Johannes Teyssen: «Basta piangere, Swiss resta Swiss anche sotto il tetto di Lufthansa»

Dopo cinque anni alla presidenza del consiglio di amministrazione di Alpiq, Johannes Teyssen è passato al timone della sorveglianza di Lufthansa. E ha un messaggio chiaro per la Svizzera: occorre smetterla con i «dolori fantasma» per l'autonomia di Swiss. «Guardiamo avanti», dice, l'unica via è rafforzare il gruppo europeo.
«Faccio questo passo con sentimenti contrastanti», confessa il dirigente in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung. «Il compito presso Alpiq mi ha sempre dato grande gioia. Ma l'impegno di tempo richiesto dal mio nuovo ruolo in Lufthansa non consente più un mandato del genere. Attraverso Swiss rimango comunque legato alla Svizzera».
L'ex CEO del gruppo energetico tedesco E.ON, che dal maggio scorso siede alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Lufthansa, mette subito in chiaro quale sarà la sua priorità: «Che l'Europa centrale continui ad avere con Lufthansa una grande compagnia aerea efficiente. Abbiamo sperimentato durante la crisi finanziaria e quella del Covid quanto sia pericoloso quando attori internazionali improvvisamente vengono a mancare. Dobbiamo essere in grado di gestire da soli le infrastrutture fondamentali, che si tratti di finanza, energia o logistica. Non dobbiamo renderci dipendenti da cinesi, americani o altri».
Interrogato sul principio sancito vent'anni or sono dall'allora CEO della compagnia tedesca Wolfgang Mayrhuber - «Swiss resta Swiss anche sotto il tetto di Lufthansa» - Teyssen avanza una distinzione: «Swiss è entrambe le cose: autonoma, ma anche parte di un gruppo. Non può essere altrimenti. Conosce forse in Europa o in Nordamerica una compagnia con un centinaio di aerei che possa sopravvivere in modo indipendente? Volare è un'attività basata sulle economie di scala. Se perdiamo tempo a discutere su come i diversi marchi sotto il tetto di Lufthansa si differenziano siamo sulla strada sbagliata».
Per il nuovo presidente, la vera sfida è un'altra. «L'intero gruppo deve ritrovare una posizione di forza, sia sotto il profilo della redditività, sia per qualità e fidelizzazione della clientela. Lufthansa ha evidenti punti deboli, nessuno lo nega: io affronterò queste carenze. Ora dobbiamo fare tutto, insieme ai dipendenti e alla direzione, perché le cose migliorino nettamente».
Alla domanda se pensi già a misure concrete, Teyssen frena: «È troppo presto. Il gruppo è enormemente complesso, ha oltre 100.000 dipendenti ed è responsabile di 3000 voli al giorno. Non è diventato centenario per caso: affronto il mio incarico con grande rispetto».
Quanto alle preoccupazioni di una lenta marginalizzazione di Swiss da Francoforte, il manager è netto: «Capisco le ansie in Svizzera per Swiss. Ma a volte mi sembrano dolori fantasma, quelli che si provano anni dopo un'amputazione, invece di occuparsi di come si possa migliorare insieme in futuro». A suo avviso bisogna puntare sulla collaborazione: «tutto il resto è nostalgia», conclude.