La mappa dei traslochi cittadini: via dal centro verso la periferia

Leggi «trasloco» e subito ti sale l’ansia. Recita la Treccani: «L’insieme delle operazioni logistiche necessarie per trasferire mobili, suppellettili e oggetti personali da un’abitazione, ufficio o sede lavorativa a un’altra. Implica l’imballaggio, il trasporto e, spesso, il riposizionamento dei beni».
Esperienza personale: peggio dei libri non c’è nulla. Li maledici due volte: la prima quando li imballi, la seconda quando ti giri e vedi l’ennesimo scatolone da aprire. Sì, traslocare è fonte di stress; quasi sempre, però, anticipa un nuovo inizio: una famiglia che si allarga, un lavoro che cambia. Traslocare ha il suo fascino.
Dove si cambia di meno?
A proposito di traslochi, l’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), recentemente, ha dedicato al tema un intero capitolo di uno studio più ampio intitolato «Dieci anni di migrazioni in città». Il primo dato che emerge dall’analisi è che la maggior parte dei trasferimenti della popolazione residente in Ticino, tra il 2014 e il 2025, è avvenuta all’interno dello stesso comune. Insomma, quando ci spostiamo, lo facciamo prevalentemente all’interno del medesimo territorio. Cambiare sì, ma non troppo.
Il secondo dato analizzato dallo studio, che prende in considerazione esclusivamente le cinque città, riguarda il tasso di trasloco, ossia la quota di traslochi rispetto alla popolazione residente. Dall’analisi emerge che Bellinzona è mediamente la città con la minore propensione al cambiamento di residenza, seguita da Mendrisio, dove i tassi risultano generalmente contenuti. All’opposto, troviamo Chiasso e Lugano che registrano valori più elevati. Il picco massimo, tuttavia, è stato raggiunto a Locarno nel 2024, con un tasso di trasloco del 12,7%.
L’aspetto più interessante riguarda però il luogo di destinazione. Come dimostra bene lo studio, ci si può infatti spostare all’interno dello stesso comune, in un altro comune dello stesso distretto, in un altro cantone o all’estero. Dai dati dell’USTAT emerge con chiarezza una logica di prossimità: gli spostamenti più frequenti avvengono all’interno del proprio comune. Questo vale in tutte e cinque le città analizzate, comprese quelle che non hanno subito aggregazioni comunali, come Locarno e Chiasso.
Nel raffronto regionale, Bellinzona è la città con la quota di traslochi interni più alta, pari al 59,6%. Detto altrimenti: a Bellinzona si trasloca poco, ha infatti il tasso di trasloco più basso, ma quando si trasloca, prevalentemente si rimane all’interno dello stesso territorio.
Di particolare interesse sono i luoghi di destinazione: grazie alla suddivisione geografica basata sui quartieri – ossia gli ex-comuni che dopo l’aggregazione hanno dato origine all’attuale città – l’indagine dell’USTAT ha potuto individuare con precisione dove si sono verificati questi trasferimenti.
Anche in questo caso, dall’analisi emerge una tendenza chiara: nelle città di dimensioni medio-grandi, come Lugano e Bellinzona, si osserva un movimento centrifugo, ossia uno spostamento della popolazione dal centro verso la periferia.
Ancora una volta a Bellinzona spetta il primato di questa tendenza: il centro cittadino ha infatti perso quasi 500 abitanti a favore degli altri quartieri. Il saldo tra i quartieri mostra che le principali destinazioni di questi trasferimenti sono Giubiasco, Claro e Monte Carasso. Anche a Lugano si è registrata una dinamica analoga: il centro cittadino ha perso 420 abitanti. Perdite importanti si registrano anche nei quartieri di Molino Nuovo (-281) e Loreto (-227).
Una questione di qualità
E la politica di fronte a questo svuotamento del centro a favore della periferia che cosa dice? Innanzitutto risponde con una premessa. «Se si considerano anche gli arrivi dall’esterno, il saldo demografico del centro cittadino rimane comunque positivo», commenta al Corriere del Ticino il sindaco di Lugano, Michele Foletti.
Limitandosi invece agli spostamenti interni alla città, il saldo negativo registrato nel quartiere del centro – secondo Foletti – è spiegato soprattutto con un cambiamento nelle preferenze abitative. «Molti residenti scelgono di trasferirsi verso quartieri più periferici per trovare abitazioni più moderne o di qualità superiore, spesso con pigioni simili a quelle del centro». Nel nucleo storico, infatti, le ristrutturazioni risultano spesso più complesse e costose. «Il potenziamento dei trasporti pubblici è un altro motivo di questa tendenza», avverte Foletti. Per quanto riguarda invece la ricerca di alloggi più vicini alla natura – ricorda ancora il sindaco –, questa è stata una dinamica particolarmente urgente durante la pandemia di Covid-19, «ma negli anni successivi abbiamo osservato un ritorno verso i quartieri più centrali».
Più in generale, il centro cittadino – al netto di tutte le dinamiche migratorie – risulta in crescita, sottolinea ancora Foletti: «Negli ultimi anni, accanto alle logiche residenziali, siamo riusciti a riempire molti uffici che in passato erano rimasti vuoti. Questo ha contribuito a dare ossigeno a molte attività economiche in città». Non a caso, conclude il sindaco, «a Lugano abbiamo meno problemi di negozi che chiudono rispetto ad altre regioni».
Il sogno della proprietà
Anche a Bellinzona, la lettura del sindaco Mario Branda segue uno schema simile. Pur registrando una perdita di residenti nel centro a livello di spostamenti interni, nel complesso, considerando gli arrivi da fuori, il saldo demografico del centro risulta positivo: «Per la prima volta nella sua storia, la vecchia Bellinzona – il centro – ha superato quota 20.000 abitanti, mentre il quartiere di Giubiasco si sta rapidamente avvicinando ai 10.000. Probabilmente, le persone che arrivano per la prima volta a Bellinzona tendono a scegliere il centro, dove c’è maggiore densità di servizi, mentre chi parte dal centro cerca spazi più ampi in periferia». Al riguardo, prosegue Branda, alcuni quartieri come Claro, Preonzo, Monte Carasso o Camorino offrono ancora la possibilità di realizzare case mono o bifamiliari con giardino, permettendo così di realizzare il sogno dell’abitazione indipendente. «A questo si aggiunge il fatto che il sistema dei trasporti pubblici è stato notevolmente potenziato, rendendo più agevoli i collegamenti da e verso il centro rispetto al passato». Nel complesso, la città di Bellinzona è quella che in Ticino è cresciuta maggiormente negli ultimi anni, avverte Branda: «È una tendenza costante da quasi un decennio. Tra i fattori che hanno favorito questo andamento ci sono i collegamenti ferroviari verso il nord delle Alpi e verso sud, con l’apertura delle gallerie di base del Gottardo, i prezzi dei terreni relativamente vantaggiosi rispetto ad altre città ticinesi, e una buona densità e qualità dei servizi», conclude il sindaco, per il quale anche l’aumento dei posti di lavoro ha contribuito a questa tendenza.
«Un corso storico»
Quasi verrebbe da chiedersi se questo fenomeno dello svuotamento residenziale dei centri esista davvero. Chi arriva da fuori trova nel centro il suo punto d’ingresso; chi ci abita tende a uscire. A chiarire questo fenomeno, dal punto di vista storico e sociologico, è Alberto Montorfani, analista immobiliare ed esperto. «Si tratta di una tendenza inevitabile, un vero e proprio corso storico: la città, come spazio di vita e di commercio, tende a respingere progressivamente i propri abitanti dall’interno verso l’esterno». Da una parte, spiega Montorfani, per una questione di costi, dall’altra perché il territorio nel centro urbano è sempre più ambito per attività ad alto margine economico, sia pubbliche sia private. «Se guardiamo a quanto accaduto a Lugano negli anni ’60, con lo sviluppo del settore bancario, vediamo chiaramente come molti cittadini si siano spostati fuori città». Il tessuto residenziale è stato così progressivamente sostituito da un tessuto commerciale più redditizio. «Un secondo fattore che alimenta questo movimento centrifugo è quello che potremmo definire il “rimpicciolimento” del Ticino. Oggi, infatti, gli spostamenti sono estremamente rapidi: si raggiunge Bellinzona in circa 15 minuti e Locarno in mezz’ora». In questo contesto, la rete ferroviaria regionale TILO è diventata di fatto un prolungamento della città: una sorta di metropolitana a cielo aperto che collega Sopra e Sottoceneri, ridefinendo il concetto stesso di spazio urbano in Ticino. «Siamo quindi giunti a un punto in cui ci si interroga – come accade altrove – su cosa si possa fare per mantenere una quota di popolazione nei centri urbani. Non a caso, dal 2014 la legislazione impone ai Comuni di promuovere la densificazione territoriale». Ma questa, conclude Montorfani, «è un’altra storia».
