Giudiziaria

La cyber-truffa luganese ora è un caso diplomatico

Nel 2019 un’azienda della regione si è vista sottrarre oltre 9 milioni - I soldi sono finiti in una banca bulgara, ma negli scorsi giorni un tribunale di Sofia ha deciso di non restituirli
I soldi sono stati sottratti tramite un attacco hacker. ©Carlo Reguzzi
Federico Storni
02.02.2026 06:00

Di primo acchito, sembrava una storiaccia destinata a finire bene. All’inizio del 2019 un’azienda del Luganese era rimasta vittima di un’ingente truffa a causa di un hackeraggio, per un maltolto pari a oltre 9 milioni di franchi. Prontamente si erano attivati gli avvocati dell’azienda e il Ministero pubblico, e in poco tempo la banca bulgara su cui erano finiti i soldi ne aveva ritornati quasi 3 milioni, senza peraltro spiegare particolarmente la sua decisione. Poi le cose hanno cominciato ad andare storte. Stortissime. Fino ad arrivare all’inizio di quest’anno, quando un Tribunale d’Appello di Sofia ha deciso che i soldi restanti (o meglio, quelli che è stato possibile recuperare: circa 3,6 milioni) sarebbero finiti nelle casse dell’erario bulgaro anziché in quelle della legittima proprietaria. Una decisione inappellabile che ha lasciato attoniti gli inquirenti svizzeri, i quali negli scorsi giorni hanno compiuto un’azione rara: hanno segnalato la fattispecie all’Ufficio federale di giustizia (UFG), di fatto chiedendo di battersi per una soluzione diplomatica - fallita quella giudiziaria - che permetta di tornare il maltolto all’azienda del Luganese.

Uno sviluppo inaudito

Nella lettera all’UFG, che il CdT ha potuto visionare, il procuratore pubblico Andrea Gianini, titolare dell’incarto, constata amaramente di essere stato «portato a spasso» dalla giustizia bulgara per sette anni. In questo periodo infatti l’autorità estera prima ha richiesto più volte la produzione di nuova documentazione, poi ha chiesto una decisione sulla bontà del sequestro emessa da un giudice (l’ha firmata l’allora giudice dei provvedimenti coercitivi Paolo Bordoli), e infine ha deciso che non vi erano gli estremi per riconsegnare il denaro, dato che in situazioni simili si applicherebbe la legge locale, che prevederebbe l’incameramento dei fondi nel bilancio dello Stato. Questo anche perché prima di ridare i soldi servirebbe una condanna degli autori e perché la società bulgara sui cui conti era finito gran parte del maltolto (il restante era subito confluito su banche di Hong Kong e di Dubai) non avrebbe potuto adeguatamente difendersi.

La decisione, come accennato, non è ulteriormente impugnabile. E da parte ticinese, più che di legittime argomentazioni, si parla di pretesti per non restituire il denaro. L’avvocato Paolo Bernasconi, legale dell’azienda truffata assieme a uno studio legale bulgaro incaricato per l’occasione, al proposito ha lodato gli sforzi del procuratore Gianini, e ha riferito di non aver mai vissuto situazioni simili in passato con Paesi membri dell’Unione europea. Gianini, nella sua lettera all’UFG, è stato più esplicito e ha descritto la situazione come «totalmente irrita ai sensi degli accordi internazionali sottoscritti». La Bulgaria ha infatti sottoscritto la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale e i suoi successivi Protocolli, la Convenzione sul riciclaggio, e la Convenzione sulla cybercriminalità. Accordi che escluderebbero che «lo Stato bulgaro abbia il diritto di incamerare il maltolto».

Un «estremo tentativo»

Esaurite le vie legali, e «sulla scorta dell’amara constatazione dell’oggettivo fallimento degli strumenti previsti dal diritto internazionale», la richiesta alle autorità federali è - quale extrema ratio - quella di attivare «senza indugio» la diplomazia. Solo in tale modo «potrebbe essere evitata la prospettiva che gli attivi vengano definitivamente sottratti all’azienda». Procuratore e avvocato definiscono la richiesta un «estremo tentativo per cercare di addivenire a una soluzione equa».

Ora la palla passa all’Ufficio federale di giustizia che, stando a nostre informazioni, sarebbe intenzionato a operare il tentativo diplomatico auspicato. Fare rientrare i soldi non sarà in ogni caso facile, né scontato.