Il conflitto

La guerra in Iran ora si fa sentire anche nel Mediterraneo

Un missile di Teheran è stato intercettato e distrutto nello spazio aereo della Turchia dalle forze NATO - Ankara al momento non sembra intenzionata a scendere in campo - Gli Stati Uniti: «Colpiti oltre 2.000 obiettivi» - Washington potrebbe armare i curdi
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05.03.2026 06:00

Continuano ad allargarsi i confini del conflitto tra l’asse Israele-Stati Uniti e l’Iran. Oggi il Paese islamico ha lanciato un missile verso lo spazio aereo turco, che però è stato intercettato dalle forze NATO nel mediterraneo, da una nave americana. Ore dopo, funzionari di Ankara, che comunque hanno convocato l’ambasciatore iraniano, hanno tuttavia fatto sapere che il missile probabilmente non intendeva colpire la Turchia ma in realtà mirava ad una base a Cipro, e che abbia poi però deviato dalla rotta per errore.

Una dichiarazione che è apparsa ai più stiracchiata, di circostanza, forse per non farsi tirare nel conflitto, come già accaduto per i Paesi del Golfo (anche se questi, per ora, hanno solo minacciato risposte a Teheran). Al momento la Turchia sembra voler rimanere fuori dal conflitto e stare alla finestra a guardare cosa accade, anche se molti analisti ritengono che la possibile discesa in campo dei curdi a favore dell’alleanza israelo-americana, per rappresentare la forza di terra necessaria ai manifestanti locali per sovvertire il regime, potrebbe certo non farle piacere. Sarebbe l’intelligence americana a provare a coinvolgere le milizie curde. Del resto queste hanno già una cospicua forza operativa sul confine tra Iraq e Iran. Washington avrebbe già avuto contatti con il leader del Kurdistan Iraniano (Kdpi), Mustafa Hijri. Si starebbe valutando come collaborare al meglio. Anche perché, per andare avanti, non si potrà prescindere dal sostegno dei curdi per consentire il passaggio delle armi tra i due territori. L’idea degli americani sarebbe quella di utilizzare le milizie curde per un attacco anche di terra, senza coinvolgere i soldati americani, per destabilizzare ulteriormente la società iraniana e contribuire a esaurire le risorse militari di Teheran. Che, secondo Israele, hanno già subito ingenti decapitazioni.

Le parole di Dan Caine

Un attacco ieri ha preso di mira uno dei più importanti complessi governativi di Teheran che ospitava diverse forze, dai pasdaran all’intelligence, dai Basij all’esercito. Il Capo di Stato Maggiore americano, il Generale Dan Caine, ha parlato di un calo significativo dei lanci di missili e droni dall’Iran, «diminuiti dell’86% dal primo giorno di combattimenti con un calo del 23% solo nelle ultime 24 ore, mentre i lanci di droni d’attacco unidirezionali sono diminuiti del 73%». Caine ha aggiunto che i tre obiettivi militari dell’operazione sono attualmente neutralizzare la minaccia missilistica iraniana, indebolire o distruggere la marina iraniana e impedire all’Iran di ricostruire rapidamente le proprie capacità militari. Il generale ha detto che gli Stati Uniti hanno colpito più di 2.000 obiettivi durante la campagna e che oltre 20 navi iraniane sono state distrutte, neutralizzando in gran parte la principale presenza marittima iraniana.

Continua la rappresaglia

Oggi comunque sono stati diversi gli allarmi risuonati in Israele, sia a Gerusalemme -dove specie nel pomeriggio sono stati uditi forti boati - che nella zona di Tel Aviv. Ma oltre ai missili dall’Iran, parecchi sono stati i razzi e i droni lanciati da Hezbollah, chiamato a dare man forte a Teheran, in molti casi lanci congiunti, per tentare di saturare da più parti le difese aeree israeliane.

Per alcuni funzionari israeliani, gli Stati del Golfo, attaccati dall’Iran durante il conflitto, si uniranno presto alla campagna in modo offensivo. Attualmente, questi sono impegnati principalmente in modo difensivo, abbattendo i missili iraniani. Un comportamento che, secondo alcuni, potrebbe anche nascondere l’intento di vedere come evolve la guerra per poi tentare in una seconda fase una mediazione per far tacere le armi. Il presidente iraniano ha inviato loro un messaggio nel quale spiega che gli attacchi non sono contro di loro, ma contro le basi americane ospitate nei loro paesi. Idea respinta al mittente dal premier del Qatar che ha minacciato risposte. Il loro coinvolgimento potrebbe essere stato voluto da Teheran per convincerli a fare pressione su Washington, affinché termini la guerra. Fine che però, almeno per ora, né Trump né Netanyahu sembrano volere. Entrambi sono determinati ad andare avanti, forse anche per mantenere le promesse, fino alla caduta del regime iraniano. Ma nulla toglie che le cose potrebbero cambiare in un secondo momento. Trump a breve dovrà concentrarsi sulla campagna elettorale per le elezioni midterm e Netanyahu allo stesso modo dovrà impegnarsi per convincere il popolo a rieleggerlo ancora nelle prossime elezioni, previste per ottobre 2026.

Manca ancora il leader

Nessuno dei due vuole, o può permettersi, una guerra troppo lunga, stile Iraq, soprattutto per le perdite economiche derivanti dalla crisi energetica, anche se bisogna mantenere le promesse e si parla almeno di un altro paio di settimane di conflitto. Martedì, infatti, il New York Times aveva riportato la notizia secondo la quale rappresentanti del ministero dell’Intelligence iraniano avevano espresso la loro disponibilità nei confronti della CIA a trattare per la fine della guerra. Notizia però prontamente smentita dalle autorità di Teheran. Smentita anche la notizia secondo cui il figlio di Khamenei, Mojtaba, era stato scelto per succedere al padre. Pare invece che l’Assemblea degli Esperti non abbia ancora eletto la nuova Guida iraniana in sostituzione di Ali Khamenei, e il nome verrà annunciato la settimana prossima. A quanto pare i religiosi hanno fatto marcia indietro sul nome del figlio di Khamenei come nuovo leader, temendo che potrebbe essere un probabile bersaglio di Stati Uniti e Israele. Anche se, proprio a proposito del nuovo leader, il Ministro della Difesa israeliano, Katz, ha affermato che qualsiasi leader nominato dal regime iraniano per sostituire Ali Khamenei sarà un «bersaglio inequivocabile da eliminare». «Non importa come si chiama o dove si nasconde» ha detto Katz. Intanto l’Iran ha annunciato che i funerali di Stato per la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, previsti per ieri a Teheran, sono stati rinviati «in previsione di un’affluenza senza precedenti». «La cerimonia di addio per l’Imam martirizzato è stata rinviata. La nuova data sarà annunciata in seguito», ha riportato la televisione iraniana.