Golfo Persico

La Casa Bianca annuncia la trattativa, il gelo di Teheran: «Nulla di vero»

Martedì, a Islamabad, le delegazioni di Washington e di Teheran sarebbero dovute tornare a dialogare con la mediazione del Pakistan - Il presidente americano minaccia nuovamente la distruzione totale delle infrastrutture energetiche iraniane nel caso in cui non sarà siglato un accordo
Non è ancora chiaro se la capitale del Pakistan, Islamabad, accoglierà di nuovo i negoziatori iraniani e statunitensi. © SOHAIL SHAHZAD
Dario Campione
19.04.2026 21:02

A tre giorni dalla scadenza della tregua, Stati Uniti e Iran sembravano aver concordato la ripresa dei colloqui di pace a Islamabad. Così, almeno, annunciava Donald Trump con un post su Truth, il social network di cui è proprietario.

I negoziatori avrebbero dovuto incontrarsi, con la mediazione del Pakistan, a partire da martedì. Ma tutto rimane sospeso. Le intenzioni di Teheran non sono chiare. Infatti, è mancata ogni conferma ufficiale della volontà di trattare da parte del regime sciita, ma ancora oggi sia l’agenzia di stampa iraniana Tasnim (affiliata al Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche), sia il canale Tv Iran International riferivano che «la delegazione negoziale della Repubblica Islamica non si recherà in Pakistan per incontrare la controparte statunitense finché continuerà il blocco navale nello Stretto di Hormuz».

Non solo: poco dopo le 19, un dispaccio dell’agenzia ufficiale IRNA ha chiarito che «gli eccessi e le richieste irragionevoli e irrealistiche degli USA, i frequenti cambiamenti di posizione, le continue contraddizioni e la prosecuzione del blocco navale, considerato una violazione dell’accordo di cessate il fuoco, insieme a una retorica minacciosa, hanno finora ostacolato il progresso dei negoziati e, in questa situazione, non vi è una prospettiva chiara di negoziati fruttuosi. Le notizie pubblicate dagli Stati Uniti rappresentano il loro gioco mediatico e sono in linea con il “gioco delle colpe” per mettere pressione sull’Iran».

Difficile, quindi, capire che cosa davvero sia stato deciso dagli iraniani. Secondo la CNN, che cita fonti dirette, Teheran sembrava pronta a inviare martedì in Pakistan la stessa delegazione della settimana scorsa, con il ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. A guidare la delegazione USA dovrebbe essere il vicepresidente J.D. Vance, stando almeno a quanto dichiarato ufficialmente dalla Casa Bianca questo pomeriggio attorno alle 17. Sulla presenza di Vance a Islamabad c’è stato però un piccolo giallo. In due diverse interviste, Trump aveva detto sia ad ABC News sia al canale Tv via cavo MS Now che Vance, «per motivi di sicurezza», non avrebbe partecipato alla missione e non sarebbe quindi partito per Islamabad assieme all’inviato speciale Steve Witkoff e a Jared Kushner, genero dello stesso Trump. Alla fine, qualcosa dev’essere cambiato, anche se non è chiaro che cosa né perché il presidente sia stato smentito.

Il post su Truth

I colloqui, sempre che comincino, non si annunciano, quindi, facili. Le posizioni sono rigide, così come le posture. E le minacce reciproche. Lo stesso presidente americano ha continuato a lanciare segnali contraddittori. Il post con cui, questa mattina (poco dopo le 8, ora di Washington), Trump ha fatto sapere della ripresa delle trattative conteneva infatti più messaggi. Vale la pena leggerlo, anche per capire quale sia l’approccio del tycoon: «L’Iran ha deciso di sparare proiettili nello Stretto di Hormuz - Una Totale Violazione del nostro Accordo di Cessate il Fuoco! Molti di questi erano rivolti a una nave francese e a un cargo proveniente dal Regno Unito. Non è stato carino, vero? I miei rappresentanti stanno andando a Islamabad, Pakistan - saranno lì martedì sera per i negoziati. L’Iran ha recentemente annunciato che stava chiudendo lo Stretto, il che è strano, perché il nostro BLOCCO lo ha già chiuso. Ci aiutano senza saperlo, e sono loro che perdono con il passaggio chiuso, 500 milioni di dollari al giorno! Gli Stati Uniti non perdono nulla. In effetti, molte navi stanno andando, proprio ora, negli Stati Uniti, Texas, Louisiana e Alaska, per caricare, grazie all’IRGC (il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, ndr), sempre volendo essere “il duro!”. Stiamo offrendo un ACCORDO molto equo e ragionevole, e spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran. NIENTE PIÙ IL SIGNOR BRAVO RAGAZZO! Cadranno rapidamente, saranno più facili e, se non accetteranno l’ACCORDO, sarà un onore per me fare ciò che deve essere fatto, che avrebbe dovuto essere fatto all’Iran, da altri Presidenti, negli ultimi 47 anni. È ORA CHE LA MACCHINA ASSASSINA IRANIANA FINISCA!».

Nessuna fiducia

A rasserenare il clima non sono stati d’aiuto, poi, né altre considerazioni di Trump né le dichiarazioni dell’ambasciatore USA all’ONU, Mike Waltz.

Intervistato da Fox News, il presidente americano ha parlato di «ultima possibilità» per l’Iran di accettare un accordo di pace. «Non commetterò lo stesso errore di Barack Obama, che fece un accordo nucleare globale con Teheran nel 2015. Se l’Iran non firma questo accordo, l’intero Paese sarà distrutto, lo farò saltare in aria».

L’ambasciatore Waltz, invece, intervistato dalla CBS nel corso del programma Face the Nation, ha detto che gli Stati Uniti «non adotteranno mai un approccio di fiducia» nei confronti dell’Iran. Qualsiasi accordo dovrà essere assolutamente verificabile e applicabile». Waltz ha aggiunto di aspettarsi che i colloqui saranno una «continuazione dei termini offerti dal vicepresidente Vance una settimana fa. Teheran non ha carte in mano, e siamo fiduciosi che finalmente rinunceranno alla loro ossessione di possedere un’arma nucleare».