Kubi: «La Spagna ha meritato il Mondiale, l’Argentina? Troppo dipendente da Messi»

Si sono conclusi con la vittoria della Spagna i Mondiali di calcio 2026, che per la prima volta hanno visto la partecipazione di 48 nazionali, distribuite in tre Paesi organizzatori. È quindi tempo di tracciare un bilancio del torneo. Lo abbiamo fatto con Kubilay Türkyılmaz, ex attaccante della nazionale svizzera e volto di Fuorigioco Mondiale, dove ha commentato le partite della rassegna iridata.
Partiamo dalla finale. La vittoria della Spagna è stata
meritata?
«Assolutamente sì. La Spagna è stata la squadra che ha
espresso il calcio migliore per tutto il torneo: ha subito un solo gol. Anche
in finale ha dimostrato di meritare il titolo. Ha gestito la partita con
personalità, senza concedere praticamente nulla all'Argentina. Ha fatto girare
il pallone velocemente e non ha mai permesso agli avversari di entrare davvero
in partita».
L'Argentina era tra le grandi favorite. Che Mondiale è
stato il suo?
«Mi aspettavo un'altra Argentina, meno provocatoria. Quella
vista in campo ieri mi ha deluso e, per certi aspetti, è stata anche poco
edificante. Non mi sono divertito a guardarla. Se avesse giocato sempre come
contro l'Inghilterra, sarebbe stata un'altra squadra. È una nazionale troppo
dipendente da Messi: ha tanti giocatori di qualità che corrono molto, anche al
limite, ma se Messi non gira, non gira nulla. In finale sembrava quasi che
l'Argentina giocasse in nove: uno in meno per l'espulsione e uno perché Messi
era spento, svuotato. Non è mai riuscito a entrare davvero in partita».
Quali sono state le nazionali che ti hanno impressionato
di più?
«Sicuramente la Spagna. Mi aspettavo molto di più da
Germania, Brasile e Portogallo. Il Brasile ha avuto defezioni importanti, ma
non è più quello di una volta: è diventato troppo europeo e ha perso quella
capacità di sorprendere e di regalare spettacolo. Mi sono piaciute anche
l'Inghilterra e soprattutto la Norvegia».
C'è una nazionale eliminata troppo presto che avrebbe
meritato di andare più avanti?
«La Svizzera aveva le qualità per arrivare oltre i quarti di
finale. Contro l'Argentina avrebbe dovuto essere più furba e più scaltra nella
gestione della partita, giocando più velocemente e in verticale, senza
lasciarsi trascinare nelle provocazioni degli avversari».
Ha influito l'espulsione di Embolo?
«L'espulsione di Embolo ha sicuramente pesato tantissimo e
ha cambiato l'incontro. Sul possibile esito finale possiamo fare solo ipotesi,
magari la Svizzera avrebbe perso comunque, ma fino a quel momento aveva tutte
le carte per giocarsela».
Il nuovo format con 48 squadre ti ha convinto?
«Sì, direi di sì. Abbiamo visto nazionali che normalmente
non partecipano a un Mondiale e alcune si sono rivelate anche simpatiche. C'è
stata una partita in più per ogni squadra qualificata alla fase a eliminazione
diretta, ma nel complesso il torneo ha funzionato e non si sono registrati
particolari problemi o un numero eccessivo di infortuni. Ci sono invece state
situazioni particolari che mi sono piaciute meno. Sono rimasto un po' deluso
dalla gestione arbitrale. È vero che organizzare un Mondiale con 48 squadre,
tantissime partite e continui spostamenti non è semplice e qualche errore può
capitare. Però alcune decisioni hanno fatto discutere».
Ti riferisci al caso Balogun?
«Sì, quello è stato scandaloso. Di solito chi viene ammonito
paga sempre se protesta. Come dice il detto, "San Giuan fa minga
ingann": alla fine la verità viene sempre a galla».
Cos’altro non ti è piaciuto?
«Oltre ai singoli episodi, non mi è piaciuta la gestione
delle pause per l'idratazione. In certi momenti sembravano quasi delle pause
pubblicitarie: tre minuti che interrompono il ritmo della partita possono
incidere sull'andamento di una gara. Anche l'intervallo di 24 minuti durante la
finale mi è sembrato eccessivo. Per chi gioca, fermarsi così a lungo può far
calare la tensione agonistica».
C’è stato un giocatore simbolo del torneo?
«Non saprei. Più che un singolo giocatore mi porto dentro
alcune nazionali emergenti, soprattutto le squadre africane come Capo Verde.
Tra i grandi campioni, molti erano chiamati a confermarsi. Alcuni ci sono
riusciti, altri meno. Ronaldo, per esempio, ha deluso. Anche i portieri in
generale hanno fatto bene, tranne quello dell'Algeria, che secondo me non era
all'altezza».
