Medio Oriente

La guerra blocca le frontiere di Gaza: «Le scorte di cibo finiranno questa settimana»

Dall'inizio degli attacchi in Iran, le forze militari israeliane hanno chiuso i valichi della Striscia – Le organizzazioni umanitarie lanciano l'allarme: «Oltre due milioni di persone a rischio carestia, non possiamo aspettare»
© HAITHAM IMAD
Red. Online
03.03.2026 22:26

«Di questo passo le scorte alimentari finiranno durante la settimana». Si teme una nuova ondata di carestia nell'orizzonte di Gaza, carestia che colpirebbe oltre due milioni di persone. La guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe infatti avere delle gravi ripercussioni anche sulla Striscia. Il tutto in concomitanza con il mese sacro del Ramadan. A pesare in particolar modo, spiega il Guardian, è la chiusura a tempo indeterminato «per motivi di sicurezza» di tutti i valichi di frontiera nella regione da parte delle forze militari israeliane da quando è partito l'attacco sull'Iran.

© AP/Jehad Alshrafi
© AP/Jehad Alshrafi

Le scorte scarseggiano

La chiusura ha avuto la conseguenza immediata di un'impennata dei prezzi dei generi alimentari di base, tenuto conto che dopo oltre due anni dallo scoppio delle ostilità nella Striscia, «le forze israeliane hanno il controllo di quasi il 60% del territorio e che quasi tutte le scorte devono essere importate». I panifici comuni che riforniscono la popolazione dispongono di farina sufficiente solo per produrre pane per una circa una decina di giorni. I pacchi contenenti gli alimenti di base, invece, dovrebbero essere sufficienti per qualche giorno in più.

«Non possiamo aspettare»

La preoccupazione per le condizioni della popolazione sta crescendo anche tra le organizzazioni umanitarie che operano in loco e che si occupano di fornire cibo ai civili. «Le scorte di cui disponevamo da sabato, quando è iniziata la guerra, dureranno solo pochi giorni. Se i confini rimarranno chiusi, World Central Kitchen finirà le scorte di cibo questa settimana». A lanciare l'allarme negli scorsi giorni José Andrés, chef, fondatore e direttore dell'organizzazione attiva a Gaza, in uno sfogo su X. Anche perché l'impegno dell'organizzazione è costante. «Cuciniamo un milione di pasti caldi quotidianamente. E abbiamo bisogno di consegne di cibo ogni singolo giorno per sfamare delle famiglie che nulla hanno a che vedere con questa guerra. Non possiamo aspettare, lasciate entrare subito i camion con gli aiuti umanitari!».

Un incubo che ritorna

L'ombra di una nuova carestia si è diffusa a Gaza insieme alla notizia dell'attacco all'Iran. Un incubo per la popolazione palestinese, già colpita da una crisi umanitaria la scorsa estate, che ha spinto molte persone a precipitarsi ad acquistare nuove provviste. Una spinta che, però, ha fatto lievitare i costi dei beni di prima necessità, diventati difficilmente reperibili. «Il prezzo di un sacco di farina è triplicato. Altri alimenti di base, tra cui zucchero e olio da cucina, sono raddoppiati. Così come i pannolini». Tra la popolazione di Gaza il timore di una nuova carestia è persino più forte di quello dei bombardamenti, come racconta un uomo citato dal quotidiano britannico. «Molti civili non hanno nemmeno più la possibilità di fare scorta di generi alimentari, dopo aver perso le loro case, il lavoro e tutti i risparmi».

Ingresso «graduale» degli aiuti

«In quanto potenza occupante a Gaza, Israele ha la responsabilità legale di garantire che ci sia cibo sufficiente per i civili che vivono lì. Tale obbligo non è influenzato dalla guerra con l'Iran», ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati. Aggiungendo in un post su X: «Le mense comunitarie stanno già chiudendo e i prezzi dei beni di prima necessità hanno iniziato a salire. Anche in un contesto di guerra regionale in espansione, il diritto internazionale umanitario impone comunque a Israele di facilitare i soccorsi ai civili sotto il suo controllo».

Dal canto suo l'autorità israeliana che controlla gli aiuti e i flussi commerciali verso Gaza ha annunciato che avrebbe riaperto nella giornata di oggi il valico di Kerem Shalom «per consentire l'ingresso graduale degli aiuti umanitari». Israele ha tenuto aperti i valichi di frontiera con la Giordania e l'Egitto «e la catena logistica alimentare all'interno del Paese è ancora operativa; le scorte all'interno di Gaza dovrebbero essere sufficienti per un po' di tempo».

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