La borsa svizzera continua a volare, ecco il perché e dove sono rischi

Una striscia positiva che non sembra avere fine: la borsa svizzera ha messo a segno dieci sedute al rialzo consecutive, a cui oggi potrebbe aggiungersi l'undicesima. Ecco le domande e le risposte più importanti al riguardo, a cura dell'agenzia finanziaria Awp:
A che livello si trova esattamente l'SMI?
Nel pomeriggio lo Swiss Market Index (SMI) guadagnava circa lo 0,5% rispetto a ieri. Si trova a un livello di 13'600 punti: l'indicatore si avvicina così al suo massimo storico di 14'064 punti raggiunto a fine febbraio, a cui era seguito però il minimo annuale di 12'053 registrato in marzo, dopo lo scoppio della guerra in Iran.
Come si presenta la situazione nelle altre piazze finanziarie?
Negli Stati Uniti, l'indice S&P 500 e il Nasdaq, indice tecnologico, hanno recentemente raggiunto nuovi record, con il Nasdaq 100 che ha superato per la prima volta la soglia dei 30'000 punti. Anche il Nikkei giapponese e il Kospi coreano, fortemente orientato al settore tecnologico, vengono scambiati in prossimità dei massimi. In Europa, il Dax tedesco è a un passo dal primato, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 inglese seguono un andamento simile a quello dell'SMI.
Qual è la ragione principale di questo rialzo?
I mercati sono attualmente in crescita soprattutto grazie al boom dell'intelligenza artificiale (IA) e all'andamento straordinariamente positivo di grandi gruppi tecnologici come Nvidia o Samsung. Gli investitori scommettono sul fatto che nei prossimi anni l'IA genererà ingenti investimenti e consentirà al contempo enormi aumenti di produttività. Ulteriori speranze derivano dalle possibili quotazioni in borsa di aziende come OpenAI o SpaceX.
Secondo gli analisti, l'euforia sul mercato sembra sempre più sfrenata: attualmente, anche gli ultimi scettici starebbero saltando sul treno in corsa. Stando alla banca online Swissquote i titoli legati all'IA sono ormai considerati quasi una sorta di porto sicuro: poco sensibili alla congiuntura, con margini elevati, forte crescita e narrazioni convincenti. Si accettano per questo anche valutazioni vertiginosamente alte.
Perché questo è sorprendente?
In realtà, a parte l'IA, il contesto si è piuttosto deteriorato negli ultimi tempi. In particolare a causa del conflitto in Medio Oriente. Inoltre, in molte regioni le prospettive economiche si sono offuscate: gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) indicano un calo dell'attività, i consumi perdono slancio e i costi di finanziamento aumentano. Molte aziende al di fuori del settore tecnologico stanno già lottando con costi energetici più elevati, una domanda in calo e una crescente pressione sui margini. Non pochi esperti vedono in questo un crescente disallineamento tra i dati fondamentali e il comportamento del mercato.
Che ruolo svolge il prezzo del petrolio?
Un barile di Brent costa attualmente poco meno di 100 dollari. Questo prezzo, ancora elevato, potrebbe ripercuotersi sull'economia con un certo ritardo, ad esempio attraverso l'aumento dei costi di trasporto, l'incremento dei costi di produzione, la crescita dei salari e un calo dei consumi. Ciò alimenta i timori di inflazione e aumenta la pressione sulle banche centrali affinché mantengano i tassi di interesse elevati più a lungo. Le speranze di un allentamento del conflitto in Iran e di un'apertura dell'importante stretto di Hormuz causano però forti oscillazioni del prezzo del greggio. Come spesso è accaduto negli ultimi mesi, le dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti e dall'Iran sono contraddittorie e lasciano in sospeso i punti centrali della controversia.
Cosa succederà?
Naturalmente nessuno lo sa. Nel breve termine il rally potrebbe continuare, fintanto che domineranno l'euforia per l'IA, le aspettative sulle nuove quotazioni e la speranza di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Nel medio-lungo termine, tuttavia, la situazione appare fragile: se i prezzi del petrolio rimarranno elevati, l'inflazione dovesse aggravarsi o le aspettative sull'IA verranno deluse si profilano correzioni significative, soprattutto perché le valutazioni di molti titoli tecnologici scontano già il "futuro perfetto".
Fino a che punto potrebbero salire i mercati in caso di accordo di pace?
Anche questo è difficile da valutare. Dal punto di vista tecnico, il massimo storico dell'SMI rimane a portata di mano e un'impennata al rialzo sostenuta potrebbe alimentare ulteriormente il rally. Sarà tuttavia determinante stabilire se i guadagni si estenderanno a segmenti di mercato più ampi o continueranno a essere trainati quasi esclusivamente dai titoli tecnologici. Inoltre, gran parte di questi sviluppi sembra già essere compresa nei prezzi delle azioni. Sui mercati vale spesso il principio "Buy the rumor, sell the news": gli investitori acquistano sulla base di speranze e speculazioni, ma spesso realizzano i propri profitti non appena le notizie positive si concretizzano.
Qual è il rischio più sottovalutato?
Molti analisti ritengono che i mercati stiano attualmente sottovalutando in modo massiccio il pericolo di un aumento permanente dei tassi d'interesse. L'inflazione in progressione, i prezzi elevati del petrolio e il peggioramento delle finanze pubbliche dovrebbero quindi pesare molto di più sulle valutazioni. Prima del conflitto in Medio Oriente, molti investitori prevedevano ancora diversi tagli dei tassi d'interesse, mentre ora si discute addirittura di nuovi aumenti. Soprattutto la Federal Reserve, la banca centrale americana, potrebbe essere costretta a mantenere più a lungo una politica monetaria restrittiva.
Inoltre anche il mercato obbligazionario sta inviando segnali di allarme sempre più evidenti: negli ultimi mesi i rendimenti di molti titoli di stato sono aumentati notevolmente e in alcuni casi hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni o addirittura decenni. Particolare attenzione è rivolta ai titoli statunitensi, i cui rendimenti rimangono elevati nonostante i dati economici più deboli. Mentre il mercato obbligazionario segnala che l'inflazione non è ancora stata sconfitta e che il denaro tende a diventare più costoso, molti mercati azionari continuano a comportarsi come se fosse imminente un calo dei tassi d'interesse. Proprio questa discrepanza è attualmente considerata uno dei maggiori rischi per i mercati finanziari.