La scuola alla prova dell’IA, un po’ sfida, un po’ opportunità

«L’intelligenza artificiale rappresenta una grave minaccia per l’occupazione e la vita umana. Affrontare i rischi che comporta dovrebbe essere la priorità assoluta a livello mondiale». Lo ha scritto, recentemente, Bill Gates, preoccupatissimo per il ritardo nella gestione dell’IA, che - pure - lui stesso definisce «una pietra miliare evolutiva». Ma che, proprio per questo, «richiede una gestione politica da parte della società nel suo complesso». Il cofondatore di Microsoft ha cambiato approccio rispetto alla questione, oggi è più prudente di quanto non fosse tempo fa. È in questo contesto che anche la scuola si trova a ragionare sulla gestione di tale strumento. Una gestione che sembrava limitata al solo contenimento dell’utilizzo di ChatGPT e degli altri chatbot, potenziali alleati degli studenti nell’aggirare le regole prescritte dai docenti. Non c’è solo questo aspetto, in ballo. E il nostro Cantone se n’è reso conto da tempo.
La strategia entro fine anno
Nella sua risposta - datata 19 agosto - all’interrogazione di Andrea Sanvido e cofirmatari, «Introduzione dell’intelligenza artificiale nell’insegnamento scolastico ticinese: il Ticino rischia di restare indietro?», il Consiglio di Stato parla di «un tema di grande attualità e rilevanza», di «nuove opportunità e nuove sfide», e rimanda al lavoro del Centro di risorse didattiche e digitali (il CERDD) istituito nel 2015 proprio per provare a rispondere a simili sollecitazioni. Presto verrà messa in consultazione una proposta di strategia cantonale sull’IA. Ne abbiamo parlato con Daniele Parenti, direttore proprio del CERDD. Gli abbiamo chiesto a che punto siamo, in Ticino. «Siamo in una fase di sperimentazioni accompagnate, di formazioni già avviate da tempo e di sviluppo di una strategia cantonale organica. Nel giugno 2024 il DECS ha costituito un gruppo di lavoro coordinato dal CERDD, il cui mandato prevede l’analisi delle implicazioni pedagogiche, organizzative e giuridiche dell’IA, l’elaborazione di raccomandazioni e strumenti operativi per i diversi ordini scolastici e, per l’appunto, la definizione di una strategia cantonale entro la fine del 2026. La proposta, che sarà presto messa in consultazione, definirà principi, raccomandazioni operative, misure formative e criteri d’uso per docenti, allieve e allievi e istituti». Nel frattempo, il Cantone non è rimasto fermo. «Sono già stati messi a disposizione una pagina dedicata sul portale ScuolaLab, raccomandazioni, indicazioni sugli strumenti da utilizzare, prontuari per accompagnare le sperimentazioni e l’elenco delle attività formative svolte». La sfida principale, secondo Parenti, è di «formare persone capaci di rapportarsi all’IA con consapevolezza delle implicazioni che conseguono da un suo utilizzo, esercitando pensiero critico, assumendosi le piene responsabilità e operando mediante scelte ponderate. Vogliamo che l’IA possa arricchire l’esperienza educativa, essendo strumento tecnologico di supporto, senza per questo intaccare l’approccio umano all’apprendimento».
Le competenze da difendere
Qui sta il punto. La sfida dell’IA va ben oltre l’utilizzo dei chatbot. Al direttore del CERDD rivolgiamo la nostra principale paura, ovvero: nella scuola dell’obbligo si costruiscono le competenze di base, e allora c’è il rischio che l’IA le indebolisca prima ancora che si consolidino. Parenti ammette: «Sì, un rischio cognitivo legato a un’introduzione troppo precoce o poco accompagnata dell’IA esiste e va preso in considerazione. Proprio per questo le nostre raccomandazioni distinguono tra scuola elementare, scuola media e scuole del post-obbligo e prevedono una gradualità nell’approccio e nell’utilizzo dell’IA». Nelle scuole elementari, ad esempio, l’uso diretto degli strumenti di IA da parte degli allievi e delle allieve non è consentito. «Riteniamo che l’IA non debba essere presente sempre e comunque. La scuola deve continuare a garantire anche momenti nei quali si apprende senza tecnologia e nei quali determinate competenze fondamentali devono essere costruite ed esercitate autonomamente. Pensiamo alla scrittura, alla lettura, al calcolo, alla capacità di argomentare e ragionare, alla concentrazione, ma anche alle relazioni interpersonali. Prima di delegare un compito a uno strumento è importante aver sviluppato le competenze necessarie per comprenderlo, valutarne il risultato e, quando necessario, metterlo in discussione». Aggiungiamo, a mo’ di sintesi: l’età, quindi, conta. «Con i bambini più piccoli l’approccio deve essere particolarmente prudente: l’IA può essere innanzitutto qualcosa da conoscere e comprendere, piuttosto che uno strumento da utilizzare direttamente. Crescendo, può progressivamente diventare anche uno strumento di apprendimento e di lavoro, sempre con finalità didattiche chiare e con l’accompagnamento dell’insegnante. La questione, dunque, non è scegliere tra utilizzare o non utilizzare l’IA, ma capire quando, come e perché utilizzarla. L’obiettivo deve rimanere quello di rafforzare l’apprendimento e l’autonomia delle allieve e degli allievi, evitando che la tecnologia sostituisca proprio quei processi cognitivi e quelle competenze di base che la scuola ha il compito di costruire».
Aiutarli a capire
Se il Ticino non è in ritardo rispetto agli altri Cantoni - «è anzi in linea e, per alcuni aspetti, persino avanzato», dice Parenti -, la sensazione è che la reazione rispetto ad alcuni strumenti, che i bambini e i ragazzi già utilizzano, sia già tardiva. «In un certo senso la scuola sarà quasi inevitabilmente più lenta del mercato, perché il mercato deve immettere rapidamente nuovi prodotti, mentre la scuola ha la responsabilità di valutarne le conseguenze educative. Non considero questa differenza di velocità un difetto, anzi. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare ciò che avviene fuori dalla scuola. I giovani incontrano già sistemi di IA nei motori di ricerca, nei social network, nelle applicazioni e nei giochi, spesso senza nemmeno rendersene conto. Proprio per questo la scuola ha un compito fondamentale: non semplicemente insegnare loro a usare questi strumenti, ma aiutarli a capire cosa stanno usando, a riconoscerne i limiti e a mantenere la propria autonomia di giudizio». La vera sfida, quindi, non è riuscire a correre alla stessa velocità della tecnologia. «È dare ai giovani strumenti culturali e critici sufficientemente solidi da permettere loro di orientarsi anche quando la tecnologia sarà nuovamente cambiata».
La sovranità digitale
Il tutto con, sullo sfondo, il tema della protezione dei dati dei minori, anche nel nostro cantone. Parenti, in effetti, riconosce la centralità del tema, «sul quale siamo molto prudenti e cauti. Utilizzando servizi di IA disponibili sul mercato, infatti, si possono trasmettere, anche involontariamente, dati personali o sensibili a soggetti esterni. È un rischio concreto, che richiede ancora maggiore attenzione quando sono coinvolti i minori. Per questo stiamo lavorando affinché la scuola possa disporre di ambienti e strumenti controllati, sicuri e adeguati al contesto educativo, riducendo la necessità di ricorrere indiscriminatamente a servizi commerciali esterni. Alcuni strumenti, ad esempio Microsoft Copilot, sono attualmente disattivati per le allieve e gli allievi minorenni. Il principio è chiaro: l’innovazione tecnologica non può avvenire a scapito della protezione dei dati e della sicurezza delle allieve e degli allievi». Quando sono coinvolti dati personali, informazioni riservate, documenti soggetti a obblighi di segretezza o contenuti protetti dal diritto d’autore, «devono quindi essere privilegiate soluzioni sulle quali il Cantone possa esercitare un controllo adeguato. Rientra in questa impostazione, ad esempio, il progetto del CERDD per lo sviluppo di un plugin da integrare nelle piattaforme didattiche Moodle degli istituti scolastici cantonali. Si prevede che lo strumento, che ha finalità didattiche ed è basato sul modello linguistico Apertus, venga messo a disposizione di tutti i docenti e tutti gli allievi delle scuole cantonali nel settembre 2027». Tracce di sovranità digitale che lasciano ben sperare per il futuro.
