La neutralità in tempi turbolenti, riflettori puntati sul Nazionale

Cosa è la neutralità e cosa rappresenta? Soprattutto, alla luce degli eventi di questi giorni - e di questi ultimi anni - come si può modellare la neutralità affinché serva agli interessi della Svizzera? Per Pro Svizzera, spalleggiata dall’UDC, la risposta è una: la neutralità va definita e inserita nella Costituzione, limitando il margine di manovra del Consiglio federale. Ed è proprio quello che chiede l’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)». Il Consiglio degli Stati ha già raccomandato di respingere il testo, ma vorrebbe un controprogetto diretto. Ora tocca al Nazionale prendere ufficialmente posizione sul tema. Sarà una lunga discussione. A tal punto che i dibattiti, che verosimilmente inizieranno questa sera, proseguiranno domani, poi ancora martedì 10 marzo e infine lunedì 16 marzo. Sarà una vera e propria maratona: ben 86 i consiglieri nazionali che si sono annunciati per parlare.
Quattro punti
L’iniziativa chiede di modificare l’articolo 54 della Costituzione, relativo agli Affari esteri con quattro punti. In futuro, la neutralità della Svizzera deve essere «permanente e armata»; la Confederazione non aderisce ad alleanze militari o difensive (ad esempio la NATO), a meno che non ci sia il rischio di un’aggressione militare diretta contro la Svizzera. Inoltre, la Confederazione non deve partecipare a scontri militari tra Stati terzi.
Non deve nemmeno adottare «misure coercitive non militari» - ovvero le sanzioni - nei confronti di Stati belligeranti. Ciò significa che non sarebbe più permesso riprendere sanzioni emanate al di fuori dell’ONU (ad esempio quelle imposte dall’UE nei confronti della Russia e riprese dalla Svizzera). Berna sarebbe comunque chiamata, anche in futuro, a contrastare l’elusione delle sanzioni adottate da altri Stati. Infine, la Svizzera deve utilizzare la sua neutralità per offrire i propri buoni uffici in qualità di mediatrice. Sia per prevenire, sia per risolvere i conflitti.
La proposta dei «senatori»
Il Consiglio degli Stati ha chiaramente respinto l’iniziativa, così come ha già fatto il Consiglio federale (che non vuole alcun controprogetto). E la stessa cosa dovrebbe avvenire al Nazionale. Tuttavia, non è ancora detta l’ultima parola su un possibile compromesso: per i «senatori», la Costituzione va sì modificata, ma in modo meno estremo. E con soli due punti, anziché quattro: «La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata». E a seguire: «La Confederazione si avvale della neutralità per garantire l’indipendenza e la sicurezza della Svizzera nonché prevenire i conflitti o contribuire alla loro risoluzione. Offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice». Verrebbero così stralciate le due parti più controverse dell’iniziativa, che riguardano le alleanze militari (come la cooperazione con la NATO) e soprattutto la ripresa delle sanzioni internazionali.
Alla commissione preparatoria del Nazionale, quella della politica estera, il controprogetto degli Stati non convince e si è espresso (in due occasioni) contro la proposta. Nel frattempo, i consiglieri nazionali Roland Rino Büchel (UDC/SG) e Hans-Peter Portmann (PLR/ZH) hanno cercato di modificare ulteriormente il controprogetto dei «senatori», ma anche in questo caso le possibilità di successo in aula appaiono molto scarse.
«Neutralità? No, convenienza»
«I recenti fatti in Iran, ma anche in Venezuela, ancora una volta dimostrano che il diritto internazionale non esiste», afferma il consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC), sottolineando che il diritto internazionale - per giustificare le sanzioni - è stato chiamato in causa quando la Russia ha invaso l’Ucraina, ma non per le azioni degli Stati Uniti. Il deputato ticinese si chiede: «Il Consiglio federale adotterà sanzioni contro USA e Israele per questi due episodi? Sicuramente no, non lo farà, è questa la dimostrazione che il diritto internazionale non esiste. La neutralità, invece, deve essere un concetto saldo e non può essere reinterpretata dal Consiglio federale al bisogno, a seconda di chi ci si trova davanti. Non deve più essere uno strumento di politica estera, ma un principio sacrosanto che va iscritto nella nostra Costituzione».
Nel testo dell’iniziativa c’è soprattutto la questione delle sanzioni (la Svizzera sarà comunque tenuta ad adottare quelle emanate dall’ONU) ad aver incontrato le maggiori resistenze. I provvedimenti come quelli dell’UE adottati dal Consiglio federale contro la Russia, spiega Marchesi, «sono stati venduti come il mezzo per far finire la guerra, ma dopo quattro anni il conflitto prosegue. E le sanzioni adottate a geometria variabile sono la dimostrazione che questa neutralità reinterpretata dal Governo è dannosa per l’immagine della Confederazione. Una Svizzera che si comporta in modo diverso a seconda di chi sono gli interlocutori non è neutralità, è convenienza».
Enorme pragmatismo
Per lo storico Sacha Zala, invece, la Svizzera ha solo da perderci inserendo un tale corsetto nella Costituzione. «Non capisco quale sia lo scopo dell’iniziativa, se non quello di creare un grosso danno. È giusto e legittimo che Berna faccia una politica di convenienza. La ricetta del Consiglio federale è sempre stata quella di adoperarsi con un enorme pragmatismo, interpretando la neutralità per fare gli interessi del Paese», spiega il direttore del gruppo di ricerca Documenti Diplomatici Svizzeri (Dodis) e presidente della Società Svizzera di Storia, sottolineando che oltretutto nelle Convenzioni dell’Aja del 1907 non c’è alcun riferimento alle sanzioni.
«Non dimentichiamo che la Svizzera, con la sua economia estremamente aperta, liberale e votata all’esportazione, è intrinsecamente attaccata al tessuto internazionale. È impossibile per la Svizzera essere totalmente distaccata: si tratta di una percezione sbagliata. Sulle sanzioni, lo ha detto bene Ueli Maurer nel febbraio del 2022, quello che decide il Consiglio federale è irrilevante: le banche svizzere seguono sempre il regime di sanzioni più rigido, come quello statunitense, perché se non lo dovessero fare si troverebbero a loro volta colpiti da sanzioni».
