Economia

La Svizzera non è immune dall'aumento dei rendimenti globali

Decisivo è sempre più quanto capitale viene richiesto a livello globale, quanto ne è disponibile e quali rischi gli investitori vedono per i prossimi cinque, dieci o trent'anni
© CdT/Gabriele Putzu
Ats
07.10.2026 13:19

Malgrado la Banca nazionale svizzera (BNS) mantenga il tasso guida allo 0%, anche nella Confederazione, come in altri paesi, chi presta denaro allo Stato riceve attualmente un interesse nettamente più alto che in passato. Il rendimento dei titoli elvetici a dieci anni, i cosiddetti «Eidgenossen», è salito dallo 0,18% - minimo annuale toccato all'inizio della guerra in Iran - fino allo 0,69% di fine settembre, il massimo del 2026; attualmente si attesta allo 0,58%. La ragione principale va ricercata soprattutto nell'andamento dei mercati obbligazionari internazionali. La BNS può determinare il prezzo del denaro a breve termine, ma non controlla direttamente il rendimento di un'obbligazione decennale. Sui titoli a lunga scadenza contano infatti le aspettative sulla politica monetaria futura, l'inflazione, la crescita economica, l'evoluzione delle finanze pubbliche e la domanda di obbligazioni.

Che cosa incide

Un ruolo importante è giocato dal cosiddetto premio a termine, cioè il rendimento supplementare che gli investitori chiedono per impegnare il proprio denaro per molti anni, assumendosi incertezze su inflazione, tassi e sviluppo economico. In Svizzera, però, questo premio praticamente non viene pagato. La Confederazione è un caso particolare: a differenza di Stati Uniti, Francia o Giappone, ha finanze pubbliche relativamente solide. Il rialzo dei rendimenti non si spiega quindi con un crescente timore sulla sostenibilità del debito elvetico. «Il mercato obbligazionario elvetico non è completamente immune ai movimenti internazionali dei tassi, ma reagisce in modo molto più attenuato rispetto ai grandi mercati esteri», spiega all'agenzia Awp Markus Thöny, esperto presso Lombard Odier Investment Managers. A settembre i tassi svizzeri sono sì aumentati, ma in misura contenuta rispetto a USA ed Europa. Oltre alle finanze solide, pesa anche la forte impronta istituzionale del mercato. A ciò si aggiungono l'inflazione e i prezzi dell'energia.

Alcune cifre

In settembre il rincaro nella Confederazione è risalito all'1% per la prima volta da due anni, ma soprattutto per effetto dei maggiori costi energetici. Resta comunque all'interno della fascia obiettivo dello 0-2% della BNS. Il mercato svizzero è inoltre segnato dal ruolo particolare del franco: nei momenti di incertezza la domanda di valuta può aumentare, influenzando la politica monetaria. Un franco forte frena la crescita dei prezzi, ma pesa sull'economia di esportazione. La Svizzera non è quindi al riparo dei movimenti sul mercato obbligazionario globale, ma le cause e gli effetti degli spostamenti sono diversi a seconda dei paesi. Negli USA pesano soprattutto gli alti deficit di bilancio, la grande offerta di titoli di stato e l'incertezza su inflazione e crescita. Le imprese, dal canto loro, necessitano di somme enormi per investimenti in intelligenza artificiale, data center, energia e infrastrutture. Stati e aziende competono così sempre più per il capitale a lungo termine. In Europa il quadro è eterogeneo: la Germania ha un maggiore fabbisogno per infrastrutture e difesa, mentre la Francia deve affrontare anche incertezze politiche e fiscali. In Giappone, dopo decenni di politica monetaria ultra-espansiva, la banca centrale ha avviato una normalizzazione.

La questione nella Confederazione

La Svizzera, invece, ha un problema di partenza diverso: non deve dimostrare di poter finanziare il proprio debito, ma deve mostrare quanto le condizioni internazionali dei mercati dei capitali si trasmettano a un mercato tradizionalmente povero in termini di rendimenti. Tirando le somme: per gli investitori, la domanda non è più soltanto se la BNS, la Banca centrale europea o la Federal Reserve alzeranno o abbasseranno i tassi. Decisivo è sempre più quanto capitale viene richiesto a livello globale, quanto ne è disponibile e quali rischi gli investitori vedono per i prossimi cinque, dieci o trent'anni.