Il caso

La FIFA frena sulle polemiche: «Nessuno sta vendendo il calcio»

La federazione internazionale prova a spegnere l'incendio scoppiato attorno al progetto FIFA Forward Enterprise (FFE), la società che dovrebbe raccogliere le attività commerciali e organizzative del calcio mondiale
© Eduardo Verdugo
Red. Online
31.07.2026 08:00

Da martedì il mondo del pallone discute quasi solo di questo. Il progetto FIFA Forward Enterprise, già. Una possibile apertura di capitale della FIFA a investitori esterni: parole che, in un ambiente già attraversato da tensioni sul calendario internazionale e sul peso crescente dei capitali privati nello sport, hanno immediatamente prodotto reazioni durissime. Diverse confederazioni hanno espresso perplessità, in alcuni casi vera e propria opposizione, chiedendo chiarimenti e annunciando boicottaggi come l’UEFA.

La FIFA ha ora diffuso una nota per «mettere ordine» nei contenuti della proposta. Il messaggio di fondo è duplice: da un lato la rivendicazione della legittimità del progetto, dall'altro il tentativo di riportare la discussione all'interno dei canali istituzionali, ossia le 211 associazioni membro (MA) che compongono l'assemblea della federazione.

«Il processo è stato disturbato»

«Abbiamo ascoltato il riscontro fornito dalle rispettive confederazioni in merito alla proposta di costituzione di FIFA Forward Enterprise e desideriamo affrontare le questioni emerse dopo le prime notizie di stampa di martedì», si legge nel documento. La FIFA afferma di rispettare «il riscontro e la preoccupazione espressi pubblicamente» e ribadisce «l'impegno per una consultazione aperta e democratica».

Il punto più politico è però un altro: secondo Zurigo il percorso di consultazione previsto «è stato disturbato da notizie di stampa inesatte». La federazione assicura che il processo proseguirà comunque, «per garantire che ogni associazione membro possa esprimere il proprio voto sulla base dei fatti».

E ancora, sul passaggio che più ha fatto discutere: «Nessuno sta vendendo il calcio. Non è qualcosa che la FIFA prenderebbe mai in considerazione».

Chi parla a nome di chi

Nella nota compare anche una stoccata, non troppo velata, ai fronti che si sono formati in questi giorni. Tutti, sostiene con forza la FIFA, hanno «il diritto di esprimere la propria opposizione e di chiedere ulteriori chiarimenti», ma «nessuna singola entità può pretendere di rappresentare tutte le 211 associazioni membro del mondo». Ogni federazione nazionale, è la tesi, deve poter esaminare la proposta e pronunciarsi: «Sono questi i principi democratici della FIFA».

Che cosa prevede la proposta

Secondo quanto illustrato dalla federazione, il progetto si articola su alcuni punti. Andiamo con ordine.

Una controllata al 100%: FFE trasferirebbe le attività commerciali e la gestione operativa degli eventi della FIFA in una società che la FIFA possiederebbe e controllerebbe in modo permanente.

Valore ridistribuito: il valore commerciale generato sarebbe suddiviso tra tutte le 211 associazioni membro, così da consentire investimenti concreti nel calcio dei rispettivi Paesi.

20 milioni di dollari a testa: ogni MA riceverebbe 20 milioni di dollari di finanziamenti FIFA Forward Development nel quadriennio 2027-2030, «indipendentemente dal proprio sostegno» alla proposta. Le risorse arriverebbero dai ricavi aggiuntivi generati da FFE grazie a una gestione più efficace delle attività commerciali.

Il programma Fast Forward: un finanziamento una tantum di ulteriori 20 milioni di dollari per associazione, a partecipazione «pienamente volontaria» qualora il progetto vada avanti. Sarebbe finanziato da investimenti esterni «senza cedere il controllo né modificare in alcun modo la struttura di governance della FIFA».

Diritto di veto collettivo: senza il sostegno della maggioranza delle associazioni membro, le attività commerciali della FIFA resterebbero invariate e FFE non verrebbe costituita.

La federazione precisa che questi elementi rappresentano «il punto di partenza» della consultazione e restano aperti alla discussione: potranno essere approvati, respinti o emendati, nel loro insieme o singolarmente.

I tre principi rivendicati

La nota si chiude con l'elenco dei principi che, secondo la FIFA, reggono l'intera operazione: finanziamenti allo sviluppo «senza precedenti», una proprietà «autenticamente globale» delle opportunità commerciali del calcio e «piena autodeterminazione attraverso un processo democratico» per tutte le associazioni membro.

Resta da vedere se queste rassicurazioni basteranno a ricomporre la frattura. Il nodo politico, l'ingresso di capitali esterni in un'entità che gestirebbe i ricavi del Mondiale e degli altri eventi FIFA, non è certo di quelli che si sciolgono con un comunicato.

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