Fact-checking

La disinformazione che ruba l’identità ai giornali

La fiducia che si crea tra i lettori e la loro testata di riferimento viene sfruttata da varie tecniche di disinformazione, alcune più dannose di altre, che rubano l’identità dei maggiori giornali per truffare gli utenti, o semplicemente per ingannarli
© Chiara Zocchetti
Facta.News
18.09.2026 13:30

Lettrici e lettori danno per lo più scontata la veridicità delle informazioni che leggono sui giornali o in Rete non appena scorgono il nome della testata di riferimento, o riconoscono il logo e la sua grafica.

Ed è proprio questa fiducia che viene sfruttata da varie tecniche di disinformazione, alcune più dannose di altre, che rubano l’identità dei maggiori giornali per truffare gli utenti, o semplicemente per ingannarli.

Il falso articolo di Repubblica e le truffe su Google Ads 

A inizio settembre negli spazi pubblicitari ospitati dai siti di alcune testate online sono comparsi annunci che raccontavano il licenziamento della nota giornalista italiana Milena Gabanelli, per anni volto del programma di inchiesta giornalistica Report. La pubblicità rimandava a un articolo del quotidiano Repubblica che raccontava una scenata di Gabanelli contro l’amministratore delegato di una banca perché questo avrebbe nascosto ai cittadini nuove piattaforme di investimento finanziario per guadagnare rapidamente denaro. A fine articolo c’erano tutti i rimandi necessari per iscriversi a questa piattaforma. Di tutto questo, però, niente è vero. Repubblica infatti non ha mai pubblicato un articolo simile o sponsorizzato una piattaforma. La sua identità grafica è infatti stata rubata per dare credibilità a una truffa finanziaria. Il fatto che l’articolo non fosse stato pubblicato dal vero sito di Repubblica si può subito notare dall’url, composto da parole come “afinny” e una serie di lettere e numeri casuali. Proprio la composizione di questo url (un codice lungo e cifrato) tra l’altro, suggerisce la truffa in corso, ovvero il cloaking. Si tratta di una tecnica che permette di superare i controlli automatici della piattaforma (in questo caso quello di Google ads).

Il furto di identità a scopi satirici

A metà settembre sui social è circolato lo screen di un articolo dal titolo «Grave attentato alla libertà al parco del piraghetto. Il comune per tutelare il luogo di preghiera dei mussulmani vieta il consumo di panini con la mortadella». La grafica del testo era molto simile a quella del Corriere della Sera.

Il quotidiano italiano però non ha pubblicato, nella versione cartacea e digitale, un articolo con quel titolo. Quello infatti è un falso articolo realizzato digitalmente da una pagina Facebook che pubblica satira sulla cronaca di Venezia (e che è stato creduto reale da diversi utenti). Il riferimento satirico era alla notizia del daspo da parte della questura di Venezia nei confronti di un influencer di estrema destra che aveva provocato (mangiando un panino alla mortadella) circa 200 persone musulmane che stavano pregando in un parco pubblico.

Pochi giorni prima, in Rete è stato invece diffuso lo screenshot di una presunta pagina del quotidiano La Verità, col titolo di apertura che recita: «La storica sentenza. I due terzi dei bambini vaccinati diventano Autisti. Big Pharma trema. Durissime le parole del giudice Remo Mori.». 

Anche in questo caso, la prima pagina non è reale ma è un artefatto a scopi satirici, come si può notare da diversi elementi, tra cui la data di pubblicazione «31 giugno 2026» e la parola nel titolo sbagliata “autisti” (al posto di “autistici”). L’ironia di questo tipo (che non tutti gli utenti hanno colto) ha preso di mira il quotidiano La Verità perché ha una linea editoriale critica contro i vaccini, pubblicando in diverse occasioni anche contenuti disinformativi al riguardo.

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