«La transizione energetica non è solo questione di responsabilità, è anche un’opportunità economica»

«La transizione energetica non è solo questione di responsabilità, è un’opportunità economica per la Svizzera e per il Ticino». Leandro De Angelis, specialista in politica energetica per il WWF, commenta così lo studio dell’Organizzazione ambientalista pubblicato a giugno, secondo cui «negli ultimi 15 anni la transizione energetica ha permesso alla Svizzera di evitare importazioni di energie fossili per 31 miliardi di franchi, dei quali 14,7 solo tra il 2022 e il 2024». Un risultato «che dimostra come la transizione energetica non sia solo essenziale per contrastare il cambiamento climatico e ridurre la dipendenza dall’estero, ma aumenti anche la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e rappresenti un’enorme opportunità economica».
«Uno sforzo che sta pagando»
Questo risultato è frutto di un lavoro iniziato diverso tempo fa. «Circa il 58% del mix energetico svizzero è rappresentato da energie fossili importate, in particolare da carburanti e combustibili impiegati per spostarsi e scaldare». Una situazione che «non solo contribuisce al riscaldamento globale, ma rende la Svizzera dipendente dall’estero ed è estremamente costosa». Parlando di numeri, infatti, «le importazioni di energie fossili costano circa 8 miliardi di franchi all’anno, mentre i costi finali per i consumatori ammontano più o meno al doppio».
Quanto calcolato dal WWF «mostra che questi numeri sarebbero però ancora più alti se diversi anni fa non fosse stata avviata la transizione energetica», che, come scritto, «negli ultimi anni ha permesso di evitare importazioni di energie fossili per 31 miliardi di franchi, di cui - nel dettaglio - 18,5 sono riconducibili all’olio da riscaldamento, 8,5 ai carburanti (per il traffico stradale) e 4,1 al gas naturale».
Per il WWF «si può supporre che, senza gli sforzi fatti per l’aumento dell’efficienza e per il passaggio alle rinnovabili, il consumo finale di gas, olio combustibile, benzina e diesel sarebbe cresciuto all’incirca allo stesso ritmo della popolazione. Se si compara questo scenario di riferimento con l’evoluzione reale del consumo finale, appare evidente che la transizione energetica ha permesso di ridurre in maniera importante il consumo in particolare di olio combustibile e carburanti».
Un’opportunità anche economica
«Il sistema energetico basato sulle energie fossili», ci spiega De Angelis, «porta ad acquistare dall’estero senza creare un valore aggiunto all’economia rossocrociata. Al contrario, un sistema in cui l’energia viene prodotta internamente porta un enorme vantaggio economico, perché la maggior parte degli investimenti resta in Svizzera». A questo «si aggiunge un altro aspetto: le energie rinnovabili sono generalmente meno costose di quelle fossili». L’esempio portato dall’esperto è quello dell’automobile. «Un veicolo elettrico costa un po’ di più, è vero, ma per fare 100 km pago quattro franchi in ricarica, mentre per coprire la stessa distanza con un veicolo a motore termico ne spendo circa dodici, tre volte di più».
Un tema d’attualità
I costi di gas e carburanti sono schizzati alle stelle con i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. «Soprattutto in un periodo di instabilità geopolitica, passare a energie prodotte internamente ha un vantaggio enorme non solo a livello economico, ma anche per quanto riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento».
La situazione in Ticino
Mettiamo ora il focus sul Ticino e su cosa si sta facendo a sud del San Gottardo per la transizione energetica. «Il Cantone sul piano delle sovvenzioni è tra i più generosi in Svizzera, mentre ha fatto meno bene a livello strategico, con alcuni dossier ancora fermi in Gran Consiglio». Per quanto riguarda le realtà cittadine, invece, di settimana scorsa la notizia che il municipio di Lugano ha adottato il Piano energetico comunale (PECo), ovvero un documento strategico che definisce gli indirizzi della politica energetica della Città, in linea con gli obiettivi federali e cantonali. «È una notizia molto positiva, anche se forse questo Piano è arrivato un po’ tardi visto che se ne parla da dieci anni».
Cosa si può fare?
«A cambiare - risponde De Angelis - devono essere le regole, la politica che deve agire con maggior tempismo e i Comuni che, sulla scia di quanto fatto ora anche da Lugano, devono creare e implementare seriamente dei Piani energetici».
La transizione energetica? «Qualcosa che facciamo per noi»
«La transizione energetica non deve essere vista come una rinuncia», continua De Angelis. Per lo specialista in politica energetica di WWF Svizzera «la transizione energetica beneficia la Terra, ma soprattutto noi stessi, che da clima e natura sani dipendiamo completamente. È qualcosa che facciamo per responsabilità intergenerazionale e che fortunatamente beneficia il nostro sistema economico, perché ci permette di creare posti di lavoro, risparmiare denaro, creare indotto». Insomma, «è anche una questione di opportunità: la transizione energetica ci permette di passare da energie importate che danneggiano salute e natura, ad altre che migliorano l’economia locale e non hanno risvolti negativi su natura e salute».
