Roma

Italia, la rabbia in piazza

Decine di migliaia di persone hanno sfilato in città grandi e piccole per protestare contro il carovita, la guerra e il riarmo - Nella capitale ci sono stati alcuni scontri con la polizia slegati però dalle manifestazioni ufficiali - Gruppi di violenti hanno tentato di raggiungere nel tardo pomeriggio il Parlamento ma sono stati fermati - A Milano bloccata per almeno tre ore la Tangenziale est
Il corteo pacifico che ha invaso Roma. ©Valentina Stefanelli
Dario Campione
30.10.2026 21:00

Rino Gaetano, i Modena City Ramblers, l’immancabile “Bella Ciao”: chi si aspettava o temeva un Paese messo a ferro e fuoco da manifestanti violenti ha dovuto, oggi, prendere atto di una realtà molto diversa, ovvero di una gigantesca mobilitazione perlopiù pacifica che si è mossa per le strade di decine di città grandi e piccole accompagnata da una colonna sonora d’altri tempi.

Non sono mancati momenti di tensione e nemmeno qualche scontro, ma fuori dai serpentoni organizzati dal sindacato di base e dai movimenti studenteschi. In particolare a Roma, dove poco prima delle 18 un corteo non autorizzato di circa duemila persone ha sfilato per le strade di Trastevere, tentando di arrivare a piazza Montecitorio. I manifestanti sono stati bloccati e respinti dalla polizia sul ponte Sisto. In precedenza, quasi due ore dopo l’arrivo del corteo principale su via dei Fori imperiali e lo scioglimento della manifestazione principale, un gruppo di circa 300 persone, tutte vestite di nero e con le maschere antigas, ha trasformato il Celio in un campo di battaglia, cercando lo scontro con la polizia. Risultato: transenne sradicate, pali stradali divelti, cassonetti rovesciati e incendiati in via Flavia. La polizia ha monitorato gli spostamenti del gruppo dall’alto con un elicottero ma ha evitato lo scontro, limitandosi a sparare qualche lacrimogeno.

Tafferugli a Torino

Qualche scontro è avvenuto anche in piazza Castello, a Torino, dove il corteo dei manifestanti è avanzato fin contro lo schieramento di agenti posto a protezione del palazzo della prefettura. Durante l’avanzata contro i reparti schierati sono state lanciate uova, gavettoni di vernice e alcune bottiglie di plastica e vetro. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche di alleggerimento e con l’utilizzo dell’idrante. Due persone sono rimaste ferite e portate via con l’ambulanza.

Nel capoluogo piemontese sono emersi momenti di tensione anche quando al corteo partito da Palazzo Nuovo, e arrivato in via Po, ha tentato di unirsi il serpentone proveniente dal Campus Einaudi occupato. I due gruppi sono comunque rimasti separati.

In generale, tuttavia, la risposta degli studenti e dei sindacati di base italiani scesi in piazza per lo sciopero generale contro il carovita, la guerra e il riarmo è stata quasi ovunque composta e pacifica.

A Napoli, agli agenti della polizia, schierati in assetto antisommossa davanti all’ingresso dell’Agenzia delle accise, dogane e monopoli (Adm) di via Reggia di Portici, sono stati anche portati vassoi di sfogliatelle, graffe e cornetti. «Non sono loro il problema, non dobbiamo prendercela con le forze dell’ordine: anche loro devono mettere la benzina e fare la spesa», hanno detto ai cronisti i giovani che hanno offerto i pasticcini agli agenti.

A Milano, almeno 30 mila manifestanti (gli organizzatori parlano di 100 mila) si sono radunati alle 10 in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione centrale. Mezz’ora prima, i militanti di alcuni centri sociali si sono ritrovati invece in piazza Leonardo Da Vinci, davanti alla sede del Politecnico, al grido di «protestiamo per ribaltare questa società che ha tradito ogni promessa di buona vita». I due cortei sono confluiti in piazzale Loreto e da lì si sono spostati verso la Tangenziale est, occupandola e sfilando fino a Lambrate. Il traffico è rimasto bloccato per almeno tre ore. Massiccia la presenza di polizia, carabinieri e guardia di finanza, ma nessuna particolare tensione.

Nel tratto tra Cascina Gobba e Lambrate i manifestanti hanno affisso un enorme striscione con scritto «Gen Maranza». Oltre a «Free Gaza», sugli spartitraffico della stessa tangenziale sono anche apparse alcune scritte con la vernice nera, queste sì particolarmente violente: «Salvini appeso» e «Meloni appesa».

A Firenze, oltre 10 mila persone hanno marciato per quattro ore nelle strade del centro cittadino. I manifestanti sono rimasti anche a lungo a suonare di fronte al teatro del Maggio musicale. Non ci sono stati scontri con la polizia, né disordini o vandalismi.

Anche i cortei di Bari si sono chiusi pacificamente con un sit-in in piazza della prefettura, da dove erano partiti qualche ora prima.

Senza particolari problemi nemmeno la consueta tappa all’imbocco di via Calefati, dove ha sede il consolato israeliano. L’isolato era stato peraltro bloccato da entrambi i lati dalla polizia.

Politici in corteo

In Sicilia, a Palermo, studenti, docenti, lavoratori dipendenti e precari, attivisti di varie associazioni si sono dati appuntamento a piazza Castelnuovo, dalla parte opposta del Politeama, dove si è formato un corteo che ha sfilato lungo via Cavour passando davanti alla prefettura, per poi arrivare fino al porto. Per gli organizzatori, almeno 20 mila le persone in piazza. La manifestazione era stata organizzata inizialmente con l’arrivo nella zona del porto, teatro nelle scorse settimane della protesta degli autotrasportatori. Ma proprio per la grande partecipazione i manifestanti hanno concordato di potere arrivare nuovamente in piazza Politeama. Presenti anche alcuni esponenti del Partito democratico: Valentina Chinnici, vicesegretaria regionale e deputata al Parlamento siciliano e Beppe Provenzano, responsabile esteri della segreteria nazionale. «Siamo voluti restare al fianco dei ragazzi, con funzione di vigilanza democratica - hanno detto - contro eventuali repressioni».

Migliaia di manifestanti anche a Catania con studenti, lavoratori e sindacalisti che, dopo essersi riuniti davanti al porto, hanno sfilato in corteo scandendo slogan contro il governo e la guerra.

Lo striscione di Genova

Oggi era anche la giornata di mobilitazione internazionale del trasporto marittimo.

«Genova ha fatto la storia: partendo da qui abbiamo coordinato il blocco di 118 porti in cinque continenti, dando vita al più grande sciopero internazionale marittimo della storia», ha detto José Nivoi, del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp), parlando al termine del corteo organizzato nel capoluogo ligure e concluso in piazza De Ferrari, davanti a Palazzo Ducale, dove per tutta la giornata ha campeggiato uno striscione con la scritta: «Stop caro vita, no alla guerra, no al riarmo, non produciamo ricchezza per i ladri di futuro, sciopero generale».