Stati Uniti

La nuova frontiera americana, l'esecuzione in diretta streaming

Nidal Hasan, il killer della strage nella base militare di Fort Hood, verrà giustiziato pubblicamente tramite fucilazione — Per il ministro della Guerra Hegseth si tratta di «un monito a tutti i cittadini» – Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International: «È terribile, così si torna indietro di secoli»
© ANNA ROSE LAYDEN
Irene Solari
09.10.2026 19:57

«Nidal Hasan sarà giustiziato tramite fucilazione il 3 dicembre alle 13». Questo annuncio, arrivato per voce del segretario statunitense alla Guerra, Pete Hegseth, già di per sé fa gelare il sangue. Ma l'effetto è ancora più forte se si considera che l'esecuzione sarà trasmessa live, in diretta streaming, come se si trattasse di un episodio di una serie tv o di un evento pubblico. «È un qualcosa di terribile», commenta a tal proposito Riccardo Noury, portavoce del coordinamento sulla pena di morte per Amnesty International. «Dopo l’orrore appena suscitato dal caso di Christa Pike (la donna condannata a morte in Tennessee e sopravvissuta a due dosi di iniezione letale a base di pentobarbital, n.d.r.), sembra che ora si aggiunga un nuovo capitolo ancora più tremendo: un’esecuzione con un plotone, in pubblico, alla quale le persone potranno assistere comodamente sedute sul loro divano. È qualcosa di veramente macabro». L’annuncio fatto da Hegseth preoccupa e non poco. «Anche perché nella storia della pena di morte sappiamo l’effetto che hanno le esecuzioni pubbliche sulle persone», rileva Noury. «È un effetto terrorizzante e brutalizzante nel suo complesso. Fare vedere che lo Stato esibisce la violenza è come se desse la licenza o la patente ai cittadini di usare anche loro la violenza».

Un paradosso

Per inquadrare quanto successo dobbiamo tornare indietro di 17 anni: nel 2009 Nidal Hasan, all'epoca psichiatra dell'esercito, compì una strage a Fort Hood - base militare in Texas - uccidendo 13 persone e ferendone decine. L’uomo aveva aperto il fuoco contro il centro per le visite mediche dei militari. Durante il processo Hasan dichiarò di avere agito «per impedire ai soldati americani di essere inviati in Afghanistan a uccidere altri musulmani», come riporta il Guardian. Nel 2013 il killer è stato condannato a morte. «Già nel 1764 Beccaria considerava quanto fosse assurdo che le leggi punissero un omicidio commettendone un altro e che per allontanare le persone dall’idea di uccidere qualcuno vi fosse un’esecuzione pubblica», rileva Noury. «Esattamente quello che ora sta facendo il Pentagono. Quindi la domanda che molti si faranno è: “Se lo fa lo Stato perché non possono farlo anche i cittadini?”». Con il rischio che si inneschi un pericoloso meccanismo «e che si torni indietro di secoli». L'ONU stessa è intervenuta sulla questione senza giri di parole: «La trasmissione in diretta streaming di un'esecuzione equivale a un'esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura», ha affermato l'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani all'AFP.

Occhio per occhio

«Quello di Fort Hood è stato un attacco islamista radicale in uniforme, perpetrato tra le fila dell'esercito e quindi l’autore verrà fucilato da un plotone d'esecuzione, come è giusto che sia. E faremo in modo che la gente possa assistere, perché le persone devono capire che questo tipo di azioni comportano gravi conseguenze», ha dichiarato Hegseth parlando dell'esecuzione. Quella a cui ci troviamo di fronte è niente meno che una nuova applicazione della legge del taglione, evidenzia Noury, «occhio per occhio». Anche il fatto che l’esecuzione sia stata programmata esattamente alla stessa ora e nello stesso luogo in cui venne compiuta la strage è un messaggio molto chiaro. «Sul tema della pena di morte quello che sta succedendo negli Stati Uniti è imbarazzante. Con le esecuzioni pubbliche si replicano pratiche di governi che gli USA condannano fermamente, come Iran o Afghanistan. È paradossale». Secondo il Guardian, l’amministrazione Trump ha cercato di reintrodurre l’esecuzione per fucilazione «per accelerare i casi di pena capitale». Attualmente sono cinque gli Stati americani che consentono questa pratica: Idaho, Mississippi, Oklahoma, Carolina del Sud e Utah.

Violazioni legali

L’ultima esecuzione militare tramite plotone negli Stati Uniti risale all’epoca della Seconda guerra mondiale, ed è avvenuta nel novembre 1945. Non solo, quindi, con questa condanna si rischia di compiere pesanti passi indietro, ma si andrebbe ad aggiungere altro orrore all’orrore, con la diffusione – potenzialmente illimitata – della fucilazione in diretta streaming. Alla quale potrebbero assistere anche i minori. «Mi fa amaramente sorridere vedere che nel mondo si discute tanto sui rischi a cui sono esposti i più giovani sui social quando poi rischiano di vedere molto di peggio», commenta il portavoce di Amnesty. A tal proposito, come riportato dalla CNN, se l’esecuzione dovesse davvero essere trasmessa in streaming, si andrebbe incontro a una potenziale violazione di tipo giuridico. In particolare, del regolamento dell'esercito in materia di pena capitale militare che specifica le categorie di persone autorizzate ad assistere a un'esecuzione militare e la vieta esplicitamente ai minori. «In realtà ci sono ancora vari ricorsi possibili alle Corti federali che possono essere fatti e, magari, non si arriverà davvero all’esecuzione. Ho la sensazione che questo sia stato un annuncio molto forte, studiato per avere un impatto sul consenso elettorale. Anche perché l’uomo in questione ha commesso una strage di 13 commilitoni, è molto difficile prenderne le difese».

Sdegno e date segnate

«Se è vero che tante persone, sia democratici che repubblicani, si sono indignate davanti a questa condanna – evidenzia Noury – è anche vero che molti altri si sono già segnati in rosso sull’agenda data e ora». Anche perché sotto l'amministrazione Trump le esecuzioni capitali negli Stati Uniti hanno visto una notevole recrudescenza. «Nel suo primo mandato ci sono state 13 esecuzioni in 7 mesi. Una volta che si è reinsediato ha ribadito che bisogna insistere con la pena di morte ‘‘sui mostri’’, anche se non so quanto sia giuridicamente corretta questa parola. Nel 2025 le esecuzioni sono state 47, un livello che non si vedeva dal secolo scorso. Mentre quest’anno sono già 30». La novità è che da almeno due anni il primato delle esecuzioni capitali non è più detenuto dal Texas, ma dalla Florida. «Sono state ben 19 lo scorso anno e nel 2026 siamo già arrivati a 16. Praticamente più della metà del totale». Guardando al futuro, cosa ci si può aspettare? Si può ipotizzare una diminuzione delle condanne a morte o, al contrario, assisteremo a delle nuove ondate di esecuzioni? «Sono certo che, sul lungo termine, le esecuzioni diminuiranno ma servirà parecchio tempo. E la ragione è che il numero delle condanne a morte sarà sempre più basso. Attualmente nei bracci della morte degli Stati Uniti si trovano 1993 persone in attesa di esecuzione. Speriamo, naturalmente, che non tutte vengano eseguite». Secondo Noury, la pena capitale a livello globale non verrà facilmente eradicata, «ma farà la stessa fine della schiavitù: giudicata esecrabile e limitata ad alcune zone del mondo».