«La decisione di Locarno è in linea con gli interessi degli altri festival»

Il Locarno Film Festival, quando ha deciso di cambiare la sua collocazione all’interno del calendario, anticipando l’inizio della rassegna, ha dovuto formalizzare la propria intenzione all’organo internazionale, alla FIAPF. Il presidente è da anni il produttore argentino Luis Alberto Scalella.
Qual è il principale obiettivo della FIAPF in questa fase storica molto instabile per l’industria?
«La FIAPF è la voce dei produttori cinematografici a livello globale. Il nostro obiettivo è quello di garantire agli amanti del cinema la possibilità di continuare a godere di un’offerta cinematografica diversificata e di alta qualità oggi, domani e per molti decenni a venire. Provengo da una famiglia di origini italiane che da diverse generazioni si occupa di produzione, distribuzione e proiezione di film in Argentina. I miei antenati e io stesso abbiamo adattato le nostre attività di produzione, abbracciando i cambiamenti tecnologici per continuare la nostra missione: portare storie al pubblico in Argentina e in tutto il mondo. Ecco perché sono così lieto che la FIAPF sostenga attivamente i festival cinematografici internazionali attraverso il suo programma di accreditamento, che funziona come un marchio di qualità. I festival sono il luogo in cui i film vengono scoperti o riscoperti, dove vengono svelati nuovi talenti. I festival sono sempre stati fondamentali per far conoscere i nostri nuovi film e metterli in contatto con il pubblico. A questo proposito, il Locarno Film Festival, che da decenni riceve il nostro marchio di qualità, svolge un lavoro straordinario».
L’industria audiovisiva è in evoluzione continua: come incidono streaming, serialità e nuove strategie di distribuzione sul ruolo dei festival?
«Trovo interessante notare che l’evoluzione del nostro settore sottolinea il ruolo svolto dai festival. In un mondo dominato dalla lotta per conquistare l’attenzione del pubblico, il loro lavoro di selezione, gli sforzi per creare un pubblico e tutte le loro attività promozionali li rendono una piattaforma di lancio unica e prestigiosa per film e opere audiovisive, indipendentemente dal formato, dal genere, dal Paese di origine. Tutti gli attori del settore, dai registi ai produttori, dagli agenti di vendita ai distributori, concordano sul ruolo chiave svolto dai festival. E tutti noi abbiamo bisogno che i festival continuino a svolgere questo ruolo».
La sostenibilità economica è diventata cruciale: i festival stanno cambiando modello per sopravvivere. Come si adeguano all’industria che cambia?
«Innanzitutto, è importante sottolineare che la situazione può variare notevolmente a seconda del territorio in cui si svolge un festival. È quindi difficile avere una visione univoca su questa questione. Vorrei anche sottolineare che i festival hanno dato prova di una notevole resilienza durante e dopo la pandemia. Alcuni sono stati gravemente colpiti. Eppure, non solo sono ancora qui, ma hanno saputo espandere la loro offerta in modo creativo, lavorando il doppio per attirare talenti e sostenere gli sforzi del settore per riportare il pubblico nelle sale. La sostenibilità economica è una sfida per molti di loro e stanno compiendo enormi sforzi per trovare nuovi partner. Oggi più che mai è fondamentale che i decisori pubblici continuino a sostenere i festival cinematografici, ove possibile».
Che tipo di relazione istituzionale intrattiene la FIAPF con festival come Locarno (ma non solo), e quali sono gli aspetti principali su cui collaborate?
«Abbiamo scambi regolari, amichevoli e strategici con tutti i festival accreditati, compreso quello di Locarno. Questi scambi, insieme alle intuizioni dei membri dell’industria e dei nostri produttori, ci aiutano a monitorare l’evoluzione del settore, il tipo di sfide che potrebbero presentarsi, come anticiparle e come affrontarle collettivamente. Questo lavoro è svolto principalmente dal Comitato dei Festival della FIAPF, composto da festival accreditati eletti dai loro pari e da rappresentanti dell’industria. Sono un forte sostenitore di questo comitato e del suo approccio a breve e lungo termine. Ad esempio, il lavoro svolto dal Comitato prima della pandemia ha permesso di prepararsi quando alcuni festival hanno dovuto passare all’online a causa del COVID. Il Locarno Film Festival è un membro eletto e apprezziamo il suo contributo al lavoro del Comitato, in particolare il suo modo di pensare lungimirante e fuori dagli schemi. Questo è ciò che serve per adattarsi e rimanere rilevanti. Inoltre, organizziamo le nostre “sessioni FIAPF”, ovvero tavole rotonde organizzate a Berlino e Cannes in cui i festival, accreditati o meno, sono invitati a scambiarsi opinioni su sfide, soluzioni e opportunità. Condividono esperienze e buone pratiche, che sono fonte di ispirazione per l’intera comunità dei festival».
Il Locarno Film Festival ha di fatto deciso per uno spostamento delle date verso fine luglio. Gli organizzatori hanno già chiesto un parere alla FIAPF (come da articolo 12 del programma di accreditamento): da osservatore esperto dell’ecosistema dei festival, come guarda a questi movimenti nel calendario internazionale?
«Le variazioni nel calendario dei festival sono normali. Possono verificarsi in via eccezionale - ad esempio, in occasione di elezioni o eventi sportivi internazionali - o in modo permanente, come quando un festival ritiene che un cambiamento di date sia nel proprio interesse per il proprio sviluppo. Ma il nostro compito è quello di mantenere un sano equilibrio nella comunità, consentendo a ogni festival di crescere e prosperare, proteggendo al contempo gli interessi dell’intera comunità dei festival. Ciò è fondamentale per i festival, ma anche per gli stakeholder che vi partecipano. Quando Locarno ha iniziato a prendere in considerazione un cambiamento di date, la consultazione che abbiamo avuto con l’ecosistema ha concluso che tale cambiamento sarebbe rimasto in linea con gli interessi degli altri festival accreditati».
Più in generale, quanto è importante per un festival collocarsi in una finestra strategica per massimizzare l’impatto sulle vendite, sui premi o sulla distribuzione?
«Più che il periodo in sé, è importante che un festival si posizioni sulla mappa dei festival internazionali con date stabili che contribuiscano a creare un appuntamento annuale. Le date di un festival dipendono da diversi parametri chiave: dove si tiene? Qual è il suo pubblico principale: gli operatori del settore, il grande pubblico o entrambi? Qual è la sua ambizione: presentare film, offrire attività di settore o entrambe le cose? Ci sono molti modi per un festival di differenziarsi e distinguersi in questo settore affollato».
Quali sono, secondo lei, le caratteristiche che rendono Locarno un festival riconoscibile e rilevante a livello globale?
«Locarno ha sviluppato un marchio forte, celebrando il cinema come forma d’arte attraverso un sapiente mix di film d’autore e di registi affermati. Il festival svolge un ruolo fondamentale nella scoperta e nel sostegno di talenti emergenti e voci diverse, sia con la sua selezione che attraverso il suo programma professionale di punta Open Doors, che ha aperto la strada a professionisti provenienti da territori di produzione emergenti per sviluppare la loro arte, la loro industria e i legami con colleghi di altri Paesi e regioni. E, ultimo ma non meno importante, che tu sia parte del pubblico o un regista che presenta il suo film, le proiezioni in Piazza Grande sono iconiche!».
Abbiamo una curiosità: ha avuto modo di conoscere Maja Hoffmann, la presidente del LFF, e che idea si è fatto?
«Non ho ancora avuto l’opportunità di incontrare Maja Hoffmann, ma il nostro amministratore delegato l’ha fatto. L’impegno e il contributo della signora Hoffmann alla creazione artistica e alla sua promozione presso un pubblico eterogeneo e professionisti di alto livello su scala globale sono unici e impressionanti. Non mi ha sorpreso la sua nomina».
In che modo festival come Locarno contribuiscono alla diversità culturale e alla circolazione internazionale dei film?
«I festival svolgono un ruolo significativo nel sostenere la diversità culturale e la diffusione dei film. I festival svelano nuovi gioielli, che poi circolano in altri festival. In alcuni territori, i festival fungono da circuito di distribuzione alternativo: portano al pubblico film che altrimenti non sarebbero stati visti. Questo duplice ruolo che svolgono, sostenendo l’industria e stimolando la curiosità e l’interesse del pubblico, è più cruciale che mai, dato che la cultura sta passando in secondo piano nell’agenda dei decisori politici in questi tempi di conflitti».
Negli ultimi anni molti festival sono diventati anche luoghi di dibattito politico: secondo lei è opportuno che un festival cinematografico prenda posizione su temi geopolitici?
«A questo proposito siamo agnostici. Proprio come non interveniamo nelle scelte artistiche dei festival, non è nostra prerogativa dire se sia opportuno o meno che un festival prenda posizione su questioni geopolitiche. Tuttavia, avendo osservato come il dibattito (geo)politico possa scuotere e talvolta indebolire i festival, abbiamo ritenuto importante, in consultazione con il Comitato dei Festival, rilasciare una dichiarazione chiara sull’indipendenza artistica e operativa dei festival cinematografici. La dichiarazione è stata resa pubblica durante il Festival di Cannes lo scorso maggio».
Come si concilia il dovere di proteggere la libertà artistica con la necessità di evitare che un festival diventi terreno di scontro politico?
«I direttori artistici sono consapevoli e vigili. Inoltre, i festival sono sempre stati luoghi di dialogo, che favoriscono gli scambi intorno ai film. Oggi la differenza è che tutti dobbiamo essere consapevoli dei rischi che si celano dietro la polarizzazione delle nostre società. I festival dovrebbero poter rimanere luoghi di scoperta, curiosità, apertura e dialogo, con il sostegno rinnovato dei finanziatori pubblici e privati, delle parti interessate e del pubblico».
