Diplomazia

La corsa alla successione di Guterres e la pressione di Trump sull’ONU

Con l’apertura dell’Assemblea generale a New York, entra nel vivo anche la corsa alla successione di António Guterres: sette candidati cercano il sostegno degli Stati membri mentre l’amministrazione Trump spinge per una profonda riforma delle Nazioni Unite
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Red. Online
22.09.2026 10:30

Il futuro delle Nazioni Unite passa anche dalla scelta del prossimo segretario generale. Mentre a New York questa settimana si riuniscono i leader mondiali per l’Assemblea generale, prende sempre più forma la competizione per la successione ad António Guterres, il cui secondo e ultimo mandato quinquennale da segretario generale terminerà alla fine dell’anno. Al momento sono sette i candidati in corsa. E, secondo Politico, nei loro interventi emerge con sempre maggiore chiarezza la volontà di affrontare i temi cari all’amministrazione Trump: riduzione dei costi, maggiore efficienza e ritorno dell’ONU a quelle che vengono considerate le sue funzioni fondamentali.

L’appello agli ambienti politici statunitensi

Tra le candidate figura la diplomatica costaricana Rebeca Grynspan, che in un articolo pubblicato da The Economist ha riconosciuto che non tutte le critiche rivolte all’ONU sono infondate. «Una crisi di fiducia non può essere affrontata dando per scontato che i critici abbiano torto», ha scritto Grynspan. Nello stesso giorno, la diplomatica è risultata la candidata più votata in un sondaggio informale tra i membri del Consiglio di sicurezza.

Anche altri candidati, tra cui l’ambasciatrice della Guyana Carolyn Rodrigues-Birkett e il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi, hanno insistito sulla necessità di profondi cambiamenti. Grossi ha dichiarato al Financial Times che le Nazioni Unite rischiano una «morte lenta» se non saranno capaci di realizzare importanti riforme.

Secondo Daniel Safran-Hon, ex funzionario dell’ONU intervistato da Politico, l’influenza di Trump sulla competizione è significativa. «Parlare della necessità di riformare l’organizzazione, della necessità di ridefinirne le priorità, della necessità di renderla più efficiente», ha spiegato, «è un appello agli ambienti politici statunitensi».

Washington chiede una trasformazione

Trump ha già fatto sapere che sta prestando attenzione alla corsa per la carica di segretario generale. Quest’estate aveva indicato il presidente della FIFA Gianni Infantino per l’incarico. «Sebbene pochi abbiano preso sul serio questa proposta — e gli Stati Uniti non abbiano nominato Infantino — essa ha ricordato che il presidente americano considera il funzionamento interno dell’organizzazione mondiale una questione di diretto interesse degli Stati Uniti e si aspetta di vedere una figura a lui favorevole alla sua guida», scrive Politico.

L’amministrazione Trump non sembra intenzionata ad abbandonare le Nazioni Unite, ma vuole modificarne profondamente il funzionamento. Il Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere di aspettarsi che il prossimo segretario generale «riporti l’ONU alle sue basi fondamentali» e si impegni pubblicamente a realizzare i cambiamenti richiesti da Washington. «Gli Stati Uniti non si stanno ritirando, non stiamo spegnendo le luci, ma stiamo chiedendo una riforma», ha dichiarato l’ambasciatore americano presso l’ONU Mike Waltz.

La pressione finanziaria

La pressione americana è anche finanziaria. Gli Stati Uniti sono il principale finanziatore delle Nazioni Unite, ma Washington ha ridotto i propri contributi. Dopo un pagamento di 827 milioni di dollari effettuato questo mese, il Paese risultava ancora in arretrato di circa 4 miliardi di dollari nei contributi destinati al bilancio ordinario dell’organizzazione e alle operazioni di peacekeeping.

La crisi di liquidità ha già prodotto conseguenze concrete: l’ONU ha eliminato migliaia di posti di lavoro, sta valutando possibili fusioni tra alcune agenzie e ha ridotto le spese di viaggio. Nella sede di New York sono state adottate anche misure simboliche di contenimento dei costi, come l’eliminazione dei tovaglioli di carta.

«Il contenimento dei costi è la parola d’ordine, ed è stato piuttosto drastico», ha dichiarato Richard Ponzio, ex funzionario dell’ONU e del Dipartimento di Stato.

Il Board of Peace di Gaza

La pressione americana, tuttavia, non riguarda soltanto il bilancio. Secondo Politico, tra i diplomatici delle Nazioni Unite ha suscitato preoccupazione anche la creazione del Board of Peace, organismo promosso dall’amministrazione Trump per occuparsi del conflitto tra Israele e Gaza e formalizzato a margine del World Economic Forum a gennaio 2026.

Richard Gowan, direttore del programma dell’International Crisis Group, ha raccontato che i funzionari dell’ONU erano «davvero, davvero preoccupati» quando sembrava che Washington volesse trasformare il Board of Peace in una sorta di struttura alternativa alle Nazioni Unite per la gestione dei processi di pace.

L’organismo ha successivamente ottenuto una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che ne autorizza l’operatività a Gaza. La sua nascita ha tuttavia rafforzato tra gli Stati membri la consapevolezza della necessità di affrontare rapidamente il rapporto con l’amministrazione Trump.

La ricerca del prossimo segretario generale

La scelta del successore di Guterres sarà particolarmente complessa. Il Consiglio di sicurezza, composto da 15 membri, raccomanda un candidato alla carica di segretario generale, la cui nomina spetta poi all’Assemblea generale. I cinque membri permanenti — Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito — dispongono del diritto di veto e possono quindi bloccare un candidato.

Secondo Brett Schaefer dell’American Enterprise Institute, l’ONU sta cercando una figura «abbastanza da piacere a Trump, ma non così tanto da suscitare l’opposizione di Cina, Russia o Paesi europei».

Tra i candidati figurano, oltre a Grynspan, Rodrigues-Birkett e Grossi, l’ex presidente del Senegal Macky Sall, l’ex ministra degli Esteri dell’Ecuador María Fernanda Espinosa, il diplomatico ugandese Olara Otunnu e la diplomatica ecuadoriana Ivonne A-Baki. La lista potrebbe tuttavia non essere definitiva: il processo di selezione è ancora in corso e nuove candidature possono essere presentate. Quel che è certo è che tutti sfrutteranno l'Assemblea generale delle Nazioni Unite per incontrare i leader mondiali e sostenere la propria candidatura.