Vallese

La madre di due vittime di Crans dopo l'incontro con i Moretti: «Non sono arrabbiata, voglio risposte»

Jacques e Jessica Moretti, nel frattempo, si sarebbero detti disposti a parlare con altre vittime del rogo scoppiato la notte di Capodanno nel locale che gestivano
© KEYSTONE/Alessandro della Valle
Red. Online
11.02.2026 17:15

«Non sono né arrabbiata, né in rivolta, né provo un sentimento d'odio: voglio semplicemente delle risposte». Così si è espressa la madre di due vittime dell'incendio di Capodanno a Crans-Montana al termine del colloquio avuto oggi con i coniugi Moretti. Improvvisato e durato una ventina di minuti, l'incontro è avvenuto a margine dell'interrogatorio odierno del proprietario e gerente del bar «Le Constellation» e si è svolto nel campus Energypolis a Sion, dove si tiene l'audizione dell'imputato.

Durante una pausa, nella tarda mattinata di oggi, mentre assisteva all'interrogatorio, la madre delle due ragazze ancora ricoverate in ospedale ha voluto parlare con Jacques Moretti. Una richiesta avanzata anche dal gerente del locale. Gli avvocati hanno quindi deciso di organizzare un colloquio in una sala adiacente all'aula dell'audizione.

«È un cammino di guarigione. Mi aspetto delle risposte, che sia detta la verità. Non chiedo niente di più», aveva detto la madre arrivando all'interrogatorio, che ricordiamo non è pubblico, di Jacques Moretti.

Ignoti i contenuti dell'incontro

«La mia cliente ha voluto parlare in privato con il signor e la signora Moretti. Non vi dirò quindi cosa si sono detti», ha spiegato nel primo pomeriggio davanti ai giornalisti Sébastien Fanti, uno degli avvocati delle vittime. «È stato un momento intenso, umanamente raro e molto importante per permettere alle persone di vedersi e scambiarsi opinioni su ciò che è successo. I miei colleghi (Yaël Hayat et Nicola Meier, ndr.) e io pensiamo che sia un momento procedurale importante che ha contribuito a un processo condiviso di resilienza. In definitiva, per potersi capire, parlare e perdonare bisogna potersi scambiare le opinioni. C'è un tempo per l'umanità che deve essere concesso».

«C'era un bisogno reciproco di parlare e di ascoltare», ha dal canto suo dichiarato l'avvocata Yaël Hayat, che rappresenta i Moretti. «Per entrambe le parti era importante trascorrere un momento ai margini di qualsiasi violenza vendicativa. Questo potrebbe essere l'inizio di un percorso di resilienza per questa madre dal raro coraggio».

«Ciò che ha contraddistinto l'incontro è stata la spontaneità. C'era un bisogno spontaneo e mutuale di parlarsi», ha quindi concluso Nicola Meier, uno degli avvocati di Jessica Moretti. «Jacques e Jessica Moretti sono poi disposti a incontrare altre vittime».

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