Giustizia

La CEDU condanna la Svizzera: «Il diritto di sciopero va tutelato anche nei luoghi di lavoro»

La Corte europea dei diritti dell’uomo riconosce la legittimità dello sciopero dei dipendenti della clinica La Providence di Neuchâtel e condanna le autorità svizzere per violazione della libertà sindacale – Una sentenza che richiama lo Stato alla neutralità nei conflitti di lavoro e alla tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori
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Red. Online
05.11.2026 15:00

Il diritto di sciopero è un diritto fondamentale e non può essere limitato per favorire gli interessi dei datori di lavoro. È questo il messaggio che emerge dalla sentenza pronunciata il 5 novembre 2026 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) nel caso Alonso Radesca e altri contro Svizzera (ricorso n. 38204/19). Sentenza resa nota oggi dal sindacato Vpod, che ha seguito il caso.

Secondo quanto riferisce il sindacato, la Corte ha riconosciuto la legittimità della mobilitazione sindacale dei dipendenti della clinica privata La Providence di Neuchâtel e ha condannato le autorità svizzere per violazione del diritto di sciopero.

La vertenza alla clinica La Providence

La vicenda risale alla decisione del datore di lavoro di disdire il contratto collettivo di lavoro (CCL Santé 21), in vista dell’acquisizione della struttura da parte di Swiss Medical Network (SMN), il secondo maggiore gruppo privato di cliniche in Svizzera, riconducibile al finanziere Antoine Hubert.

I dipendenti chiedevano che venisse mantenuto il contratto collettivo, ancora rispettato da tutti gli altri datori di lavoro del Cantone di Neuchâtel.

La protesta era diretta contro una serie di misure che avrebbero peggiorato le condizioni di lavoro: l'aumento di due ore dell'orario settimanale, le riduzioni salariali e la soppressione di posti di lavoro.

Licenziamenti e procedimenti penali contro i sindacalisti

Secondo quanto riferisce il sindacato le conseguenze della mobilitazione furono pesanti. Tutti i lavoratori coinvolti nello sciopero vennero licenziati e nei loro certificati di lavoro fu indicato come motivo del licenziamento la partecipazione a uno sciopero ritenuto illegittimo. Per questo motivo alcuni di loro ci hanno messo anni prima di trovare una nuova occupazione.

La vicenda coinvolse anche i rappresentanti sindacali delle organizzazioni VPOD e Syna, condannati penalmente dalle autorità svizzere per violazione di domicilio. Al centro del procedimento vi era una tenda sindacale installata su due posti auto all'esterno della clinica, a debita distanza dall'ingresso riservato ai pazienti. Un'installazione che, a detta del Vpod, inizialmente era stata persino richiesta dalla stessa azienda.

Secondo la posizione sindacale, le autorità avevano così finito per avallare il dumping salariale imposto dal datore di lavoro, penalizzando invece chi si batteva per difendere i diritti dei lavoratori.

Lo Stato deve essere neutrale nei conflitti di lavoro

Con la sua sentenza, la CEDU richiama un principio fondamentale, secondo il sindacato: «Durante un conflitto collettivo di lavoro, lo Stato deve mantenere una posizione neutrale e non può intervenire a favore degli interessi dei datori di lavoro a scapito delle organizzazioni sindacali e dei dipendenti». La decisione, aggiunge il Vpod, assume un significato particolare in un momento in cui «il dumping salariale e il peggioramento delle condizioni di lavoro sono fenomeni sempre più diffusi».