La politica ora chiede una svolta: «I cittadini aspettano soluzioni»

Ripartire dopo la tempesta. La politica, dopo giorni di prese di posizione, critiche e richieste - più o meno velate - di dimissioni, cerca di serrare le fila. Il passo indietro, quello auspicato da più parti dopo l’esplosione del «caso Zali», è stato compiuto. Bisogna dunque guardare avanti e, in qualche modo, portare a termine una delle Legislature più difficili e caotiche della storia politica ticinese.
Parlare delle preoccupazioni
«Come PLR prendiamo atto delle dimissioni di Claudio Zali», taglia corto Alessandro Speziali. «Arrivati a questo punto, siamo convinti che l’unica maniera per rinsaldare il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni sia quello di lavorare immediatamente per dare una prospettiva al Cantone». Per il presidente liberale radicale, ciò significa «piena operatività di Governo e Parlamento, un Esecutivo capace di lavorare assieme, in maniera autorevole e serena, sui maggiori cantieri del Ticino». E ciò per riuscire a spingere sulle grandi opere, sulla lotta contro la perdita del potere d’acquisto, sulla formazione, ricorda ancora Speziali. «Bisogna superare la crisi istituzionale che ha investito il cantone, ma per superarla serve una politica capace di lavorare sulla quotidianità e sulla pianificazione del futuro». In questa situazione, «è l’unico antidoto possibile». Il presidente PLR in questo momento preferisce non soffermarsi sulle singole responsabilità o sull’agire del Governo, «proprio perché bisogna investire tutte le forze e tutte le energie per portare a termine la Legislatura. Non c’è altra via. L’autunno, l’inverno e la primavera prossimi non potranno essere stagioni di inerzia. Ora, è responsabilità di tutte le istituzioni dimostrare di essere all’altezza delle parole che hanno espresso in questi giorni. Sono convinto che la politica che parla di sé stessa compirebbe un gravissimo errore. La politica deve parlare delle preoccupazioni e delle aspirazioni dei cittadini. In questa fase, se ci fermassimo a criticare, significherebbe non aver capito quali sono i bisogni dei cittadini».
«Non normalizziamo»
Toni simili anche quelli utilizzati da Fabrizio Sirica. Il co-presidente PS, fin da subito fra i più critici nei confronti di Zali, chiede una presa di responsabilità. «L’immagine delle istituzioni era talmente compromessa che le auspicate dimissioni del ‘ministro’ erano l’unica soluzione per poter finalmente guardare avanti», dice. E oggi, proprio per cercare di ricostruire questa immagine, «è quanto mai necessario fare quadrato, come Governo e come Parlamento, attorno alle istituzioni, in modo da ristabilire la credibilità andata perduta». Per il co-presidente socialista, è anche fondamentale trarre insegnamenti da questa vicenda. «Certe dinamiche non possono essere normalizzate, bisogna essere all’altezza della funzione pubblica che si ricopre di fronte ai cittadini». Ora, dunque, bisogna voltare pagina, «evitando personalismi e entrando nel merito dei problemi che attanagliano il nostro cantone». Il caso Zali ha infatti già prodotto effetti concreti. «Penso alla riforma delle ARP, che subirà un deciso rallentamento», sottolinea Sirica. «Lo stesso vale per la Giustizia, o per i problemi che interessano la Polizia». Voltare pagina significa quindi tornare a lavorare per risolvere le preoccupazioni e le difficoltà dei cittadini. «A me non interessa dare la pagella al Governo», chiosa il co-presidente. «È vero, avrebbe potuto agire con maggiore rapidità, ma non bisogna dimenticare che la situazione era molto complessa e delicata, e ha interessato quasi tutti i poteri dello Stato. A questo punto bisogna rimboccarsi le maniche per portare a termine una Legislatura incredibilmente negativa».
Raggiunto l’apice
Per il Centro, a parlare è il vicepresidente Giorgio Fonio (il presidente Fiorenzo Dadò si trova all’estero). «Non sono stupito dalle dimissioni di Zali», premette. «La pressione sul ministro e sulle istituzioni era divenuta insostenibile. Non solo: dopo che il Mattino ha scaricato il ministro, era chiaro che Zali non sarebbe più stato un consigliere di Stato della Lega». Secondo Fonio, con questa vicenda si è raggiunto «l’apice di una Legislatura fortemente problematica, in cui è emersa tutta la delusione dei cittadini di fronte a una politica che non riesce a dare risposte adeguate». Ed è proprio in questo contesto di difficoltà che è necessario ricostruire il rapporto di fiducia andato perso. «I dossier sul tavolo della politica sono importanti e numerosi, da qui alle elezioni Governo e Parlamento dovranno saper portare delle soluzioni, concretizzando i progetti in corso. E questo proprio per non sprecare altro tempo, in modo da ripartire nei mesi seguenti le Cantonali 2027 con una base solida».
Tanta strada da fare
Da parte loro, dopo quanto emerso nel «caso Zali», i Verdi chiedono al Governo un nuovo stile di conduzione. «La lotta contro la violenza sulle donne richiede coerenza, credibilità e un impegno quotidiano da parte di tutte le istituzioni», scrivono gli ecologisti in una presa di posizione. «Le dichiarazioni attribuite all’ormai ex presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali hanno ricordato che la cultura della non violenza, della parità di genere, del linguaggio inclusivo, del rispetto, della non prevaricazione, vanno oltre le semplici persone e non sono per niente acquisite nella nostra società. Non possono quindi mai essere date per scontate e devono essere la trama in cui la società intera, le istituzioni, e in primis il Consiglio di Stato, tessono ogni giorno la nostra vita democratica».
Più duro il commento dell’MpS, secondo cui «anche nel momento delle dimissioni Zali dimostra di non aver compreso la gravità della situazione. Nelle sue dichiarazioni afferma infatti che gli audio rappresenterebbero «l’espressione di una violenza solo verbale». È proprio quel «solo» a essere rivelatore. Ancora oggi, infatti, c’è chi continua a minimizzare la violenza verbale come se fosse un fenomeno secondario. Al contrario, sappiamo che la violenza contro le donne si manifesta attraverso un continuum di comportamenti: la violenza psicologica, verbale e il controllo sono forme di violenza a tutti gli effetti e troppo spesso costituiscono il terreno sul quale si sviluppano successivamente anche le aggressioni fisiche. Sminuire questi aspetti significa non aver compreso la realtà della violenza di genere e il modo in cui essa si costruisce e si alimenta».
Infine, durissima presa di posizione di Amalia Mirante (Avanti con T&L), secondo cui «non basta una sola dimissione per ridare credibilità a un Governo che non sa guidare e arriva sempre in ritardo».
