Il confronto

La battaglia dell’iniziativa del 10% con gli occhi di Riget e Farinelli

Posizioni inconciliabili che polarizzano e infiammano la campagna in vista della discussa proposta sui premi di cassa malati - L’esponente del PS: «Il ceto medio ne esce vincente» - Il politico del PLR: «Si dà l’impressione che finanziare la sanità non sia un problema»
©Chiara Zocchetti
Gianni Righinetti
12.09.2025 06:00

Due iniziative popolari sulle casse malati, partiamo dal pro e contro sulla cosiddetta «regola del 10%». Il tentativo socialista a livello federale è fallito nel 2024, ma il PS, forse subodorando l’onda positiva ticinese (che ha avallato la misura con il 57,5%), nel 2022 aveva messo sul tavolo un testo gemello finalizzato al Ticino. A Laura Riget, copresidente PS, abbiamo chiesto se sarà quindi una passeggiata il 28 settembre. «Abbiamo ideato l’iniziativa nel settembre del 2022 alla luce della stangata dei premi per l’anno successivo: +10%! Il Ticino aveva conosciuto l’aumento più importante a fronte di una situazione economica e salariale più difficile che nel resto della Svizzera. La nostra iniziativa nasce dall’urgenza dell’esplosione dei premi che mette in difficoltà sempre più persone con l’obiettivo di limitare l’incidenza dei premi sui budget delle famiglie. Ma dire che abbiamo la vittoria in tasca mi pare una gufata». Dal canto suo il vicepresidente del PLR Alex Farinelli sa che l’iniziativa è allettante. Ma se Berna non interviene alla radice, a livello cantonale prendono piede soluzioni «fantasiose»? «Parlare di progressiva insostenibiltà dei premi è qualcosa che comprendo. Ma è sbagliato continuare a fare questa relazione tra il livello dei salari e quello dei premi, quest’ultimo è dato dai costi generati. Poi chiaro, in un cantone dove i salari sono meno elevati, l’impatto è più forte. D’altra parte il nodo centrale nella sanità è dato dall’offerta che genera la domanda. Lo si vede a livello cantonale: nel Sopraceneri la cassa malati costa meno che nel sotto ceneri perché l’offerta è minore e le persone consumano meno prestazioni». Ma alla radice la questione dei costi esorbitanti rimane: «Certo, per effetto dei costi generati da noi cittadini, non per effetto dei salari. Ecco perché stabilire la regola del 10% è un arbitrio. Riformare il sistema sanitario è difficile, anche perché noi non ce ne rendiamo conto, noi abbiamo una sanità a cinque stelle, non solo nella qualità, soprattutto nell’accessibilità». Farinelli aggiunge: «E come gestire una proposta che è un macigno finanziario?».

La ricetta funzionerà?

Intanto negli scorsi giorni il fronte del sì la sua ricetta di finanziamento l’ha presentata. Riget, questa è la quadratura del cerchio? L’elemento per convincere che «è possibile»? «Perché la maggioranza della cittadinanza e in particolare il ceto medio, dati alla mano, ci guadagnerà. Chiediamo alle persone di analizzare la propria situazione: quanta riduzione di premio avrebbero e quanto sarebbe l’aumento delle imposte con il nostro finanziamento. Sfido a dimostrare il contrario: finanziando in maniera più proporzionale al reddito il ceto medio esce vincente». Intanto però il grimaldello dell’iniziativa è l’uso del sussidio. Un principio, me lo permetta, assistenzialista? «Secondo me questo è il punto forte dell’iniziativa: non propone un concetto nuovo, non stravolge il sistema, bensì rafforza un sistema consolidato, quello della RIPAM. Per tanti anni il sistema ha funzionato molto bene. Il problema è che adesso sempre più persone, anche del ceto medio, fanno fatica a pagare i premi. E questa difficoltà non è solo di chi ha salari bassi». Farinelli, RIPAM come panacea dell’esplosione dei costi della salute? «È questa la logica che funge da fondamento a un’iniziativa sbagliata e che distorce ulteriormente il nostro sistema. La RIPAM non risolve il problema. Semplicemente dà l’impressione che sia risolto perché quando arriva la fattura della cassa malati potrebbe essere ridotta. Ma poi occorre ricordare che il Ticino e la Svizzera non hanno pozzi di petrolio o risorse particolari che forniscano i mezzi finanziari allo Stato. I mezzi finanziari che lo Stato ha sono in pratica le imposte che pagano i cittadini, quindi già oggi in Ticino lo Stato, e parlo solo del Cantone con una parte chiaramente di contributi che arrivano dalla Confederazione, spende quasi un miliardo di franchi per la sanità di cui 420 milioni in sussidi. Tutto questo è insano». Il problema è finanziario, ma per il PS «i soldi ci sono». O meglio, «si trovano». «Certo – aggiunge Farinelli – ringrazio per la trasparenza e l’onestà. Ma resta la voragine finanziaria per il Ticino che si troverebbe (in una situazione già critica) con 300 milioni in più da finanziare. Così si darà l’impressione che la sanità non è un problema, finanziarla è sempre possibile, fare scelte sul lato dell’offerta non è necessario».

Non si può aspettare

«È illusorio pensare di far diminuire i costi sanitari considerando l’evoluzione demografica e gli sviluppi della medicina. Si può cercare di contenere l’aumento, però i costi resteranno estremamente elevati. La domanda vera è quindi come pagarli» afferma Riget. Che aggiunge: «Mentre Farinelli continua a dire che è il problema è altrove e che ci vogliono riforme, la gente non riesce più a pagare i premi! Di fronte ad un’emorragia si tampona, non si pensa agli interventi a lungo termine. Attualmente abbiamo un sistema estremamente ingiusto in cui i premi sono pro capite. Noi chiediamo di fare un primo passo verso un sistema più giusto, verso dei premi in base al reddito. Così si miglioreranno davvero le cose». Però, ammettiamolo, la soglia dei 300 milioni ha spaventato anche voi iniziativisti? «A nostro avviso la stima è esagerata, ma il punto è che questi milioni oggi li pagano i cittadini che faticano, il 61% della popolazione che deve spendere oltre la soglia del 10%. Vogliamo continuare a pagare questi 300 milioni con il sistema attuale o limitare l’impatto?». Da parte sua il vicepresidente del PLR sostiene che «300 milioni che in tendenza cresceranno è una cifra enorme, cioè vuol dire quasi un 7% in più di spesa per il Cantone in un anno. Inoltre sarebbe come aprire un pozzo senza fondo». La copresidente socialista afferma che «da anni i sondaggi continuano a mettere i costi della salute, nello specifico i premi di cassa malati in cima alla lista delle preoccupazioni dei cittadini. I cittadini che ogni mese devono pagare migliaia di franchi per i premi di cassa malati arrivando a spendere fino al 21% del loro reddito disponibile. Questa è la situazione insostenibile. Con la nostra iniziativa si interviene concretamente, offriamo una proposta, una soluzione mirata e concreta dopo anni di esplosione dei premi». Ma sul fronte dei contrari la chiusura è totale: «Forse era il caso di mettere sulla scheda di voto un’altra domanda: volete contemporaneamente aumentare il moltiplicatore cantonale di 20 punti?».