioni palestinesi come la Jihad islamica e mediatori provenienti da Egitto, Turchia e Qatar. «Hamas e le fazioni palestinesi dovrebbero iniziare gli incontri consultivi al Cairo sabato prossimo», prima degli incontri tra i movimenti palestinesi e i mediatori di domenica, ha detto all'Afp una fonte vicina ai negoziati. La fonte ha affermato che Hamas ha «richiesto di rinviare i colloqui», definendoli privi di significato a causa dell'«intransigenza israeliana». Nonostante una tregua tecnicamente in vigore da ottobre, la violenza quotidiana continua a scuotere la Striscia di Gaza, di cui oltre la metà è sotto il controllo militare israeliano in violazione dei termini del cessate il fuoco. La scorsa settimana, un attacco israeliano ha ucciso Mohammed Odeh, l'ultimo capo del braccio armato di Hamas a Gaza, un mese dopo la morte del suo predecessore. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, che opera sotto l'autorità di Hamas e le cui cifre sono considerate attendibili dalle Nazioni Unite, Israele ha ucciso almeno 936 persone dall'inizio del cessate il fuoco. Il portavoce di Hamas, Taher al-Nunu, ha affermato che il movimento è in «intense consultazioni» con i mediatori per garantire «risultati concreti sul campo». «I mediatori devono costringere l'occupazione a fermare gli assassinii, i bombardamenti e la fame», e «accelerare l'ingresso del Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza», ha dichiarato, riferendosi al consiglio di 15 membri creato nell'ambito dell'accordo di tregua, al quale non è ancora stato permesso di entrare nel territorio che dovrebbe amministrare.

Sul fronte bellico, invece, l'esercito israeliano ha affermato che nella notte è scattato un allarme antiaereo nel nord di Israele. L'Idf ha poi fatto sapere che un incidente è stato risolto e un altro si è rivelato un falso allarme. «A seguito delle sirene suonate poco fa riguardo a un'infiltrazione aerea ostile nella zona di Kfar Yuval, è stato identificato un bersaglio aereo sospetto. L'incidente si è concluso. Non sono stati segnalati feriti», ha scritto l'esercito israeliano sui social media, aggiungendo che un altro allarme nella zona di Arab al-Aramshe era una «falsa identificazione».

Il bilancio delle vittime dei quattro raid aerei israeliani che hanno colpito complessi residenziali di Gaza City durante la notte è intanto salito a nove, tra cui quattro bambini, secondo quanto riportato da Al Jazeera Arabic. Gli aerei da guerra israeliani, sottolinea la testata araba, hanno effettuato i raid senza alcun preavviso alla popolazione civile. Le operazioni di ricerca e soccorso continuano nei luoghi degli attacchi.

Secondo quanto riportato dai media, che citano fonti ufficiali statunitensi, un caccia F-15E Strike Eagle statunitense abbattuto sull'Iran ad aprile sarebbe stato probabilmente colpito da un missile portatile di fabbricazione cinese. La rivista National Interest ha riportato la notizia in un articolo pubblicato ieri e ripreso da Iran International. La Nbc News ha riferito, citando tre persone a conoscenza dei fatti, che gli investigatori ritengono che il velivolo possa essere stato colpito da un sistema di difesa aerea portatile (Manpads) di fabbricazione cinese. La Cina aveva in passato negato di aver fornito assistenza militare all'Iran, con la sua ambasciata che ha respinto quelle che ha definito «calunnie infondate e associazioni malevole». Tuttavia, secondo quanto riportato, funzionari dell'intelligence statunitense avrebbero valutato che Pechino potrebbe prepararsi a trasferire ulteriori sistemi di difesa aerea a Teheran tramite terze parti, sebbene i dettagli di tali trasferimenti rimangano poco chiari.