La mobilitazione non si spegne, si va verso lo sciopero generale

Avanti con le misure di coprifuoco in molte città francesi, fra cui le zone di Parigi attorno a Place de la République e di Les Halles. Misure che si sono rivelate «efficaci», secondo Emmanuel Macron, intercettato dai giornalisti prima di un viaggio di Stato in Medio Oriente. Il presidente francese, pur sostenendo di non voler introdurre lo stato di emergenza, ha comunque promesso «fermezza» da parte delle autorità affinché queste «scene inaccettabili» non si ripetano. Ma le prospettive, in vista del weekend e delle prossime settimane, restano pessime. In aggiunta a una situazione già molto tesa, i sindacati hanno messo in campo l’idea di uno sciopero generale. «È giunto il momento di fare un ulteriore passo avanti nella mobilitazione, lo sciopero deve prendere il sopravvento. Invochiamo la più ampia mobilitazione possibile per il 5 novembre e invitiamo a tenere assemblee ovunque, in tutti i luoghi di lavoro, per estendere lo sciopero anche nei giorni successivi», ha detto la segretaria generale della CGT, il principale sindacato francese, Sophie Binet. L’annuncio di Binet è arrivato subito dopo l’incontro con il premier Sébastien Lecornu. Nel corso della riunione a Matignon, Binet ha accusato il governo: «Le nostre rivendicazioni non sono state affatto prese in considerazione». Durante l’incontro, ha aggiunto Binet, «i ministri ci hanno fornito solo vaghi accenni, nulla di concreto: il ministro del Lavoro ha detto che ci riceverà prossimamente per discutere del potere d’acquisto», ma «non c’è stato alcun annuncio preciso», ha sottolineato. Ecco perché, oltre ad annunciare lo sciopero, i sindacati saranno presenti in piazza nel fine settimana per il secondo atto delle proteste contro il carovita. Insomma, la situazione a Parigi rischia di aggravarsi.
Commercianti preoccupati
Lo sanno bene i commercianti francesi: tra le 2.000 e le 3.000 attività commerciali hanno subito danni e furti durante i gravi disordini dello scorso fine settimana. «La preoccupazione è altissima», ha dichiarato all’AFP Pierre Bosche, presidente della Confederazione dei commercianti francesi. Secondo Bosche, che auspica una mobilitazione massiccia delle forze dell’ordine «con la missione di proteggere le attività commerciali», molti piccoli imprenditori intendono tenere le serrande chiuse di fronte al rischio di «perdere il proprio negozio».
In vista delle nuove manifestazioni, il premier Lecornu incontrerà domani i sindaci di Parigi, Marsiglia e Lione. Venerdì, invece, si recherà a Limoges per rendere visita al sindaco Guillaume Guérin, il cui municipio è stato dato alle fiamme nel corso delle manifestazioni. Un «tour» di sostegno per prepararsi ai prossimi giorni, che si annunciano tesi.
Qualcosa si muove
Nelle retrovie, intanto, qualcosa inizia a muoversi a livello istituzionale. Per cercare di risolvere la crisi, lunedì è stata agendata una riunione presso il Ministero dell’Istruzione Nazionale con rappresentanti del personale, degli studenti delle scuole superiori e delle autorità regionali per «presentare le prime decisioni prese» in risposta alla mobilitazione studentesca. Dall’inizio delle mobilitazioni a metà settembre, lo ricordiamo, le rivendicazioni si sono concentrate sulla carenza di insegnanti, sul sovraffollamento delle classi, sugli edifici scolastici e sulla piattaforma di ammissione all’università di Parcoursup. Oltre, appunto, al tema più generale del carovita.
«Aiutate la polizia»
Ma in Francia, a tenere banco sono anche le indagini sui «casseur». In questo senso, sta creando parecchio dibattito la richiesta della polizia ai testimoni «di inviare immagini di violenza, vandalismo o saccheggi avvenuti il 17 e 18 ottobre per aiutare gli inquirenti». Il quartier generale della polizia di Parigi ha lanciato martedì una piattaforma dedicata all’invio di tali immagini: i video sono «un elemento cruciale delle nostre indagini», ha dichiarato all’AFP il direttore della sicurezza locale dell’area metropolitana di Parigi. Un approccio, quello delle testimonianze, senza precedenti ma che indica la gravità della situazione. Dal fine settimana, gli investigatori dell’unità di analisi video della polizia di Parigi stanno esaminando meticolosamente ore di filmati registrati dalle 80.000 telecamere di sorveglianza installate negli spazi pubblici e sulla rete di trasporto.
La polarizzazione politica
Sullo sfondo del caos francese, infine, c’è la politica. Macron, sotto attacco da tutte le parti, sta lasciando campo libero sia alla destra, sia alla sinistra. Ed è per questo che, a sei mesi dal voto per l’Eliseo, la leader del Rassemblement national Marine Le Pen è sempre più in testa nei sondaggi. Se si votasse oggi, otterrebbe tra il 34 e il 38 percento dei voti, un tasso mai raggiunto nei precedenti rilevamenti. Significativo anche il dato emerso su Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise), vicino ai manifestanti: incasserebbe tra il 15 e il 20 percento dei voti. Insomma, la Francia brucia in un panorama politico sempre più polarizzato.
