La scommessa di Sanchez: elezioni anticipate il 29 novembre

Si direbbe l'effetto farfalla sulla politica spagnola: lo sfratto di un'ottantasettenne, che accende la protesta per la casa, l'indignazione che invade le piazze ed entra in parlamento, per ottenere misure per l'emergenza abitativa. E, dopo il muro delle destre, diventa tsunami che avanza fino alle urne. Tutto in una settimana. E il premier Pedro Sanchez ha impiegato un fine settimana per riflettere, consultare i suoi, e decidere di cavalcare l'onda, fino ad annunciare lo scioglimento anticipato delle Camere e la convocazione di elezioni anticipate, dopo aver informato domenica il capo dello Stato, re Felipe VI.
La Spagna tornerà alle urne il 29 novembre, nove mesi prima della fine naturale della legislatura. Inaugurando un lungo ciclo elettorale in Europa - con le elezioni in Francia, Italia e Polonia - che deciderà anche il futuro dell'UE. L'annuncio di Sanchez arriva in un discorso istituzionale al paese. Una scelta azzardata, che ha in sé la cifra politica del leader resiliente e sopravvissuto a innumerevoli crisi, dalle alluvioni della «depressione isolata ad alti livelli» (Dana) del 29 ottobre 2024 a Valencia, alla tragedia ferroviaria dello scorso 18 gennaio di Adamuz, all'ondata migratoria della scorsa estate a Ceuta, exclave spagnola circondata dal Marocco. E che dal 2018 ha costruito buona parte della sua parabola politica sul filo dell'impossibile.
Per il premier la bocciatura del decreto sullo scudo contro gli sfratti e di quello per il rinnovo automatico degli affitti - contro cui hanno votato venerdì al Congresso il Partido popular (Pp, Partito popolare, di centro-destra), il partito di estrema destra Vox e i sette deputati della destra catalana di Junts - è stato il passaggio decisivo. Abituato a giocare d'azzardo, Sanchez ha messo tutto sul piatto: elezioni ma anche l'approvazione dei decreti affossati, con un escamotage istituzionale che consentirà con ogni probabilità al governo di coalizione minoritario di Partito socialista operaio (Psoe) e Sumar (una coalizione creata da diversi partiti della sinistra e di sinistra radicale per presentarsi alle elezioni generali in Spagna del 2023) di aggirare l'opposizione del partito di Carles Puigdemont e ottenere comunque la convalida dei provvedimenti.
Prima però di annunciare lo scioglimento delle Camere e le elezioni, il leader socialista ha ricordato agli spagnoli le sfide e i rischi che li attendono. Sta a loro decidere «se unirsi all'ondata di estrema destra, che porta regresso ovunque governi», oppure dare al governo «una maggioranza progressista più ampia», per portare a termine le questioni ancora da risolvere, disuguaglianze, politiche della casa e servizi pubblici: «Abbiamo dovuto combattere con un Congresso ostile e far fronte alla peggiore opposizione della storia di Spagna», ha detto Sanchez.
Nonostante le difficoltà, il premier ha ricordato i successi dell'esecutivo , gli sforzi «per costruire un mondo migliore», «combattendo i genocidi, quando altri tacevano», ma anche «i tiranni, gli oligarchi e gli speculatori». Posizioni, ha rivendicato, che hanno convertito la Spagna in «un punto di riferimento globale di pace, femminismo e di prosperità», ha aggiunto.
Con l'obiettivo di trasformare la sconfitta in Aula nella punta di lancia dell'offensiva elettorale e il malcontento della piazza in uno scatto della sinistra smobilitata, il premier ha assicurato che l'esecutivo varerà i decreti di misure sulla casa nel corso dell'ultima riunione del Consiglio dei ministri. Il tema non è casuale: sulle misure per far fronte all'emergenza abitativa a Berlino il partito di sinistra radicale Die Linke ha conquistato la prima posizione alle regionali, e a New York il sindaco Zohran Mamdani, dell'ala sinistra del Partito democratico, ha costruito una parte decisiva della propria campagna elettorale. Tuttavia, questa volta per Sanchez il voto è un'incognita, con gran parte dei sondaggi che danno il Pp avanti al Psoe di almeno sei punti. E la somma della forza conservatrice con l'ultradestra Vox che supererebbe la maggioranza assoluta, a differenza che nel 2023.
Il leader del Pp, Alberto Nunez Feijoo, ha accolto l'annuncio di elezioni, con un «Por fin!» (finalmente!), mentre Santiago Abascal di Vox ha raffreddato gli entusiasmi, ponendo già condizioni per un eventuale governo delle destre. A sinistra dei socialisti, la corsa è invece contro il tempo: le formazioni Sumar, Izquierda Unida, Mas Madrid e Comuns non hanno ancora indicato il leader del Frente Amplio (fronte ampio) di candidatura unitaria. Mentre il partito di sinistra radicale Podemos ha invocato primarie in corner, il 14 e 15 ottobre.