Spagna

Julio Iglesias denuncia la vicepremier per diffamazione

Yolanda Diaz, è stata accusata di diffamazione e calunnie per le dichiarazioni riguardo ai presunti abusi sessuali e sfruttamento lavorativo che avrebbero coinvolto alcune ex dipendenti dell'artista
© Javier Lizon
Ats
24.02.2026 18:07

Il noto cantante spagnolo Julio Iglesias ha presentato una querela contro la vicepremier con delega al lavoro, Yolanda Diaz, accusandola di diffamazione e calunnie, a seguito di dichiarazioni sulle reti sociali e in televisione riguardo ai presunti abusi sessuali e sfruttamento lavorativo in condizioni di schiavitù che avrebbero coinvolto alcune ex dipendenti dell'artista.

Scuse e rettifica

Nella denuncia, di cui riferisce l'agenzia di stampa spagnola Europa Press, Iglesias chiede che Diaz si scusi e «rettifichi pubblicamente» i commenti, sollecitando inoltre un risarcimento per «il grave danno sociale» di immagine subito.

Affermazioni online

La vicenda ha avuto origine lo scorso 13 gennaio, quando Diaz ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma di microblogging Bluesky, definendo «agghiaccianti» le testimonianze di ex dipendenti del cantante, che denunciavano «abusi sessuali e una situazione di schiavitù» in un'inchiesta giornalistica pubblicata dal sito di attualità spagnolo elDiario.es.

Denuncia archiviata

I legali di Iglesias puntano l'indice anche sulle affermazioni fatte dalla vicepremier all'emittente televisiva pubblica Tve, in relazione alla denuncia per presunti abusi sessuali, successivamente archiviata dal tribunale nazionale Audiencia Nacional, che si è dichiarato non competente a indagare su fatti accaduti all'estero e che non riguardano cittadine iberiche.

«Indebito giudizio»

Nella querela, la difesa del cantante segnala che Diaz, «alto dirigente dello Stato, ha trasmesso all'opinione pubblica, prima attraverso una rete sociale e, poi, attraverso un mezzo di comunicazione, chiari pregiudizi di colpevolezza contro Iglesias, come quello che nella sua casa si commettevano abusi sessuali, le lavoratrici si trovavano in un regime di schiavitù e si violavano sistematicamente i diritti fondamentali». E, chiede, pertanto, di «riconoscere il carattere gravemente ingiurioso e calunnioso» di quello che definisce «un indebito giudizio parallelo».