Votazione del 14 giugno

«La proposta targata UDC? Pericolosa e discriminatoria»

Il comitato contrario all’iniziativa popolare federale «No a una Svizzera da 10 milioni!» ha presentato le ragioni per respingere il testo che punta a limitare l’immigrazione: «Si tratta di soluzioni sbagliate»
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
05.05.2026 20:29

«Pericolosa, divisiva e discriminatoria». Così il comitato ticinese dei contrari - composto tra gli altri da USS, UNIA, VPOD, SSM, PS, Verdi, MpS, Soccorso operaio - ha bollato l’iniziativa popolare federale «No a una Svizzera da 10 milioni!». In votazione il prossimo 14 giugno, la proposta targata UDC chiede in sostanza di limitare l’immigrazione dall’estero, obbligando il Consiglio federale a prendere precise misure affinché la popolazione residente permanente non superi i 10 milioni entro il 2050. Ad accomunare l’ampio fronte per il no è in primis la convinzione che si tratti di «soluzioni sbagliate a problemi creati dalla stessa destra», come ha detto il segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini. Alcune tematiche sollevate dagli iniziativisti, ha ammesso, sono reali. «Ma le soluzioni proposte non sono affatto in grado di rispondere ai problemi». Da sindacalista, Gargantini ha sollevato il tema dei diritti dei lavoratori: «Questa iniziativa è un attacco ai loro diritti. Mettendo in discussione gli accordi internazionali, infatti, si mettono a repentaglio anche le misure di accompagnamento, senza le quali la situazione sarebbe ben più difficile». Per il segretario regionale di UNIA, inoltre, «ogni volta che l’economia e l’UDC attaccano la libera circolazione, si attaccano anche i contratti collettivi, gli stipendi minimi e, in generale, tutte le protezioni per i lavoratori».

Se alle urne passasse il sì, le conseguenze sarebbero «devastanti» anche per il mondo sanitario, ha spiegato da parte sua Edoardo Cappelletti della VPOD. «Ospedali e istituti di cura si fondano sulla manodopera estera, con il 46% del personale che viene formato fuori dalla Svizzera. Entro il 2030, inoltre, mancheranno 45 mila infermieri diplomati». In questo contesto, l’iniziativa «aggraverà la penuria di manodopera e farà scadere la qualità delle cure per tutti».

Ancora una volta, gli ha fatto eco Riccardo Mattei (SSM) «ci troviamo di fronte a una falsa soluzione che colpisce chi è più fragile». Lo schema, ha aggiunto, è quello già visto in occasione del recente dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo. «Il meccanismo è sempre lo stesso: si prendono problemi reali e si propongono soluzioni che non toccano mai i grandi interessi economici, ma che mirano a dividere le persone e a indebolire i diritti. Ma non è cancellando i servizi e mettendo le persone le une contro le altre che si risolvono i problemi».

Per Fabrizio Sirica, co-presidente del PS, «occorre invece chiamare le cose con il loro nome: questa è l’iniziativa per più frontalieri». Due, i dati evidenziati dal deputato. «Da un lato, abbiamo 800 giovani sotto i 35 anni che ogni anno si spostano oltre San Gottardo. Dall’altro, nei prossimi 10 anni, 50 mila lavoratori andranno in pensione. Si tratta di un quinto dei lavoratori totali in Ticino. Se passasse questa iniziativa chi li sostituirà? Buona parte di quei posti di lavoro andrà ai frontalieri». Per il nostro cantone, insomma, l’iniziativa promossa dall’UDC «produrrebbe un pericoloso effetto boomerang», causato dal fatto che «chi ha concepito questa proposta sta a Zurigo, e al Ticino nemmeno ci pensa». Per la granconsigliera dei Verdi Nara Valsangiacomo, «di fatto, questa non è un’iniziativa nuova». La destra, ha infatti spiegato, «ogni 5-10 anni ci porta a votare sempre sulle stesse proposte, che hanno al centro il settore dell’asilo. Senza valutare quanto invece la migrazione sia diversificata e quanto porti ricchezza a questo Paese». E se per Ismael Camozzi del SISA è «vergognoso» colpire i lavori immigrati «utilizzandoli come capro espiatorio del degrado sociale, abitativo, ambientale e occupazionale che stiamo vivendo in Svizzera, la cui responsabilità sta semmai nel Governo», per Mario Amato del Soccorso operaio svizzero «votare sì significa precarizzare ancora di più la vita di persone già vulnerabili, come i richiedenti l’asilo». Per di più, ha aggiunto, «il settore dell’asilo riguarda solo il 2,5% della popolazione residente permanente, mentre i ricongiungimenti familiari riguardano circa 40 mila persone. Cifre irrisorie». Un concetto ribadito pure da Paola Caremi di Mendrisiotto Regione Aperta, secondo la quale «piuttosto che insistere sulla presunta crisi migratoria, dovremmo parlare di crisi dell’ospitalità. Una crisi che riguarda la nostra incapacità - o la mancanza di volontà - di adempiere al dovere dell’accoglienza».

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