Economia

La quantità si riduce, ma non il prezzo: quella pratica che fa storcere il naso ai consumatori

Il fenomeno della «sgrammatura», o «shrinkflation», è sempre più diffuso anche in Svizzera – Di fronte a questa pratica, che è legale, grandi distributori e Confederazione possono fare poco
© CdT / Gabriele Putzu
Red. Online
17.08.2026 12:10

«Shrinkflation»: un termine, questo, che potrebbe forse risultare sconosciuto, anche nelle sue forme italiane, ovvero «sgrammatura» o «riporzionamento». Eppure vi siamo confrontati tutti i giorni quando facciamo acquisti, oggi addirittura in maniera maggiore rispetto al passato. Il concetto, in effetti, indica una strategia commerciale piuttosto diffusa: quella di ridurre le dimensioni, la quantità o la qualità dei prodotti in vendita, mantenendo stabile il loro prezzo (o perfino aumentandolo). Anche la Svizzera, va da sé, non è immune a questa pratica.

Numerosi i prodotti interessati

Numerosi, come detto, sono i prodotti interessati dal fenomeno. Il Blick, per esempio, cita il caso degli M&M's: poco importa dove vengano acquistati, la sgrammatura è ormai una realtà. Ecco allora che ai distributori di Selecta un tempo la confezione dei celebri cioccolatini colorati era di 125 grammi, mentre oggi è solo di 82 grammi. Ancora: da Coop nel 2024 una confezione da 150 grammi costava 3,20 franchi; ora, invece, per una pacchetto da 125 grammi bisogna spendere 3,80 franchi. Il prezzo all'unità, insomma, è aumentato del 42,5% in due anni. E Migros? Dal gigante arancione una confezione di 200 grammi costa 2,38 franchi quando fino a qualche tempo fa veniva venduta a 19 centesimi in meno in confezioni da 100 grammi.

Gli M&M's non sono comunque gli unici prodotti interessati dalla shrinkflation. La margarina Rama un tempo pesava 450 grammi, rispetto agli attuali 400 grammi di molte confezioni. Per quanto riguarda il cibo per gatti della marca Whiskas, in passato una confezione multipla conteneva 12 bustine da 100 grammi ciascuna, rispetto agli attuali 85 grammi. Un rotolo di carta da gabinetto Tempo, invece, un tempo era composto da 160 fogli rispetto agli attuali 150.

Variazioni poco visibili

Variazioni, queste, che per il consumatore medio sono difficilmente osservabili in quanto, generalmente, la confezione o il prodotto rimangono visivamente identici. La riduzione di quantità passa così inosservata. 

Se per i consumatori la pratica è difficilmente riscontrabile, per le grandi multinazionali la sgrammatura rappresenta un'enorme fonte di risparmio. E un importante trucco piscologico. Già, perché i consumatori reagiscono in maniera più negativa ad un evidente aumento di prezzo rispetto a una nascosta diminuzione di quantità.

Grandi distributori con le mani legate

Di fronte a questa pratica, tuttavia, i grandi distributori come Coop e Migros hanno sostanzialmente le mani legate in quanto non possono fare altro che rispettare tariffe e direttive imposte dai produttori. «In caso le le richieste di prezzo dei produttori siano ingiustamente elevate, ci schieriamo dalla parte dei nostri clienti e lottiamo per prezzi equi», spiega Coop al Blick.

Una pratica legale

Se i grandi distributori non possono fare molto, le cose non cambiano per la Confederazione. «Finché la quantità è indicata correttamente, questi formati più piccoli sono legali, anche se la pratica è discutibile», osserva Mister Prezzi, Stefan Meierhans. «Non si tratta infatti di una truffa dal punto di vista giuridico. Siamo piuttosto di fronte a una pratica che può condurre i consumatori a una perdita di fiducia. Per questa ragione è cruciale che i clienti sappiano quali aziende fanno ricorso alla sgrammatura».