Politica

La resa dei conti sul caso Zali approda in Gran Consiglio

L’Ufficio presidenziale ha selezionato una decina di interpellanze che toccano le vicende del «ministro» leghista, così come la polemica sulla Società di navigazione Lago di Lugano e l’arresto del docente delle Medie di Giubiasco
©Chiara Zocchetti

Dopo una delle estati più turbolente che la storia istituzionale del Cantone ricordi, il caso Zali approda in Gran Consiglio. Una sorta, se vogliamo, di «resa dei conti» politica dopo tutto quello che si è scritto, detto e pubblicato negli scorsi mesi. L’Ufficio presidenziale, riunitosi più volte negli scorsi giorni, vista la portata del tema ha scelto di dedicare un momento ben definito alla trattazione dei numerosi atti parlamentari depositati nelle scorse settimane. Il Governo, è bene sottolinearlo, è tenuto a rispondere alle interpellanze giudicate «urgenti» dall’UP. Ebbene, questa selezione ha portato a stabilire una lista di una decina di atti parlamentari che toccano – appunto – il caso Zali, ma anche la polemica che ha coinvolto il Consiglio di Stato e la Società di navigazione Lago di Lugano. Senza dimenticare un altro dossier scottante: l’arresto del docente della Scuola media di Giubiasco lo scorso marzo. Domani pomeriggio il Parlamento si prenderà dunque tutto il tempo necessario per chiarire meglio queste vicende. Con la possibilità – concreta – che venga richiesta e approvata una discussione generale.

Limitandoci al caso Zali, va detto che le interpellanze riguardano tre filoni distinti: la riunione indetta dal «ministro» leghista per il 14.enne rinchiuso alla Farera; l’e-mail inviata da Zali ai vertici dell’EOC nel 2021 per favorire l’assunzione di una sua conoscente; la 52.enne trovata morta a Melide, ossia la donna che aveva pubblicato gli audio che avevano portato alle dimissioni dello stesso Zali dal Consiglio di Stato.

Andiamo con ordine: il caso del 14.enne collocato alla Farera ha rappresentato la prima polemica a coinvolgere il consigliere di Stato. In questo senso, un’interpellanza dell’MpS chiede chiarimenti sull’iniziativa promossa da Zali con rappresentanti della magistratura dei minorenni, delle strutture carcerarie e della Divisione della giustizia. Il punto politico sollevato dai deputati Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini è il seguente: Zali non aveva competenze dirette sulla gestione delle strutture detentive. È stato quindi chiesto al Governo di indicare chi avesse convocato la riunione, con quale mandato, se il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e l’intero Esecutivo fossero stati informati.

In merito a questa riunione, lo ricordiamo, a fine giugno il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale nei confronti di Zali. Le ipotesi di reato sono abuso di autorità e tentata coazione.

L’MpS si è interessato anche al filone riguardante l’e-mail all’EOC. Nell’interpellanza, si afferma che Zali ha trasmesso il curriculum di una conoscente all’allora presidente del CdA Paolo Sanvido (mettendo in copia il responsabile del DSS Raffaele De Rosa). Secondo quanto riferito nell’atto, dopo il rifiuto iniziale dell’EOC il consigliere di Stato ha chiesto di trovare comunque un posto alla candidata, prospettando perfino il licenziamento di una persona (un frontaliere) già alle dipendenze dell’Ente. «Perché l’email non è stata sottoposta al Consiglio di Stato? E, ora che il contenuto è stato reso noto, esistono gli estremi per una segnalazione al Ministero pubblico o per provvedimenti nei confronti delle persone coinvolte? Sanvido aveva la competenza di trasmettere il curriculum vitae alle Risorse umane?». Tutte domande che attendono una risposta da parte del Governo.

Più Donne, invece, allarga il quadro con una propria interpellanza in merito alle regole istituzionali e alle conseguenze delle dimissioni di Zali sul lavoro e sui compiti dell’Esecutivo. Più in generale, l’atto politico intende chiarire se il Consiglio di Stato disponga di sufficienti garanzie quando un suo membro è coinvolto in una controversia o in un procedimento.

Sul caso della 52.enne deceduta a Melide – la stessa donna che aveva pubblicato gli audio – l’MpS chiede infine chiarimenti sullo stato degli accertamenti in corso, le precedenti denunce, i procedimenti archiviati o conclusi con un non luogo a procedere e l’eventuale necessità di una verifica indipendente sull’operato delle autorità. «Non si tratta – precisano i due deputati nell’interpellanza – di chiedere al Governo di interferire nell’attuale procedimento penale concernente il decesso della donna, né di sostituirsi alla Magistratura nelle sue valutazioni investigative. Si tratta invece di garantire che, in una situazione che coinvolge una persona deceduta dopo aver denunciato un’aggressione e che era stata direttamente coinvolta in una vicenda politico-istituzionale di eccezionale gravità, non rimangano zone d’ombra sul funzionamento delle istituzioni e sulla gestione dei procedimenti precedenti».

Una mano per sgravare il lavoro della Magistratura dei minorenni

Dalle risposte alle interpellanze sul «caso Zali» e addentellati vari, fino al Piano energetico e climatico cantonale. Nella sessione di Gran Consiglio che si apre oggi non mancheranno di certo i temi «caldi» che faranno discutere il Plenum. Tra i vari temi all’ordine del giorno, poi, ve ne saranno diversi certamente meno «scottanti», ma non per questo irrilevanti. Alcuni dei quali, come vedremo, riguardano il voluminoso dossier della Giustizia ticinese. Il plenum si appresta infatti a introdurre alcune modifiche di legge per alleggerire il lavoro della magistrata dei minorenni e dei giudici dei provvedimenti coercitivi, dando loro la possibilità di delegare alcuni compiti ai propri segretari giudiziari (funzionari con formazione in diritto).

La proposta

Il tutto prende le mosse da un’iniziativa parlamentare promossa dai deputati Roberta Soldati (UDC), Sabrina Gendotti (Centro), Cristina Maderni (PLR) e Marco Noi (Verdi) i quali, alla luce del crescente carico di lavoro della Magistratura dei minorenni, a settembre 2025 avevano proposto di permettere alla magistrata dei minorenni di delegare l’audizione delle parti, dei testimoni e della persona informata sui fatti, così come altri atti istruttori, a un collaboratore autorizzato (i segretari giudiziari, appunto), fatta salva la facoltà delle parti di chiedere che sia direttamente la magistrata a provvedervi personalmente. Una proposta che, va ricordato, si inseriva anche nel solco della Risoluzione generale del 2024 adottata dal Parlamento e denominata «Riforme in favore della giustizia ticinese». Nell’iniziativa parlamentare, poi, i deputati chiedevano espressamente che la delega riguardasse pure i turni di «picchetto», che gravano parecchio sui lavori della magistrata e della sua sostituta.

Ora, nel messaggio del Governo (dell’aprile di quest’anno), in sostanza l’Esecutivo ha sì aperto la porta a concedere più deleghe ai segretari giudiziari, chiudendo però alla possibilità di estendere tali deleghe pure al «picchetto», poiché, in sintesi, questa attività implica «l’assunzione di decisioni urgenti suscettibili di incidere in modo significativo sui diritti fondamentali del minorenne, in particolare sulla libertà personale, e richiede pertanto l’esercizio diretto» della magistrata o della sua sostituta.

Una visione, questa, che è stata sostanzialmente sposata dalla Commissione giustizia e diritti che nel suo rapporto del giugno 2026 (che giungerà la prossima settimana in aula) propone di respingere l’iniziativa originale a favore del controprogetto del Governo. Sostanzialmente, dunque, se il Gran Consiglio darà il suo avallo, si modificherà la legge sull’organizzazione delle autorità penali minorili, introducendo all’articolo 3 (cap. 3 e 4) il principio secondo cui «sotto la sua responsabilità, il Magistrato dei minorenni può affidare ai segretari giudiziari l’audizione delle parti o di altri partecipanti al procedimento, così come altri atti istruttori», precisando che «quando un segretario giudiziario compie un atto istruttorio, le parti possono chiedere che il Magistrato dei minorenni lo compia personalmente».

Va segnalato, poi, che nello stesso controprogetto il Governo ha proposto una modifica analoga anche per i giudici dei provvedimenti coercitivi. Senza entrare nei dettagli legislativi, anche in questo caso si propone di estendere le deleghe che il giudice può affidare ai segretari giudiziari. Anche in questo caso, va da sé, per sgravare il lavoro di un settore della Giustizia anch’esso sotto pressione.

Sempre sul fronte della Giustizia ticinese, infine, sui banchi del Gran Consiglio giungeranno pure i rapporti relativi a due proposte dell’MpS. Una proposta riguarda l’età di pensionamento dei magistrati, che l’MpS chiedeva di abbassare da 70 a 65 anni. Una misura che la Commissione giustizia e diritti nel suo rapporto propone di bocciare. L’altra iniziativa dell’MpS chiede invece che la competenza di destituire un magistrato sia affidata al Gran Consiglio (e non più al Consiglio della Magistratura, come avviene oggi). Anche in questo caso il preavviso della Commissione parlamentare è negativo. Le due proposte, quindi, sono destinate a non vedere la luce.