Svizzera

«La logistica dell'esercito va decentralizzata per renderla più resiliente in caso di conflitto armato»

Il Controllo federale delle finanze critica, ad esempio, l'insufficiente integrazione delle catene di approvvigionamento civili - «Questa lacuna rappresenta un rischio marcato a causa dell'elevata dipendenza dall'estero per quanto riguarda l'approvvigionamento di materiale bellico»
© VBS/DDPS - Linus Spitz
Ats
05.08.2026 23:00

La logistica dell'esercito va decentralizzata per renderla più resiliente in caso di conflitto armato. Lo scrive in un rapporto il Controllo federale delle finanze (CDF) secondo cui il progetto in corso presenta sostanzialmente la maturità necessaria, ma richiede alcuni miglioramenti.

L'Esercito intenda passare da un'amministrazione orientata all'efficienza a una logistica operativa decentralizzata e pronta al conflitto. Il progetto in questione, denominato «Piano generale di logistica dell'Esercito», è nel complesso in linea con gli obiettivi, secondo quanto afferma il Controllo federale delle finanze (CDF) in un rapporto pubblicato oggi.

In futuro, l'approvvigionamento, la protezione, l'assistenza sanitaria e le infrastrutture dell'Esercito dovranno essere orientati alle situazioni di crisi e di conflitto. Sono previste complessivamente 144 misure specifiche, che dovranno essere implementate entro il 2035. A livello interno, l'amministrazione prevede investimenti complessivi fino a dieci miliardi di franchi entro il 2040.

Data la portata finanziaria del progetto, il CDF formula quattro raccomandazioni al comando delle forze armate. La Base logistica dell'Esercito deve innanzitutto presentare una panoramica di tutti i provvedimenti, compresi costi, scadenze e interdipendenze, e coordinarsi strettamente con lo Stato maggiore dell'Esercito. È inoltre necessario un coordinamento sistematico delle interdipendenze con le catene di approvvigionamento civili, i Cantoni e gli uffici federali, poiché l'armata dipende per oltre il 90% da materiale militare importato dall'estero.

Secondo il CDF, la Segreteria generale del Dipartimento della difesa (DDPS) deve inoltre integrare il piano generale nel proprio sistema di monitoraggio di livello superiore, al fine di garantire la coerenza finanziaria. Infine, nell'assegnazione degli appalti di logistica e manutenzione al gruppo Ruag MRO di proprietà della Confederazione, i responsabili del DDPS e dell'Ufficio federale per l'armamento (Armasuisse) dovrebbero essere coinvolti sin dalle prime fasi.

Il Dipartimento della difesa ha accolto con favore questa proposta. Robert Scheidegger, capo della divisione Pianificazione, Controlling, Digitalizzazione e Sicurezza del DDPS, ha sottolineato davanti ai media la necessità della riorganizzazione: «Oggi disponiamo di un sistema altamente efficiente che gestisce la logistica con grande rapidità. Siamo però vulnerabili, in particolare in caso di guerra». Per questo, la logistica deve essere organizzata in modo più decentralizzato, più sicuro e più vicino al fronte.

Riguardo al fatto che il piano generale sia stato elaborato prima della Strategia di politica di sicurezza 2026 - una critica mossa dal CDF -, Scheidegger ha spiegato che un approccio diverso avrebbe ritardato inutilmente il progetto. Anche Michael Nussli, vicecapo della Base logistica dell'Esercito, ha sottolineato l'urgenza della riforma.

I responsabili intendono procedere in modo pragmatico, poiché un'attuazione completa di tutte le misure è considerata irrealizzabile alla luce dell'attuale situazione finanziaria dell'Esercito. Si punta a una decentralizzazione di base, ma non a un ampliamento completo, che costerebbe dai cinque ai dieci miliardi di franchi. In questo contesto, Nussli ha parlato di una «soluzione da poveri». Le esigenze della logistica sono in concorrenza con altri progetti dell'esercito e dovrebbero essere finanziate mediante il bilancio ordinario.

Un altro elemento essenziale della decentralizzazione auspicata riguarda l'infrastruttura. «L'obiettivo è quello di stoccare i sistemi più importanti in strutture sotterranee», ha affermato Nussli. Tuttavia, non tutti questi impianti sono in condizioni ottimali.

Un'altra sfida centrale rimane l'infrastruttura IT. È vero che, come hanno sottolineato i responsabili, il sistema standard SAP - programma di gestione di tutti i processi di lavoro - funziona in modo stabile nelle operazioni quotidiane dall'inizio del 2025. In caso di emergenza, però - ad esempio attacchi informatici o interruzioni delle linee - il sistema raggiunge i propri limiti, poiché i centri di calcolo non sono sufficientemente protetti e il sistema non può funzionare in modo autonomo.

La soluzione inizialmente prevista per il funzionamento autonomo si è rivelata irrealizzabile ed è stata scartata. Ora si punta nuovamente in modo più deciso su architetture SAP protette e autonome, ma ciò richiede tempo. Scheidegger ha difeso questa linea d'azione dopo che il CDF aveva criticato il ritardo: «Sarebbe sbagliato acquistare software prima di sapere come vogliamo lavorare. I requisiti sono ora noti». Si prevede di integrare il sottoprogetto nel programma di equipaggiamento 2027.