La scelta del Mattino, avanti senza Zali: «Non è in linea»

Claudio Zali è rimasto solo. Isolato da tutti i partiti e dall’opinione pubblica, al «ministro» finito al centro di numerosi casi (non solo politici) non è rimasto nemmeno l’appoggio del Mattino della domenica, settimanale vicinissimo al movimento e, più in generale, all’area della destra ticinese. Ieri, in due distinti articoli, sono stati spiegati nel dettaglio i motivi dell’abbandono.
Si apre ai democentristi
Il più significativo è la presa di posizione di Antonella Bignasca, editrice. Il titolo dice molto. «Zali: il Mattino ha già deciso». Nello scritto, Bignasca spazza subito il campo dai dubbi, sottolineando che l’assenza dei contributi di Zali sul giornale – la cui firma è effettivamente sparita da diverse settimane – «non è una coincidenza». «Il Mattino», riprende l’editrice, «non è il giornale della Lega, bensì un domenicale indipendente che si riconosce nell’area di «centrodestra», rappresentata soprattutto da Lega e UDC’’. Per questo, come ribadito a più riprese, siamo sempre stati favorevoli all’alleanza, storicamente proficua, tra le due formazioni politiche, e continuiamo ad esserlo. In tempi non sospetti, era il 28 giugno, avevamo scritto che, come pubblicazione d’area, per le elezioni del Consiglio di Stato il Mattino avrebbe sostenuto solo ‘‘i candidati in cui si riconosce, quelli che portano avanti i temi importanti per il presente settimanale’’ , elencandone anche alcuni a titolo di esempio. Tra questi candidati non può per ovvi motivi figurare chi afferma di essere ‘‘più vicino ai Verdi che all’UDC’’». Si torna, dunque, a ricordare l’ormai celebre frase detta dal Direttore del territorio a «La domenica del Corriere». Una frase che aveva di fatto aperto la crisi tra «cugini», sfociata il 23 giugno nella rottura definitiva a suon di comunicati tra democentristi e leghisti. Un divorzio che non è andato giù al Mattino e alla sua editrice. Ed ecco le conseguenze: «La distanza politica da Claudio Zali è ormai tale (basta citare l’iniziativa per la riduzione dei dipendenti pubblici, voluta e promossa dal Mattino che ha raccolto oltre 7.000 firme, o la gestione del lupo) che, nel caso in cui l’Assemblea della Lega dovesse comunque decidere di ricandidarlo per il Consiglio di Stato, il Mattino non lo appoggerà». Infine, Bignasca accenna da lontano alle vicende che hanno travolto Zali la scorsa settimana, ma sostiene allo stesso tempo che la decisione di non appoggiare il «ministro» era stata presa tempo prima. «Si tratta di una scelta sofferta, ma di coerenza, frutto di una valutazione esclusivamente politica, e nota al diretto interessato», conclude l’articolo. «La successiva e recente vicenda personale non cambia, semmai rafforza, questa posizione».
Il silenzio che danneggia
Il tenore del secondo articolo a pagina 3 del Mattino è diverso, perché contiene critiche all’agire di Zali in questa fase, e non riguarda la rottura dell’alleanza con l’UDC. Nello scritto, siglato MDD (Mattino della domenica, e intitolato «il silenzio che danneggia la Lega»), si fa riferimento al caso esploso negli ultimi giorni, e che «sta ovviamente tenendo banco nel Cantone, e anche fuori». «Noi non facciamo i pubblici accusatori: già in troppi si sono auto-attribuiti questo ruolo, spesso con intenti tutt’altro che nobili (campagna elettorale pro-saccoccia e contro la Lega). Ma nemmeno facciamo gli avvocati d’ufficio di chicchessia». Quindi, una piccola nota a margine: «I famosi file audio sono di certo frutto di registrazione illecita. Anche la formulazione «suggestiva» delle domande della donna, un qualche interrogativo lo suscita: quel «ma allora tu mi stai dicendo di riempirla di botte?» sembra studiato apposta per incastrare l’interlocutore. Per fargli dire qualcosa di compromettente da poi usare contro di lui». Inoltre, si sottolinea, «per le questioni di natura penale (Zali è indagato dalla procura da fine giugno per le ipotesi di reato di abuso di autorità e tentata coazione in relazione al caso del minorenne rinchiuso alla Farera, ndr) la presunzione di innocenza vale per tutti. Anche per il presidente del Consiglio di Stato». Ma, al netto di queste premesse e interpretazioni, si legge ancora nell’articolo, «il tema è un altro. Finora Zali non ha smentito il contenuto dei file audio: se ne deve purtroppo dedurre che non si tratta di «fake». Alle telefonate si è aggiunta l’escalation del caso del «14.enne della Farera» (dal punto di vista penale finirà probabilmente in nulla) e la mail «perentoria» ai vertici EOC, per far assumere proprio l’«amica» che poi l’avrebbe messo nella melma».
Non ha attutito il colpo
Dopo aver messo in fila i fatti emersi la scorsa settimana, il Mattino passa quindi all’attacco di Zali. «Vicende che sembrano, alla fine, diverse manifestazioni di un medesimo approccio. Della serie «e qui comando io…» Purtroppo, non si è finora visto, a vari giorni dallo scoppio del «caso», alcun tentativo da parte del Consigliere di Stato di attutire il colpo: se non ha ritenuto di farlo per sé, avrebbe potuto pensare almeno al Movimento d’appartenenza. Avrebbe anche potuto esprimere rincrescimento per le difficoltà provocate alla Lega, invece non si è nemmeno degnato di interrompere le proprie vacanze».
Quindi, la conclusione amara. «Significa o che Zali non si è posto il problema delle conseguenze per la Lega (difficile da credere, non essendo l’intelletto a fargli difetto), oppure che la cosa gli è indifferente».
Il faccia a faccia
Con la presa di posizione del Mattino, all’elenco manca solo quella della Lega. L’incontro fra Zali - che nel frattempo ha perso Magistratura e Polizia - e i vertici di via Monte Boglia è previsto per domani, come annunciato venerdì dal coordinatore Daniele Piccaluga. Solo allora il movimento prenderà la parola. Ad ogni modo, in casa leghista, sono giorni complicati. L’unica comunicazione ufficiale del coordinamento leghista (al netto delle poche righe in cui si annunciava il silenzio stampa fino all’incontro con il «ministro) risale a mercoledì scorso. In relazione alla questione degli audio, «la Lega dei Ticinesi sta esaminando gli elementi emersi e acquisendo le informazioni attualmente disponibili», aveva scritto Piccaluga. «La credibilità delle istituzioni richiede che la vicenda sia chiarita in modo puntuale, nel rispetto delle persone coinvolte e senza anticipare conclusioni. Qualora emergessero aspetti di competenza giudiziaria, spetterà alle autorità preposte svolgere i necessari accertamenti. Prima vengono i fatti, poi le valutazioni. La presunzione d’innocenza vale per tutti. Quando il quadro sarà sufficientemente chiaro, ci esprimeremo con serietà, chiarezza e senso di responsabilità».
L’iniziativa dell’MpS
Infine, tra le numerose prese di posizione giunte negli scorsi giorni, c’è anche la proposta di appello pubblico diramata dall’MpS a tutti i parlamentari, in cui si chiedeva a Zali di dimettersi. All’iniziativa hanno aderito una decina di deputati.
