«La convivenza tra i due giudici violava la legge»

Il Tribunale federale (TF) ha confermato oggi all'unanimità, dopo un'udienza pubblica, che i due giudici che hanno avuto una relazione balzata di recente agli onori delle cronache hanno effettivamente «convissuto stabilmente». La richiesta di revisione di una sentenza, che apre la strada a una serie di altre, è pertanto accolta.
Secondo la Corte, il rapporto tra i due - la giudice Beatrice van de Graaf e il suo collega Yves Donzallaz, rivelata dalla stampa ad aprile - ricade nell'ambito dell'articolo 8 della Legge sul TF: «non possono esercitare nel medesimo tempo la funzione di giudice del Tribunale federale i coniugi, i partner registrati e le persone che convivono stabilmente».
Ciò costituisce una violazione delle norme sulla composizione del collegio giudicante, il che rappresenta un motivo di revisione, hanno ritenuto. Il TF ha pertanto accolto la richiesta di rivedere una sentenza emessa da un collegio di cui faceva parte la giudice interessata dalla vicenda. Un uomo era stato condannato per tentato omicidio: durante una rissa in un bar, aveva accoltellato il buttafuori all'addome.
Sostenuta da Donzallaz, van de Graaf ha chiesto in apertura la ricusazione della Seconda Sezione civile incaricata di esaminare l'istanza di revisione, perché alcuni giudici sarebbero stati di parte. A suo avviso, non avrebbe dovuto essere trattata dal TF, ma da un collegio di giudici cantonali. La Corte ha però respinto la domanda, sostenendo che la richiesta è stata formulata troppo tardi.
Nella sua arringa, Donzallaz ha criticato la gestione del caso da parte del TF. La faccenda è stata a suo avviso trattata con timore, mentre «da sempre ci sono state relazioni tra giudici e tra giudici e cancellieri presso il Tribunale federale», ha aggiunto. A riprova di tutto ciò è l'istituzione, «in tutta fretta», di una procedura di coordinamento, alcuni punti della quale non sono stati comunicati alle parti prima delle udienze, ha sottolineato.
È stata decretata una sospensione di due giudici in assenza di qualsiasi fondamento giuridico, ha proseguito Donzallaz, svelando i retroscena della seduta plenaria del 15 maggio, definendola «estremamente violenta» nei confronti delle due persone coinvolte. «Alcuni giudici dell'UDC hanno sostenuto la necessità delle nostre dimissioni immediate», ha rivelato.
Donzallaz si è poi interrogato sulle cause degli attacchi di cui è stato oggetto. Secondo lui, tutto risale al periodo dei suoi contrasti con l'UDC, quando si rifiutò di trasporre nella giurisprudenza le opinioni del partito, che si aspettava da lui una linea diversa dopo averlo proposto al momento dell'elezione.
«Prendere di mira il più grande partito della Svizzera ha un prezzo», ha dichiarato, rivelando che un collega democentrista gli avrebbe ingiunto di dimettersi il giorno stesso della pubblicazione dell'articolo che rivelava la sua relazione con van de Graaf da parte della Weltwoche, settimanale diretto dall'ex consigliere nazionale UDC zurighese Roger Köppel.
Dopo la rivelazione della relazione è stato anche redatto un rapporto da parte di esperti per accertare i fatti. Il dossier di 15 pagine è rimasto confidenziale, poiché destinato a diverse commissioni dell'Assemblea federale, ovvero quelle della gestione, che esercita l'alta vigilanza sul TF, così come quella giudiziaria.