La proposta

Istituzioni, università e scienza unite contro l’invecchiamento

Un «Laboratorio», nato dall’incontro tra la Città di Lugano, USI, Supsi e una fondazione scientifica internazionale (IBSA), affronta il cambiamento demografico – Tra le proposte, l’idea che la cultura possa funzionare anche come terapia
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Andreas Grandi
25.08.2026 23:34

Operatori istituzionali, comunità scientifica, mondo accademico: tre mondi che raramente siedono allo stesso tavolo, o quasi, a giudicare da quanto invece succede a Lugano. È dal dialogo tra le rispettive competenze, che gli operatori istituzionali ticinesi proveranno a creare progetti e proposte che rispondano alle istanze e le rilevazioni statistiche che provengono dai comportamenti della società. Esaminiamo le cifre. Secondo le rilevazioni del Servizio Statistica Urbana della Città di Lugano, oltre il 24% dei residenti ha superato i 64 anni. Per ogni «over 64», la città conta 3,17 residenti. La proporzione scende a 2,48 quando si considerando le persone in età lavorativa.

Queste prime evidenze della piramide demografica cittadina, su cui torneremo, hanno spinto gli operatori istituzionali ad attivarsi. Lugano, per esempio, ha esordito come partner di Innovation Booster Future Urban Society, la piattaforma sostenuta anche da Innosuisse, l’agenzia svizzera che finanzia progetti ad alto impatto innovativo.

Il Laboratorio

Lo scorso giugno i dipartimenti Socialità, Lugano Living Lab, Statistica e Cultura della Città di Lugano hanno sottoscritto una lettera di intenti insieme agli Istituti di salute pubblica e di medicina di famiglia, al Center for Economic and Political Research on Aging, tutti ubicati all’USI, e ai Centri competenze anziani e ricerca sociale della Supsi, cui si aggiunge la IBSA Foundation per la ricerca scientifica.

È nato così il Laboratorio Interistituzionale sulle sfide demografiche. «Il Laboratorio - osserva Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa ordinaria in Economia pubblica e in Politiche per la sostenibilità alla Supsi, dove è anche responsabile del Centro competenza ricerca sociale (CreS) - non è un progetto in sé, con un perimetro definito; è una specie di grande contenitore che mette insieme diverse visioni di una stessa tematica: il cambiamento della composizione della piramide demografica, che ha ripercussioni enormi sul sistema del welfare e, più in generale, su molti degli equilibri economici e sociali del nostro territorio. In un certo senso, è il luogo ideale per avviare riflessioni che nascono dal confronto tra discipline, competenze e attori diversi, valorizzandone la complementarità e che idealmente possano poi tradursi in progettualità credibili, capaci anche di attrarre finanziatori».

L’obiettivo dichiarato è arginare la decrescita demografica strutturale, che sta penalizzando l’intera area urbana. «I dati sull’evoluzione demografica - ricorda Lorenzo Barisone, Statistics Data Innovation Manager del Comune di Lugano - mostrano un forte invecchiamento della popolazione attiva, con necessità socioassistenziali in crescita rispetto a quelle delle persone attività, oltre che una riduzione significativa della natalità. Sono fenomeni cui prestare attenzione, se si vuole mantenere sostenibile il nostro welfare». Su questa base, prosegue Barisone, «il Comune dunque ha scelto di muoversi per primo, in modo proattivo, promuovendo una collaborazione interdisciplinare tra istituzioni, privati e accademia».

Il conto dell’invecchiamento

Nello specifico, nel 2025 le nascite a Lugano sono calate del 12,9% su base annuale e del 30,1% nel decennio. All’opposto, i residenti ultrasessantaquattrenni costituiscono ormai il 24,2% della popolazione: l’indice di vecchiaia è in crescita del 21,5% rispetto al 2015. Sono questi i dati che spingono i dipartimenti interessati a condividere modalità che, si auspica, verranno diffuse anche a livello cantonale e federale.

L’arte su prescrizione medica

Tra le priorità del Laboratorio Interistituzionale sulle sfide demografiche troviamo l’invecchiamento della popolazione. In particolare, la «inclusione e utilità sociale» delle persone anziane, di cui ci siamo occupati in precedenza. Ed è proprio in questo perimetro che si inserisce l’impegno di IBSA Foundation sul rapporto tra cultura, salute e benessere. Dal 2020 con il progetto «Cultura e Salute», la Fondazione promuove il dialogo e le sinergie tra questi due ambiti, approfondendo l’impatto positivo della partecipazione culturale sul benessere delle persone. Da questo percorso è nato nel 2025 un innovativo progetto pilota di «arte su prescrizione medica», una prima assoluta in Svizzera, rivolto allo appa popolazione «over 65» affetta da patologie croniche legate allo stile di vita. Lo studio, realizzato insieme alla Divisione Cultura della Città di Lugano e all’Istituto di Medicina di famiglia dell’USI, in collaborazione il Lugano Arte e Cultura (LAC), intende esplorare gli effetti della partecipazione ad attività artistiche e culturali sulla salute e sul benessere.

Più che su un risparmio diretto, il «social prescribing» muove da una logica diversa. Infatti, l’arte su prescrizione medica rivaluta la offerta culturale già presente sul territorio e già finanziata quasi per intero dalle amministrazioni pubbliche. Quindi integrarla nei protocolli sanitari innanzitutto non prevede nuove spese. Richiede, semmai, di estendere le finalità delle manifestazioni culturali. Del resto, la scommessa è proprio questa: promuovere una ricerca che in futuro possa condurre all’inclusione di queste iniziative tra le prestazioni di base della LAMal, e quindi beneficiare anche quelle categorie sociali sinora marginalizzate.

La cultura come farmaco

«La cultura - ricorda Silvia Misiti, responsabile della comunicazione e direttrice di IBSA Foundation - può essere considerata un farmaco. Esiste già una best practice, nota e applicata in diversi Paesi, soprattutto nel Nord Europa. Il nostro obiettivo è portarla in Svizzera». È l’inizio di un percorso, prosegue Misiti, «che ci condurrà a valutare oltre agli aspetti clinici, anche quelli economici. Nei Paesi dove è già una prassi consolidata, il social prescribing infatti ha portato a una riduzione dei costi sanitari e all’inclusione di questa terapia tra le prestazioni di base».

Il social prescribing, dunque, ha avviato un percorso che lo dovrebbe evolvere dalla attuale prospettiva scientifica, clinica ed economica. A livello internazionale la sua inclusione tra le prestazioni di base della LAMal sta già mobilitando le competenze degli addetti ai lavori.