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La disinformazione di guerra passa anche per gli influencer e l’intelligenza artificiale

Negli ultimi giorni sono spopolati sui social video di influencer europei a Dubai che rassicurano il pubblico sullo stato di sicurezza della città, sotto attacco dei missili iraniani
©Tada Images
Facta.News
14.03.2026 15:15

Negli ultimi giorni sono spopolati sui social video di influencer europei a Dubai che rassicurano il pubblico sullo stato di sicurezza della città, sotto attacco dei missili iraniani. Il fenomeno è stato raccontato e analizzato da svariate testate giornalistiche. Non sono state trovate prove che indicano che si sia trattato di un’azione coordinata e sponsorizzata dal governo emiratino. Ricordiamo comunque che negli Emirati Arabi Uniti è vietato criticare il governo. 

Ma questo non è il primo caso in cui gli influencer in scenari di guerra contribuiscono a diffondere una narrazione propagandistica. Negli ultimi anni sta diventando sempre più frequente i creator digitali siano utilizzati dai governi per diffondere la propria narrazione della realtà, come succede da tempo anche nel caso della propaganda filorussa, in particolare dopo l’invasione dell’Ucraina a febbraio 2022. 

La propaganda israeliana

Uno dei più importanti attori internazionali che ha capito e sfruttato l’importanza degli influencer per la propaganda è il governo israeliano. A settembre 2025, Benjamin Netanyahu ha partecipato a un incontro con vari influencer negli Stati Uniti. Quando Debra Lea, giovane influencer trumpiana, gli ha chiesto come riconquistare il sostegno nell’opinione pubblica statunitense verso Tel Aviv dopo la guerra nella Striscia di Gaza, il premier israeliano ha risposto: «Dobbiamo combattere con le armi adatte ai campi di battaglia in cui siamo impegnati, e le più importanti sono quelle sui social media». 

Queste parole non sono passate inosservate, e anzi sono state identificate come la prova di operazioni di influenza già in atto negli Stati Uniti, Paese storicamente alleato di Israele. Una di queste è finita al centro di un’inchiesta sul quotidiano israeliano Times of Israel: si chiama «Esther Project», ed è un progetto gestito dalla società Bridges Partners LLC, incaricata di coordinare (e pagare) una rete di influencer negli Stati Uniti.  

Le soldatesse iraniane generate con l’intelligenza artificiale

Anche in altre parti del mondo non mancano strategie simili. Negli ultimi giorni circolano su TikTok svariati video generati con l’intelligenza artificiale di presunte soldatesse iraniane che camminano tra basi aeree e invitano a seguire i loro account. Oltre ad essere stati generati artificialmente, questi contenuti non rappresentano la realtà: infatti, la coscrizione militare in Iran è obbligatoria solo per gli uomini e non alle donne, che possono partecipare solo a livello volontario, e inoltre le donne sono obbligate a indossare il velo islamico (hijab) in pubblico. Anche se dopo le proteste del 2022 molte donne si stanno opponendo a questo obbligo, rimane improbabile che questo sia permesso nel caso di una carica pubblica come l’esercito. 

Come svelato da un’analisi della BBC, questi post sembrano essere parte di un’operazione coordinata in quanto vengono pubblicati spesso alla stessa ora e da account che hanno nomi molto simili tra loro. Secondo TikTok, invece, questi video non sarebbero stati pubblicati come parte di un’operazione di influenza occulta (Covert Influence Operation, in inglese), ma sarebbero parte di un tentativo di monetizzare sulla viralità dei contenuti relativi alla guerra in Medio Oriente. Qualsiasi sia la realtà, rimane il fatto che questi video contribuiscono a fornire un’immagine dell’Iran degli Ayatollah che non corrisponde con la realtà e contribuiscono alla propaganda di regime.