La storia, tra alti e bassi, dell’aeroporto di Lugano

Da anni ormai l’aeroporto di Lugano si trova un giorno sì e uno no sulle prime pagine dei nostri quotidiani. Oggi, in quello che quasi certamente è uno dei suoi giorni più neri, ne abbiamo ripercorso la storia. Gli alti e i bassi. Dall’entusiasmo dei primi anni allo sconforto degli ultimi. Dall’eroismo dei primi piloti (uomini che salivano impavidi su dei trabiccoli sapendo che probabilmente si sarebbero schiantati, e il tutto «in nome del progresso») al coraggio di chi, anche a Lugano, ha voluto «costruire». Costruire aerei, costruire rotte, costruire piste e anche costruire compagnie aeree. E anche chi ha avuto il merito – come l’Aero Club – di costruire la passione per il volo. Senza quella (e senza il loro sforzo) Lugano Airport non sarebbe mai esistito.
Non partiremo dal 17 dicembre 1903 (quando i fratelli Wright in Carolina del Nord riuscirono a tenere in aria per «ben» 12 secondi il loro aereo), ma neppure da molto più avanti. L’invenzione dell’aeroplano rappresentò infatti uno dei progressi tecnici più importanti dell’umanità e i piloti, nell’immaginario collettivo, divennero quasi subito dei semidei (a questo riguardo rimandiamo a «Quei temerari sulle macchine volanti – Come ho volato da Londra a Parigi in 25 ore e 11 minuti», divertente film con Alberto Sordi). E anche in Ticino si iniziò abbastanza presto a volare. Nel 1909 – come racconta Plinio Grossi nel suo libro «A cielo aperto» – a Lugano si arrivò addirittura a produrre (alle officine Franzi) un aeroplano (il Bianchi-Lodetti), forse il primo in Svizzera.
Il volo mancato da Cadempino e «l’aeroporto» al Campo Marzio
E proprio con la storia del Bianchi-Lodetti che si inizia a parlare di aviazione nella valle del Vedeggio. All’inizio il pilota, Pasquale Bianchi, pensò di effettuare le prove del velivolo al Campo Marzio di Lugano. L’ipotesi venne scartata e l’aeroplano venne portato a Bellinzona, sul prato vicino alla caserma. Ma non riuscì a decollare per via del poco spazio. Si pensò dunque di alzarsi da un prato a Gnosca e poi alla «spianata di Prè», tra Lamone e Cadempino. Poi si optò per Bioggio, ma anche in questo caso Bianchi non riuscì a decollare. Nel Luganese ci si concentrò soprattutto sugli idrovolanti.

A Lugano, per iniziativa di Ad Astra (che poi diventerà Swissair), venne realizzata la prima stazione per idrovolanti del Cantone. Nel 1911 al Campo Marzio si tenne il primo meeting aviatorio cantonale e l’area (incredibile ma vero) divenne un campo d’aviazione. Nel 1913 si registrò un terribile incidente. Pierino Primavesi, tra i pionieri del volo in Ticino, si schiantò nel Ceresio dopo aver perso il controllo del suo Blériot. Lo scoppio della prima guerra mondiale portò a un’accelerazione dello sviluppo tecnologico degli aerei, anche se alle nostre latitudine l’aviazione restava soprattutto uno sport. Dal laghetto di Muzzano per esempio, azionati da un verricello installato su un’automobile, decollavano gli alianti. E proprio in quel periodo venne fondato il gruppo volo a vela. La sezione luganese dell’Aero Club Svizzero venne creata invece nel 1935. Fin dalla prima assemblea – come spiega Grossi nel suo libro – sottolineavano come Lugano, «centro turistico nazionale e internazionale» necessitasse di un campo d’aviazione. E venne fin da subito indicata la piana di Bioggio-Agno come luogo più opportuno per una pista da 1.000 metri.
Ma l’«hub» internazionale era a Locarno
Non è però l’aeroporto di Lugano ad avere in Ticino il primato dei voli di linea. Nel 1939 venne infatti inaugurato l’aeroporto di Magadino (previsto inizialmente a Giubiasco) che nel ‘40 (visto lo scoppio della seconda guerra mondiale) diventò uno scalo importante per Swissair. Da Magadino si volava su Roma e su Barcellona. L’entrata in guerra dell’Italia (il 10 giugno) cambiò però le cose e i voli vennero sospesi.
L’aeroporto chiuse nel 1963
Nel maggio del 1936 Arrigo Bianchi, allora capodicastero costruzioni di Lugano, presentò un progetto dell’aeroporto e di un hangar. La costruzione iniziò nel 1937 e nel 1939 l’Ufficio aereo federale stanziò 20.000 franchi. Lo scoppio della guerra rallentò i lavori (la Confederazione si concentrò sulle realizzazioni militari), anche se nel 1941 un gruppo di soldati internati polacchi venne chiamato a bonificare il terreno. Nel 1947 l’Aero Club venne autorizzato ad acquistare 2.000 metri quadrati di terreno per la costruzione di un’aviorimessa e nel 1956 venne costituita la Società Aeroporto di Lugano, che assunse la gestione del campo.
Nel 1959 aprì l’hotel La Perla, proprietà dell’industriale tedesco Alfons Müller-Wipperfürth, di fatto all’epoca vero deus ex machina dell’aeroporto. Anche su sua iniziativa venne asfaltata la pista, ma poi iniziarono i contrasti con gli altri utilizzatori dell’aeroporto e l’industriale, nel 1963, decise – udite udite – di chiuderlo e utilizzarlo solo per uso personale. La Confederazione gli tolse la concessione, bloccando ogni operazione da Agno. Müller aprì un’aeroporto all’Isola d’Elba (Marina di Campo). Il Municipio di Lugano e il Cantone si misero all’opera per cercare una soluzione giuridica che permettesse di espropriare: venne costituita l’Avilù SA e, per 3,5 milioni, la Città si comprò lo scalo.

Le prime compagnie aeree
Tra le prime compagnie aeree giunte a Lugano-Agno c’è stata la ginevrina SATA (la Société Anonyme de Transport Aérien, assorbita da Swissair nel 1978 dopo aver perso la licenza a seguito di un incidente che, in Portogallo, causò la morte di 36 persone) e la zurighese Air Material (offriva collegamenti per Zurigo e Ginevra su piccoli velivoli). Poco più di 6.300 – scriveva Grossi – i passeggeri tra il 1978 e il 1980. Poi arrivò Sunshine Aviation. La società ticinese, fondata da Dario Kessel, mise per esempio in collegamento Lugano con Roma (con dei Fokker, giudicati inizialmente dalla Città «troppo rumorosi», ma Sunshine vinse il ricorso). Negli anni Novanta Sunshine si unì ad Air Engiadina, poi diventata Swisswings (chiusa nel 2002). Ma gli anni d’oro di Lugano Airport coincisero con l’arrivo di Crossair. La compagnia di Moritz Suter stava crescendo in modo esponenziale, diventando una delle più importanti compagnie regionali al mondo. Nel 1979 iniziò a collegare Zurigo a Norimberga, Innsbruck e Klagenfurt, poi Lussemburgo, Berna, Parigi, Hannover e Ginevra. L’anno dopo ecco l’arrivo a Lugano con due voli (per Zurigo e Ginevra) su un Cessna 451. Nel 1989 venne costruita la torre e il network di Crossair da Lugano diventò impressionante: Venezia, Berna, Zurigo, Ginevra, Parigi, Basilea, Firenze, Nizza, Roma, Napoli, Bologna.
Quel maledetto 2001
Ma ecco il 2 ottobre 2001. Il mondo era ancora scosso dall’attentato alle torri gemelle e in Svizzera successe l’impensabile: la «banca volante», Swissair, vero orgoglio nazionale, restò a terra per mancanza di liquidità. Quel giorno Crossair acquistò la compagnia e la Confederazione stanziò 450 milioni per «salvaguardare la raggiungibilità del luogo economico Svizzera» e gettare le basi per la nascita di Swiss. Già l’anno prima comunque Crossair aveva annunciato di voler diminuire la sua presenza a Lugano. Il resto è storia recente. Nel 2003 venne fondata a Bioggio Darwin Airline (costituita anche riunendo piloti e personale di Crossair) e, a Ginevra, Fly Baboo. Le due compagnie ripresero parte del network Crossair. Nel 2005 Swiss venne comprata da Lufthansa e nel 2011 Baboo, in difficoltà, ripresa da Darwin. Nel 2012 i vertici dell’aeroporto, alla ricerca di nuove compagnie e sperando di salvare il volo Lugano-Berna, tentarono senza successo un accordo con SkyWork. L’anno dopo Darwin venne acquistata da Etihad (iniziando a far concorrenza a Swiss sui voli per Zurigo e Ginevra) e a Lugano arrivò la greca Minoan, con voli per Vienna e Roma (ma che lascerà l’aeroporto poco dopo tra mille polemiche).
Le ultime tempeste
Poi è iniziata una fase di declino anche più rapida. Nel 2017 Etihad vende Darwin a un fondo d’investimento (4K, proprietario della compagnia slovena Adria Airways) e inizia a utilizzare il nome commerciale Adria Airways Switzerland. La società aveva affermato di credere molto in Lugano, ma fallendo nel giro di qualche mese. L’aeroporto tentò dunque di affidarsi alla compagnia bernese SkyWork, che una volta firmato il contratto finì in bancarotta. Poi la fine dei voli di linea. Swiss - unica compagnia superstite - cessa di volare sul collegamento Lugano-Zurigo. Un’uscita di scena annunciata da tempo che viene accelerata dal fallimento, in Slovenia, di Adria (che a Lugano operava per suo conto)
