La Sinistra chiede le dimissioni di Valérie Dittli

(Aggiornato) Senza sorprese, i partiti vodesi reagiscono con vigore alle nuove rivelazioni concernenti Valérie Dittli. La sinistra chiede le sue dimissioni dopo la pubblicazione oggi del rapporto Meylan, che dimostra come la consigliera di Stato abbia firmato una convenzione segreta affinché una denuncia penale nei suoi confronti venisse ritirata. Il PLR, da parte sua, prende le distanze da Dittli in vista delle elezioni cantonali del 2027.
Alla luce dell'accumulo di «crisi senza precedenti» che riguardano la ministra del Centro, «le cui ripercussioni sono importanti per il funzionamento delle istituzioni», il Partito socialista (PS) vodese «non vede come» Dittli possa proseguire il suo mandato.
«Quanti rapporti e denunce penali serviranno perché Valérie Dittli si dimetta?», si chiede il PS nel suo comunicato.
Questi comportamenti si aggiungono a quelli già evidenziati da altri rapporti, in particolare sulle lacune manageriali della consigliera di Stato, affermano dal canto loro i Verdi vodesi. Queste manovre dimostrano «un'incapacità persistente della signora Dittli di assumere pienamente il ruolo di consigliera di Stato», aggiungono gli ecologisti, denunciando «un metodo di governo solitario, opaco e profondamente problematico».
Per il gruppo dell'estrema sinistra «Ensemble à gauche - POP», Valérie Dittli «sembra aver anteposto i propri interessi personali a quelli dello Stato», il che la rende «indegna» della sua funzione. Evocando «menzogne e malversazioni», anche l'estrema sinistra vodese chiede le dimissioni della consigliera di Stato.
Alleanza vodese senza Dittli
A destra, il PLR non chiede direttamente le dimissioni, ma annuncia già che «non si vede a condurre una campagna al fianco di Valérie Dittli nel 2027» nell'ambito dell'Alleanza vodese (PLR, UDC, Centro). La fiducia è rotta, secondo il partito.
«La questione del mantenimento di Valérie Dittli nel Consiglio di Stato da qui ad allora rientra ormai nella sua responsabilità personale e in quella del Centro. Spetta a loro trarre le conseguenze politiche della situazione attuale», scrive il PLR vodese in una nota. «Le conclusioni del rapporto Meylan sono gravi e non possono essere relativizzate», afferma, rilevando «elementi compromettenti» e rimproverando alla ministra centrista di aver «mentito».
Anche l'UDC si dissocia «allo stato attuale» dalla giovane consigliera di Stato. «Sebbene non sia ancora intervenuta alcuna condanna giudiziaria, non possiamo, in queste circostanze, immaginare una collaborazione con lei; la fiducia sembra ormai rotta», rileva il partito in un comunicato. «Lasciamo alla giustizia il compito di valutare se sia necessaria una condanna penale. Tuttavia, in questo contesto, spetta a noi riflettere su come proseguire la collaborazione con la signora Dittli», aggiunge l’UDC.
Dal canto suo, il Centro non ha ancora reagito in serata con un comunicato. Ma nella trasmissione «Forum» dell'emittente romanda RTS, il suo presidente Michele Mossi ha affermato che Valérie Dittli «ha sempre agito nell'interesse del Consiglio di Stato e del Canton Vaud». Ha tuttavia riconosciuto «una mancanza di diligenza nella comunicazione» e talvolta alcune «imprecisioni» della «ministra» centrista. Mossi ritiene che la collaborazione all'interno dell'attuale governo sia ancora possibile nonostante la fiducia incrinata. A questo stadio, il suo partito non intende abbandonarla, ma «la incontreremo per discutere del futuro». «Ci sono riflessioni politiche e matematiche da fare», ha detto.
Dittli non intende dimissionare dal Consiglio di Stato
Valérie Dittli, nell'occhio del ciclone per aver pagato 10.000 franchi di denaro pubblico per far ritirare una denuncia penale nei suoi confronti, non intende rassegnare le dimissione dal Consiglio di Stato del Canton Vaud. «Ritengo di aver pienamente informato la presidente dell'Esecutivo, oltre che di aver trasmesso le informazioni che lo riguardavano, in base alle circostanze e al quadro legale, al Consiglio di Stato. Si era inoltre convenuto di distinguere ciò che atteneva al Dipartimento da ciò che coinvolgeva la Cancelleria e il Governo», sostiene Dittli in una nota odierna inviata ai media.
La ministra del Centro aggiunge quindi che «confermo la mia volontà di continuare ad agire sempre nell'interesse dello Stato, per le nostre istituzioni e per la popolazione», escludendo così di fatto l'eventualità di dimissionare. «Deploro il fatto che i disaccordi in seno al Consiglio di Stato siano stati esposti pubblicamente nei dettagli, così come mi rammarico della messa in causa di collaboratori statali, senza che alcuna inchiesta abbia permesso di stabilire con esattezza eventuali mancanze», conclude. In questo modo si riferisce a dichiarazioni di suoi colleghi di governo, secondo i quali la fiducia reciproca sarebbe compromessa e difficile da ristabilire.