La standing ovation dell'industria USA a Xi Jinping

La prima standing ovation ha colto di sorpresa il presidente cinese Xi Jinping, di solito imperturbabile secondo il protocollo della dirigenza comunista. Ha dovuto sollecitare il silenzio dei grandi capitani d'industria statunitensi convenuti all'Hyatt Regency di San Francisco (California), subito dopo essere entrato nella grande sala, per poter iniziare il suo discorso e la sua «missione impossibile»: consegnare il messaggio che la Cina è un grande mercato e un grande amico.
Xi ha affermato che Pechino «non intende entrare in guerra con nessuno, non combatterà né una guerra fredda né una guerra calda», perché «il grande ringiovanimento della nazione non può essere raggiunto senza un ambiente internazionale pacifico e stabile».
Ha parlato del consenso raggiunto poche ore prima con il presidente statunitense Joe Biden: tra i maggiori risultati raggiunti quello sui voli per collegare i due paesi, la riapertura di tutti i canali militari e il sostegno alla lotta al fentanyl, l'oppiaceo in prevalenza sintetizzato in Cina all'origine di un grave fenomeno sociale negli Stati Uniti. Ha assicurato ancora che Pechino «non scommette mai contro gli Usa, non interferisce mai nei suoi affari interni, e non ha intenzione di sfidare gli Stati Uniti o di spodestarli», chiedendo però un pari trattamento da parte di Washington.
Nella sala con oltre 300 persone, dove i biglietti della serata sono stati venduti dai 2000 ai 40'000 dollari (dai circa 1880 franchi ai circa 35'500 franchi), l'attenzione è caduta sul tavolo d'onore dove sedeva l'ospite illustre: c'erano Tim Cook di Apple, Larry Fink di BlackRock e Stephen Schwarzman di Blackstone, assidui frequentatori di eventi come il China development forum di Pechino. C'era anche Elon Musk di Tesla, euforico di poter incontrare Xi.
«La Cina - ha rincarato il leader comunista - è un'economia molto grande e un mercato molto grande, e la modernizzazione per 1,4 miliardi di cinesi è un'enorme opportunità che il paese offre al mondo. C'è bisogno che Cina e Usa lavorino insieme per un futuro migliore» e «la Cina è pronta per essere partner e amica».
Tuttavia, diverse aziende americane hanno ultimamente lasciato il Dragone o hanno ridefinito le catene degli approvvigionamenti, tra le tensioni geopolitiche (Taiwan, lo scontro con Washington e il Mar cinese meridionale) e la stretta sulla sicurezza. I gruppi hi-tech Airbnb e LinkedIn, le società di consulenza Gallup e Forrester Research hanno chiuso le attività. Apple ha già iniziato a diversificare la produzione su India e Vietnam. Indagini o arresti hanno colpito Bain & Co e il gruppo di due diligence Mintz. I microchip di Micron sono stati esclusi dalle infrastrutture critiche cinesi per i rischi sulla sicurezza informatica.
Xi ha però detto ai leader aziendali a stelle e strisce: «La domanda numero uno per noi è: siamo avversari o partner?» Se gli Stati Uniti e la Cina si vedono come rivali, ha avvertito, «ciò porterà solo a politiche disinformate, azioni fuorvianti e risultati indesiderati». Ecco, quindi, l'obiettivo della sua missione a San Francisco: stabilizzare le relazioni con Washington e ritrovare il sostegno della «Corporate America».
Nell'ultimo trimestre, gli investimenti diretti stranieri in Cina hanno avuto un saldo negativo di 11,8 miliardi di dollari, prima volta in assoluto. L'economia stenta a stabilizzarsi per la crisi immobiliare, è tornata la deflazione e il dato sulla disoccupazione giovanile è sparito dalle statistiche ufficiali.
«La visita di Xi a San Francisco ha attirato l'attenzione di tutto il mondo», ha rimarcato il Global Times, il tabloid del Quotidiano del Popolo. L'aumento degli scambi tra Cina e Stati Uniti potrebbe spingere Washington «ad allentare la repressione contro le industrie high-tech cinesi. Gli Stati Uniti dovrebbero correggere i propri errori e collaborare con la Cina per rafforzare la cooperazione nel settore tecnologico in modo da avvantaggiare sia i due paesi sia il mondo».