La cultura, «un volano strategico» tra dialogo, sfide e unione di intenti

La cultura come motore di sviluppo, ricerca, dialogo e unione di intenti. Queste le visioni emerse durante il primo dei tre incontri pubblici, previsti nel quadro del percorso di candidatura a Capitale Culturale Svizzera 2030 delle città di Lugano, Locarno e Mendrisio, tenutosi sabato a Lugano nell’auditorium dell’USI di fronte a una nutrita platea. Una candidatura che propone «un modello policentrico e collaborativo, capace di superare confini e campanilismi», ha spiegato la presidente del Consiglio dell’Università Monica Duca Widmer nel suo saluto di benvenuto. Presenti anche Roberto Badaracco, vicesindaco di Lugano, capodicastero Cultura, sport ed eventi e Luigi Di Corato, direttore della Divisione cultura della Città di Lugano, in prima fila tra i promotori della candidatura. Badaracco e Di Corato hanno quindi illustrato i punti forti e le peculiarità del dossier: «È un modo per dare spazio al dialogo tra sensibilità diverse».
Attori della scena culturale
È poi stato il momento di una tavola rotonda aperta al dialogo sull’importanza della cultura declinata in diverse chiavi di lettura: dal legame con il territorio alle sfide future, passando anche per idee alternative e intelligenza artificiale. Un incontro, moderato dalla giornalista RSI Moira Bubola, che ha riunito molti dei protagonisti attivi sulla scena culturale della Svizzera italiana: Gabriele Balbi, rettore dell’USI, Paride Pelli, direttore del Corriere del Ticino, Lorenzo Erroi, responsabile del Dipartimento cultura e società della RSI, Mara Travella, direttrice artistica della Casa della Letteratura, Cristina Galbiati, copresidente di t. Professioni dello spettacolo in Svizzera e Fabio Pinto, delegato di SONART per la Svizzera italiana.
La partecipazione dei giovani
Una candidatura, questa, che vuole essere sia un volano strategico che un’eredità per il territorio. «Per questo auspichiamo che anche i giovani e gli studenti dell’USI ne siano parte e che sentano l’importanza del progetto», ha evidenziato Balbi. «Li stiamo già coinvolgendo grazie a diversi corsi e non escludiamo, su questa scia, di introdurne di nuovi». Un’università nella Svizzera italiana ha inoltre un ruolo speciale, ha proseguito il rettore. «Siamo vicini alla frontiera, che ha una doppia valenza: rappresenta sia un limite, una barriera, sia uno spazio da oltrepassare, con un effetto creativo e formativo».
«Non solo una vetrina»
A guardare il territorio travalicando i confini è anche la RSI, ha spiegato Erroi: «Siamo parte di una rete nazionale e abbiamo scambi con oltre Gottardo, ma siamo anche molto radicati alla nostra regione. Lavoriamo con un concetto di cerchi concentrici e lo facciamo in diversi modi». Non solo raccontando ma anche producendo la cultura: «L’investimento diretto sul territorio è di oltre 5 milioni all’anno per le attività culturali che promuoviamo e mettiamo in evidenza, senza però dimenticare un approccio critico e riflessivo». Riguardo alla candidatura a Capitale Culturale Svizzera, questa sarebbe per la RSI «una scossa e uno stimolo in più. Una possibilità di funzionare non solo da vetrina ma anche da partner».
Piattaforme di dialogo
Un concetto condiviso anche dal Corriere del Ticino, come ha rilevato Pelli: «Fare cultura per un giornale non è solo raccontare le notizie, ma assume un senso molto più lato. Significa diventare un player culturale a tutti gli effetti, creando una piattaforma di dialogo, interazione e dibattito, parlando del territorio e cercando di intercettare gli argomenti importanti della società attuale». Una sensibilizzazione culturale utile anche per poter avvicinare sempre di più i giovani al giornale: «Perché questo non avviene più attraverso le notizie spicciole secondo la regola delle ‘tre S’ - ovvero sesso, sangue e soldi - ma bensì grazie agli approfondimenti culturali e a ciò che rappresenta un’informazione di qualità, presidiata e verificata». Per questo il sostegno alla cultura, ha ribadito Pelli, «è importantissimo e incondizionato» e non avviene soltanto tramite i media tradizionali, ma attraverso un’apertura al futuro. «Dobbiamo sempre guardare avanti: parleremo della candidatura non solo sul giornale ma anche su tutti i vettori dell’informazione digitale, cercando di sfruttare al meglio le nostre piattaforme».
