La guerra sporca di Putin, bombe e menzogne contro Kiev

Gli esperti la chiamano «Guerra cognitiva». Tecnicamente, è il tentativo di condizionare e manipolare le menti alterando la realtà condivisa e minando l’autonomia del pensiero critico. In pratica, è la battaglia per il controllo totale dell’informazione trasformata in strumento del potere.
Nel mondo globalizzato e social, la guerra cognitiva si combatte di minuto in minuto su tutti i fronti della comunicazione. Anche e soprattutto in modo sporco, con censure, propaganda, fake news, isolamento Internet, sovrabbondanza di notizie.
Dal 24 febbraio 2022, da quando cioè ha invaso l’Ucraina, la Russia di Vladimir Putin ha condotto costantemente due guerre: quella vera e propria - la guerra con i bombardamenti, i morti, i feriti, la distruzione. E quella cognitiva. Sempre più massiccia, sempre più necessaria per giustificare al proprio interno un conflitto disastroso che sarebbe dovuto durare pochi giorni e di cui invece nessuno vede la fine. Due guerre, quindi. In una delle quali si continua a uccidere. In modo sempre più indiscriminato. Mentre nell’altra trionfano le menzogne.
L’ultimo attacco
Un attacco con missili e droni, sferrato dai russi nella notte tra domenica e lunedì contro Kiev ha causato almeno 22 morti, tutti civili, e oltre un centinaio di feriti. Secondo fonti dell’Aeronautica militare ucraina, Mosca avrebbe lanciato 351 droni e 68 missili, prendendo di mira principalmente Kiev. «Per fermare i missili balistici (29 quelli che domenica notte hanno colpito la capitale ucraina, ndr) abbiamo bisogno dei mezzi per l’intercettazione», ha detto il portavoce dell’Aeronautica militare, Yurii Ihnat, parlando alla Tv nazionale. «I russi stanno certamente sfruttando il fatto che ora vi sia una grave carenza di missili intercettori, sia in Ucraina sia nel mondo», ha aggiunto Ihnat.
L’attacco di domenica notte è il secondo simile in pochi giorni. Nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, un’altra pioggia di missili e droni sulla capitale ucraina aveva causato la morte di 31 persone.
«Quanto accaduto è un attacco indiscriminato contro civili innocenti, infrastrutture, città: non è il modo in cui la Russia potrà mai vincere questa guerra - ha detto oggi ad Ankara, parlando con i giornalisti, il segretario generale della NATO Mark Rutte - Putin è disperato perché l’Ucraina è riuscita a colpire l’economia russa e a condurre attacchi profondi, oltre a fermare l’esercito russo dal compiere grandi progressi».
Il riferimento di Rutte è al bombardamento delle raffinerie e del terminal petrolifero nel porto di Vysotsk, nel Mar Baltico, a nord-ovest di San Pietroburgo; all’attacco lanciato contro la raffineria Slavneft-Yanos nella regione di Yaroslavl, tra le più grandi della Russia, con una capacità annua di raffinazione di 15 milioni di tonnellate di greggio; e alle incursioni di droni contro la raffineria Novatek-Ust Luga di Vistino, a sud-ovest di San Pietroburgo, e contro una raffineria nella regione di Kaluga, a Sud di Mosca.
Non solo: in un post su Telegram, ripreso dalla Reuters, è stato lo stesso governatore della regione russa di Omsk, Vitaly Khotsenko, a parlare di un raid di droni contro quello che ha definito «il centro industriale settentrionale» della città; centro che ospita la raffineria di Gazpromneft, la più grande della Russia. Se confermato, si tratterebbe dell’attacco con la gittata più lunga dall’inizio della guerra, 2.700 km dal territorio ucraino.
L’ottimismo di Trump
In volo per Ankara, dove oggi partecipa al vertice NATO, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente affermato che «Putin vuole finire la guerra in Ucraina, lo vuole fortemente. Anche Volodymyr Zelensky lo vuole, ne parleremo con gli alleati».
Può darsi. Non è la prima volta che Trump mostra ottimismo su questo fronte. E tuttavia, proprio oggi il Cremlino ha annunciato che in Ucraina non è più in corso soltanto un’operazione militare speciale, ma «una guerra vera e propria». Le parole, pronunciate dal portavoce Dmitry Peskov, assieme alle notizie che in queste stesse ore si riconcorrono sui canali Z di Telegram, sono il possibile segno di una mobilitazione in arrivo, passo impopolare ma reso necessario dallo squilibrio fra perdite al fronte e nuove reclute che va avanti da tempo: da gennaio a giugno di quest’anno, secondo analisi provenienti da più fonti riportate oggi dall’Associated Press, ogni mese sono state reclutati 27 mila soldati contro 30-34mila perdite.
L’analisi dell’ISW
La guerra vera. E la guerra cognitiva, come si diceva. Secondo gli analisti dell’Institute for Study of War (ISW), think tank americano di orientamento conservatore che pubblica quotidianamente un report sul conflitto in Ucraina basato su fonti aperte, «Il Cremlino esalta regolarmente i successi tattici russi presentando prove false e fabbricate come parte di un più ampio sforzo di guerra cognitiva che cerca di rappresentare un crollo delle linee del fronte ucraino. Una campagna informativa - coordinata aggiunge l’ISW - che mira a fare pressione sull’Ucraina e i suoi partner affinché cedano alle richieste della Russia nei negoziati».
L’ultimo atto di questa campagna è stato recitato dal presidente russo in persona.
«Il Cremlino - scrive l’ISW - prevedeva che Vladimir Putin avrebbe parlato con Trump» per i 250 anni «dell’Indipendenza USA e ha consapevolmente organizzato incontri tra Putin e diversi comandanti russi il 3 luglio; incontri nei quali Putin ha affermato che le forze russe avevano preso Kostyantynivka e amplificato ulteriori vittorie. Putin probabilmente voleva usare la chiamata per presentare a Trump le sue esagerate affermazioni di avanzamento e convincerlo che la Russia stesse vincendo sul campo di battaglia». Guerra cognitiva, appunto.
