La mano più importante, alla fine, la dà Behrens

Evidentemente, Sal Da Vinci non si è ispirato al rapporto tra Kevin Behrens e Georgios Koutsias per plasmare la canzone vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo. «Costruiremo tutto, ma non alzeremo un muro/Litigare e far l’amore e poi che male c’è?». No, non saranno l’attaccante tedesco e quello greco a (ri)prendersi la mano per il bene del Lugano. E ieri sera, a Cornaredo, lo si è capito una volta di più.
A oramai due mesi dai fattacci di Benidorm, e come avvenuto nel match casalingo contro il Winterthur di fine gennaio, i due si sono bellamente ignorati al momento della reciproca sostituzione. La buona notizia, per i bianconeri, è che a entrare in campo - a questo giro - è stato Behrens. All’ex Wolfsburg, in effetti, sono bastati pochi minuti per firmare la rete che ha piegato il Sion, permettendo alla squadra di Mattia Croci-Torti di ritrovare successo e sorriso dopo il brutto scivolone al Letzigrund.
«Il Thun? Un po’ rosico»
Frustrato e arrabbiato per quanto visto con il GC, anche il tecnico momò ha di nuovo voglia di scherzare grazie ai 3 punti conquistati al cospetto dei sempre insidiosi vellesani. «Il mancato saluto tra Behrens e Koutsias? Quando si viene lasciati dalla propria ragazza mica bastano due mesi per tornare a scriverle o chiederle di andare a bere ancora qualcosa assieme». Insomma, in questa fase del campionato ci sono altre priorità. E a una di esse, con il 2-1 rifilato al Sion, i bianconeri hanno affiancato un bel visto. «Siamo ufficialmente nelle prime sei» sottolinea il Crus. «Ma, al netto di quanto annunciato alla vigilia della stagione, lo reputo un piccolo obiettivo. Possiamo fare molto meglio. Anche se poi, a ben guardare, da quando alleno il Lugano non avevo mai conquistato così tanti punti. Purtroppo è la distanza così ampia dal Thun a dare l’impressione che non stiamo facendo un torneo all’altezza. La verità, però, è che ho sempre cercato di dimostrare di voler vincere ogni partita. E in casa è successo tante volte in questa stagione. Tolte le partite con il GC, a mio avviso, il nostro 2026 è da ritenere positivo. Ripeto: poi c’è un avversario che sta facendo qualcosa di eccezionale. E rosicare, per uno che ama condividere le proprie fantasie con i tifosi, è inevitabile».
Strategia rivista
Quello osservato con il Sion, al proposito, non è stato un Lugano da sogno. «Ma un Lugano che è tornato a mostrare carattere e più fame dell’avversario» indica Croci-Torti. Vero, Steffen e compagni sono stati bravi a non farsi destabilizzare dal rigorino assegnato ai vallesani e trasformato da Kabacalman già al 10’. La reazione, appunto, è stata subitanea. «E nella ripresa, come non faccio mai, ho cambiato strategia, lasciando maggiormente il pallone ai vallesani, per cercare di fare loro male in fase di transizione» spiega l’allenatore. Ha funzionato, soprattutto perché l’avvicendamento andato in scena al 57’ ha privato il Lugano di un fantasma, rinforzandolo con un potente ariete. E così, alla fine, la mano più importante ai bianconeri l’ha data proprio Behrens.
