Cantone

La siccità manda in crisi l’agricoltura e gli animali rischiano il macello

Alpeggi scaricati in anticipo, scorte invernali intaccate: la siccità colpisce duro anche in Ticino. Il segretario agricolo cantonale Genini: «Se manca il foraggio un po’ ovunque per alcuni purtroppo non ci sono molte altre scelte»
©LAURENT GILLIERON
Andrea Scolari
18.08.2026 21:36

Siccità e canicola stanno mettendo a dura prova il settore agricolo. «Personalmente, non ho mai vissuto una situazione simile», ha affermato Markus Ritter, presidente dell’Unione svizzera dei contadini (USC), in un’intervista a CH Media, aggiungendo che «le perdite subite dal settore agricolo a causa dell’ondata di caldo saranno superiori a quelle del 2003», quando i danni erano stimati in circa 500 milioni di franchi. Al momento, ha aggiunto Ritter, la cosa più importante è «non cedere al panico», anche perché l’Unione svizzera dei contadini collabora con l’Amministrazione federale e il Consiglio federale per trovare delle soluzioni.

Resta il fatto che la prolungata siccità e le elevate temperature stanno ponendo l’agricoltura svizzera di fronte a grandi sfide, come sottolinea l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG). «In molte aziende il foraggio scarseggia e le rese dei raccolti delle colture campicole risultano inferiori. Anche la situazione sugli alpeggi in molti luoghi è critica, poiché gli animali non dispongono di foraggio da pascolo o acqua in quantità sufficiente».

In Ticino, ad esempio, «ad oggi sono stati annunciati tre scarichi parziali di alpeggi, a cui se ne aggiunge uno in cui però non avviene la trasformazione del latte», ci fanno sapere dalla Sezione dell'agricoltura del Canton Ticino, precisando che «gli agricoltori hanno un termine di dieci giorni per notificare lo scarico anticipato all’Ufficio della gestione dei dati agricoli. Quindi è possibile che negli ultimi giorni siano avvenuti ulteriori scarichi non ancora notificati».

«Manca foraggio sugli alpeggi, in alcuni casi anche l’acqua», ci spiega Sem Genini, segretario agricolo cantonale. «Il problema è che quando gli animali arrivano a valle la situazione non è migliore. In passato magari si scaricava l’alpe per altri motivi e a basse quote si trovavano prati e pascoli verdi, in questo momento non è così e quindi bisogna iniziare a dare agli animali il foraggio immagazzinato per l’inverno». Anche per questo «in Svizzera interna molti agricoltori hanno anticipato la vendita degli animali e la loro macellazione». Uno scenario che per il momento in Ticino «da quanto sappiamo è stato evitato», o forse solo rimandato di qualche mese, anche perché «se manca il foraggio per alcune aziende non ci sono molte altre scelte». Per dare un’idea, a giugno e luglio, i macelli svizzeri hanno lavorato quasi 7 mila mucche in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ovvero il 32,9%, secondo le statistiche di Proviande, l’organizzazione interprofessionale del settore. Per quanto riguarda le giovenche, l'aumento è stato del 13,3%, per i tori del 6,0% e per i vitelli del 3,9%. Al contrario, sono stati macellati meno bovini da carne (7,3%). In totale, sono stati macellati quasi 70mila bovini, vitelli esclusi, diecimila in più rispetto al 2025.

In Svizzera manca foraggio, ma la situazione non sembra migliore nei paesi limitrofi. A questo si aggiunge il costo del prodotto, che come spesso accade in momenti di scarsità, schizza alle stelle. «Il 1. agosto sono stati tolti i dazi sulle importazioni di foraggio dall’estero», continua Genini, «ma chi ha la possibilità di vendere il foraggio ha subito aumentato i prezzi vista l’alta domanda e la poca offerta».

Ma per un agricoltore cosa significa scaricare un alpeggio? «Una decisione di questo genere», ci spiega il nostro interlocutore, «oltre a livello emotivo comporta anche dei grossi costi per le aziende con un importante aumento del carico lavorativo e anche dell’utilizzo di macchinari che richiedono carburanti ed energia, ma anche e soprattutto una diminuzione della produzione e penso in particolare a quella di pregiato formaggio come per esempio quello d’alpe».

Per mitigare gli effetti della siccità, ricordiamo, la Confederazione ha attuato una serie di misure mirate in sostegno del settore agricolo. Tra queste, come spiegato dallo stesso UFAG in una nota, «al fine di agevolare l’approvvigionamento indigeno di alimenti per animali, con effetto dal 1. agosto l’Ufficio federale dell’agricoltura ha abolito i dazi sulle importazioni di fieno. Inoltre, dal 15 agosto al 31 ottobre di quest’anno, il granoturco per l’alimentazione degli animali, fresco o insilato, potrà essere importato in Svizzera temporaneamente a dazi ridotti».

Questo a livello federale e in Ticino? «Alcune misure sono già state messe in atto dalla Sezione agricoltura», ricorda il segretario agricolo citando, ad esempio, la possibilità di attingere alle acque pubbliche per irrigare i terreni e le colture o delle rilevanti agevolazioni per ricevere i pagamenti diretti. Ma poiché la situazione sicuramente si protrarrà nel tempo e ciò avrà enormi ripercussioni per le famiglie contadine «abbiamo fatto diverse rivendicazioni puntuali, tra cui in particolare anche delle richieste di aiuti a livello finanziario sotto varie forme, perché tante aziende agricole rischiano di vedere un conto economico caratterizzato da un profondo rosso alla fine dell’anno».