Mondiali 2026

La Svizzera e le sue onde

La Nazionale disputerà l’ennesima fase a eliminazione diretta di un grande torneo - Il percorso dei rossocrociati non è però stato lineare - Il borsino dei giocatori elvetici al termine della fase a gironi
Il gruppo rossocrociato è ancora alla ricerca di qualche certezza. © Reuters/Albert Gea
Massimo Solari
25.06.2026 23:29

Sul Bombardier di Air Canada che ci ha strappati per qualche giorno da Vancouver, per riconsegnarci a San Diego, era presente anche una famiglia di tifosi canadesi. La clamorosa vittoria del Sudafrica ai danni della Corea del Sud ha raggiunto anche loro, a un amen dal decollo. E non sorprende, dunque, che in volo papà e figlio abbiano speso diversi minuti per controllare il tabellone ufficiale del Mondiale 2026 e il cammino che attenderebbe la selezione della Foglia d’Acero in caso di vittoria ai sedicesimi di finale, proprio con i Bafana Bafana. Insomma, e se l’affare - cadendo 2-1 al BC Place - l’avesse fatto il nostro avversario?

Crederlo per davvero, sul fronte rossocrociato, sarebbe piuttosto avvilente. In caso di secondo posto nel gruppo B - un girone dal livello medio-basso -, la Svizzera sarebbe stata semplicemente ammantata da una coltre di scetticismo e negatività. «E invece le aspettative sono state rispettate» tiene a osservare Murat Yakin. «Per questo motivo ritengo giusto assaporare un po’ il momento, nel pieno rispetto dell’avversario - qualunque esso sia - che ora si presenterà sul nostro cammino».

Tre lezioni

Il ct ha ragione, nella misura in cui l’obiettivo minimo della spedizione americana è stato raggiunto. Tradotto: la sostanza conta, eccome, a maggior ragione considerato che solo Francia, Argentina e Brasile sono state in grado di superare la fase a gironi per quattro Mondiali consecutivi. La forma assunta dalla prima parte del percorso elvetico, tuttavia, non è di così semplice interpretazione. Perché la Nazionale è stata multiforme, senza mai convincere appieno. «Ma le modifiche apportate alla formazione titolare di partita in partita - spiega Yakin - non erano tanto finalizzate a cogliere impreparato l’avversario, quanto a favorire la struttura e lo stile del nostro gioco. Di certo, abbiamo imparato qualcosa da ogni incontro disputato». L’auspicio è effettivamente questo. E cioè che in vista dei sedicesimi di finale - a cavallo tra il 2 e il 3 luglio - lo staff tecnico riesca a trovare la quadratura che sin qui è parsa sfuggire.

La fase a gironi, in tal senso, presenta dei vincitori e dei vinti. Come pure alcuni giocatori intrappolati in una sorta di limbo. Prestazioni e risposte che non per forza faciliteranno il lavoro di Yakin e dei suoi collaboratori da qui al prossimo match a Vancouver.

Chi sale

Impossibile non iniziare da Johan Manzambi. Il centrocampista del Friburgo ha scosso la Svizzera e un Mondiale preso in ostaggio da tanti campioni affermati. Con tre gol e un assist in appena 130 minuti, il fenomeno ginevrino si è preso la scena. E, soprattutto, ha spazzato via ogni dubbio circa la sua utilità dal 1’. «Johan cavalca l’onda da un anno ormai» riconosce Yakin. «Contro il Canada non è stato importante solo con la palla, ma pure - con le sue corse - sul piano difensivo. Molto dipenderà dal nome della squadra che affronteremo e dalla sua strategia tattica. Con le sue prestazioni, ad ogni modo, Manzambi ha dimostrato di poter meritare una maglia da titolare anche nei sedicesimi».

Il discorso, a ben vedere, vale pure per Ruben Vargas. Mai perfetto, spesso e volentieri decisivo con gol pesantissimi. E in ogni caso in crescendo dopo aver deluso come buona parte dei compagni contro il Qatar.

E a proposito di tendenza positiva. Le sicurezze non mancano pure in retrovia. La coppia formata da Elvedi e Akanji si sta esprimendo su un livello alto, in particolare da quando il difensore dell’Inter - in occasione della sfida contro la Bosnia - ha deciso di cambiare marcia.

E che cosa dire di Ricardo Rodriguez? La costanza di rendimento fatta persona, con anzi una progressione tra la prima e la terza partita del girone.

Restando ai terzini, a destra ha (sorprendentemente) battuto un colpo Luca Jaquez. L’azzardo di Yakin al cospetto del Canada si candida al bis nei sedicesimi di finale.

Senza compiere miracoli, si è infine rivelato affidabile tra i pali pure Gregor Kobel.

Chi scende

Se l’ascensore di Manzambi e Vargas sale, quello di Dan Ndoye scende. E no, non se l’aspettava quasi nessuno. Negli ultimi due anni e mezzo, l’esterno vodese è stato aria fresca e valore aggiunto. Persino trascinatore. L’incapacità di trovare il gol nelle tante occasioni a disposizione tra Qatar e Bosnia, ora, lo pone in una posizione fragile. Anche perché, dicevamo, la concorrenza non è rimasta a guardare. E dal momento che Yakin raramente rinuncia a un jolly dalla panchina, beh, di colpo il principale indiziato a ricoprire il ruolo in questione è proprio Ndoye. L’auspicio, va da sé, è che la sfiducia e la panchina di Vancouver si trasformino in pungolo e reazione rabbiosa.

Djibril Sow e Fabian Rieder, rispettivamente contro Bosnia e Canada, hanno svolto il compitino. O, se preferite, da titolari non hanno lasciato il segno. Troppo poco, insomma, per ambire a indossare i panni dei protagonisti nella fase a eliminazione diretta.

Senza scomodare tutti i rincalzi di Yakin, è infine ovvio come Ardon Jashari e Noah Okafor non abbiano motivo di sorridere. Se il centrocampista del Milan è condannato all’ombra, anche comprensibilmente, alla luce dello status di Xhaka e Freuler, l’attaccante del Leeds paga la gerarchia dell’allenatore per quanto concerne le pedine offensive. E se Ndoye rischia il posto, è difficile immaginare che possa conquistarlo Okafor. Non solo. Il fatto che Yakin non concepisca il giocatore come una prima punta, e quindi la principale alternativa a Embolo, sembra bloccare qualsivoglia pertugio.

In sala d’attesa

Poc’anzi citati, Granit Xhaka e Remo Freuler non sono ancora in modalità «ultimo Mondiale, quello della consacrazione definitiva». I due leader del centrocampo, detto altrimenti, non hanno sin qui fornito delle prestazioni speciali, convincendo semmai in spezzoni di gara. Parlare di delusioni, tuttavia, sarebbe oltremodo sbagliato. Siamo al contrario convinti che con l’avvento dei match da dentro o fuori il cuore del campo rossocrociato tornerà a pulsare.

Restando in mediana, Michel Aebischer ha iniziato bene, meglio di tutti, per poi assestarsi su un livello sufficiente con la Bosnia. Al giocatore del Pisa, con la sua visione e le sue qualità tecniche, potrebbe in ogni caso bastare una giocata per tornare sotto i riflettori.

Garantendo prestazioni tra il discreto e il sufficiente, Silvan Widmer e Denis Zakaria - e in particolare il primo - potrebbero ritrovarsi a osservare Jaquez titolare nei sedicesimi. Ma la ragione è da ricercare più nella testa del ct.

No, non ci siamo scordati di Breel Embolo. Un gol, un paio di chance enormi gettate al vento e il solito lavoro sporco a favore dei compagni. Giunto negli Stati Uniti in ritardo, il centravanti della Nazionale non pare essersi ancora sincronizzato pienamente con il Mondiale. L’intesa con Manzambi, però, non dispiace. E trovare un’altra rete, a nostro avviso, lo sbloccherebbe definitivamente. Non ci resta che scoprire contro quale avversario.

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